Il ragazzo si chiamava Luciano. Studente della
scuola media del paesello, dove quasi quarant’anni fa cominciai la mia
‘carriera’, apparteneva alla tipologia
‘vado-a-scuola-perché-devo-tanto-poi-farò-il-contadino’ (o l’operaio o
il meccanico o il commesso..). Di quelli che ripetevano ‘a che po’ studiar
la storia (o la geografia o le scienze und so weiter…), tanto mi ‘on a
zapar’, che spesso possedevano il cosiddetto ‘quaderno universale’ o
‘quaderno pluriuso’, sul quale svolgevano i compiti di antologia nella parte
anteriore, quelli di tedesco nella parte posteriore e, nelle pagine centrali,
gli schemi di storia o di geografia. E non perché le famiglie si trovassero in
condizioni di estrema indigenza da non poter acquistare una minima dotazione
scolastica, ma per un totale disinteresse a tutto quello che si faceva tra i
banchi.
Per fortuna non erano numerosi, ma un rappresentante per classe si poteva facilmente incontrare e Luciano ne era un prototipo. Era stata la sua risposta alla domanda ‘quanto tempo dedichi quotidianamente allo studio?’ (‘cinque, no no, cinque no… dieci, sì dieci, forse quindici minuti al giorno’) che aveva spinto gli stupefatti docenti a mettere in piedi, in quattro e quattr’otto un’indagine sui tempi dello studio domestico, con tanto di questionario anonimo…
Per fortuna non erano numerosi, ma un rappresentante per classe si poteva facilmente incontrare e Luciano ne era un prototipo. Era stata la sua risposta alla domanda ‘quanto tempo dedichi quotidianamente allo studio?’ (‘cinque, no no, cinque no… dieci, sì dieci, forse quindici minuti al giorno’) che aveva spinto gli stupefatti docenti a mettere in piedi, in quattro e quattr’otto un’indagine sui tempi dello studio domestico, con tanto di questionario anonimo…
E altrettanto ‘originale’ era la di lui mamma.
Signora di età indefinita, sicuramente più giovane di quanto abbigliamento e
pettinatura facessero ipotizzare, con una strana postura del capo, leggermente
reclinato verso la spalla, fare generalmente ossequioso, non si era mai fatta
notare fino ad una certa udienza con l’insegnante di lettere, la mia collega
Elisa M. (che poi riferì l’accaduto).
-Signorina, ela la deve esser pù molesina, con el me Luciano…-
-…..-
-Sì, signorina, la deve esser pù molesina…-
-…..-
-Pù molesina, signorina, pù molesina..-
-SIGNORA, è proprio perché sono stata MOLESINA che il suo Luciano è stato promosso in seconda! Se non fossi stata MOLESINA, sarebbe stato bocciato!!-
-Signorina, ela la deve esser pù molesina, con el me Luciano…-
-…..-
-Sì, signorina, la deve esser pù molesina…-
-…..-
-Pù molesina, signorina, pù molesina..-
-SIGNORA, è proprio perché sono stata MOLESINA che il suo Luciano è stato promosso in seconda! Se non fossi stata MOLESINA, sarebbe stato bocciato!!-
Probabilmente la buona signora non replicò oltre
e se ne tornò a casa, non sappiamo quanto convinta, e ignorando di aver, da quel
giorno, cambiato identità.
Perché da allora ella diventò… la Molesina.
-Era la Molesina, quella signora a udienza?-
-Ho incontrato la Molesina dal panettiere…-
-Dovremmo convocare la Molesina…-
Perché da allora ella diventò… la Molesina.
-Era la Molesina, quella signora a udienza?-
-Ho incontrato la Molesina dal panettiere…-
-Dovremmo convocare la Molesina…-
Molesina: termine dialettale, (aggettivo
femminile, molesin la forma maschile), che significa molle, morbida,
tenera…
Nella fattispecie, l’insegnante ‘molesina’ avrebbe dovuto essere… più indulgente. Molesina, insomma
Nella fattispecie, l’insegnante ‘molesina’ avrebbe dovuto essere… più indulgente. Molesina, insomma

2 commenti:
Splendido questo racconto di Luciano e della Molesina! Chissà cosa farà adesso l'ex studente e se avrà avuto la stessa attitudine verso la squola anche nei confronti dei suoi figli?
Ti ho già detto Buon Anno??!
Comunque Buon Anno! ;)
Sarei curiosa anch'io di sapere che cosa sia diventato, oggi, Luciano... E, se genitore, sia 'molesin' o esigente...
Buon anno anche a te, carissima!
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