mercoledì 21 agosto 2013

Fragile

Fragile, sei troppo fragile…
Queste parole che risuonano nel folto bosco proprio sopra l’abitato di Fontanazzo, frazione di Mazzin di Fassa, provincia di Trento, nel tardo e caldo pomeriggio di domenica scorsa, mentre sto scendendo, con attenzione e prudenza, un ripido e sassoso sentiero che mi pare interminabile, sudando tutto il sudabile, mi ‘regalano’ un istante deja-vu, che mi rimanda all’indietro di almeno un quarto di secolo.
Fragili, troppo fragili, un’espressione cara al collega Condottiero, che egli riferiva alle nostre tredicenni alunne e che tanto mi irritavano ogni volta le sentivo. Fragili, troppo fragili… Certo, ribattevo, se avessero la tua maturità di quarantenne, sarebbero dei fenomeni e noi potremmo cambiare mestiere…
Ma quest’oggi non è la voce del buon Condottiero a pronunciare le medesime parole, bensì quella dell’amato consorte che cammina qualche passo davanti a me, allo scopo di mostrarmi dove ‘mettere i piedi’ e la destinataria non è altri che la sottoscritta che procede sempre più stanca e irritabile verso una meta che pare allontanarsi ogni metro di più.
Sì, sono io la persona ‘fragile’, perché mi sto lamentando di quest’ultima parte del lungo itinerario che abbiamo percorso quest’oggi. Sei ore e più di ‘marcia’, su e giù, giù e su lungo sentieri ora più agevoli, ora più impegnativi, aeree ‘crestine’, tratti attrezzati con cordino e qualche ‘piolo’ metallico, vasti prati e pascoli. Un percorso che non è certo stato la cosiddetta ‘via dell’orto’, ma che ha richiesto piede fermo e assenza di vertigini e che io ho portato (quasi) a compimento, senza la minima lamentazione e/o rimostranza. Solo qui, alla fine della giornata, mi sto concedendo di esprimere il mio ‘stufezzo’ e la mia fatica di fronte a tale discesa in questa specie di selva oscura che precipita a valle.
-E lo stai dicendo a tutti- rincara la dose il consorte. Tutti, vale a dire quei compagni di escursione che via via mi hanno raggiunta e superata. E che devo dire? Che quest’ultima parte è di una bellezza stupefacente? Che mi sto divertendo ‘da matti’ e che, quasi quasi, una volta a fondovalle, potrei tornarmene in alto per ripetere l’esperienza?
Poi, grazie al cielo, sono alla meta, nei curatissimo parco lungo le rive del torrente Avisio, dove ci stanno attendendo il pullman e il pacioso autista Elvis, che mi saluta con un ‘la vedo un po’ stanca, siora’…
Un po’ stanca e un po’ (tanto) irritata con il compagno della mia vita che non ha ancora finito di sottolineare impietosamente la mia (supposta) fragilità, correndo il rischio di beccarsi un colpo di ‘racchetta’ in testa (e buon per lui che sono di animo generoso… ;-))
E, per concludere, faccio mie le parole di Alberta che mi ha preceduto di qualche minuto: ‘abbiamo visto così bei panorami a 360° nella parte ‘alta’, che ci hanno ripagato della fatica finale…’. Sì, perché è stata un’escursione bella assai e appagante, per le prime cinque ore e mezzo del percorso, per cui conviene ‘archiviare’ l’ultimo tratto alla voce ‘rovescio della medaglia… montagnosa’ e dimenticare al più presto fatiche e disagi. E il consorte? Vabbè, che devo fare, lo ‘perdonerò’… Ma per intanto, gli concedo un goccio della fresca acqua, testé acquistata nell’unico locale aperto nei paraggi, solo perché ‘è il padre dei miei figli’!!
 
Per rimanere in tema ‘montagna’, la prossima settimana, da sabato 24 a sabato 31, saremo in val Pusteria, a Moso, nell’ormai familiare hotel Alpenblick, per una vacanza soprattutto di relax (così ha giurato il consorte), certo, con uscite e camminate quotidiane, anche per bilanciare l’apporto calorico di quell’ottima e speciale cucina!! Staremo a vedere. L’importante è che il tempo ‘tenga’… Ha fatto bello fino ad ora, non sia mai che cambi del tutto proprio in quei giorni!!

sabato 17 agosto 2013

Cose che capitano...

Ieri mattina, verso le 10.30. ’Presa’ dall’amletico dilemma di come e dove trascorrere la giornata del mio compleanno, scartata l’ipotesi di una trasferta a Bolzano per un romantico e sudtirolese desinare in qualche locale del centro storico (andiamo in treno, così non c’è il problema del parcheggio, ma non facciamo a tempo per quello delle 10 e dove sono i miei documenti? il mio bancomat? e i soldi che avevo messo ieri sera sul tavolo, quando son tornato dalla montagna? li hai spostati tu?  IOOO? Io non ho visto nulla, i soldi e il bancomat saranno dove li hai messi TU, che sei sempre ordinato, a tuo dire… Ah, eccoli, erano nelle tasche degli altri pantaloni… Già, te pareva..), decisa infine un’uscita in terra trentina, l’altopiano di Pinè, tanto per essere (quasi) monotoni, mi resta il tempo di un salto in centro.
Due sono, infatti, le mete che mi attendono: la libreria Artigianelli, dove cambiare la guida Lonely Planet della Namibia, regalo della mia cara sister, perché già in possesso di una identica, quindi, la Biblioteca Comunale dove restituire i tre libri che avevo in prestito.
Ed è qui che ci troviamo appunto attorno alle 10.30. C’è poca gente nella grande sala Manzoni ed io consegno i volumi all’addetto, poi, mentre il consorte si avvicina al banco delle novità, sfogliando questo o quel libro, mi dirigo a passi decisi verso gli scaffali della narrativa, alla lettera L.
Intendo infatti cercare un altro romanzo della scrittrice inglese Penelope Lively, di cui quest’estate ho letto diversi romanzi che ho trovato avvincenti, ben scritti, mai banali.
Eccomi alla ‘meta’. ahimè il ripiano più basso della scaffalatura, che mi costringe ad una scomoda postura per trovare un eventuale volume e sì, lo so che dovrei inforcare gli occhiali da vista, ma non ho voglia di frugare nella borsa alla ricerca dell’apposito astuccio che sembra dispettosamente nascondersi tra tutti gli orpelli che mi porto dietro, così, strizzando gli occhi, mi sforzo di leggere il dorso dei libri.
Ecco, LIVE5, Un posto perfetto, no, già letto, e questo? LIVE7, Incontro in Egitto… No, questo è ‘nuovo’. Lo guardo, una copertina sui toni del seppia, lo apro e ‘cerco’ di leggere il risvolto della stessa, ma è un’impresa pressoché vana, per cui lascio perdere e ritorno dal bibliotecario, con libro e tessera.
-Te hai trovà qualcoss?- domanda il marito.
Sì, certo, un nuovo romanzo…
Sarà solo nel tardo pomeriggio che, rientrata a casa dal pranzo pinetano e accomodatami in poltrona con il volume tra le mani, occhiali rigorosamente sulla punta del naso, scopro con un senso di sconcerto misto a scoramento, che Incontro in Egitto altro non è che il libro che ho appena restituito stamattina…Solo un’altra edizione, di un’altra casa editrice, con copertina a vivaci colori…
-Anca te sei atenta a quel che te lezi…- sarà l’ ironico commento dell’amato bene.
Già, me lo chiedo anch’io. L’avessi letto mesi fa, ma saranno stati venti giorni e aver già dimenticato il titolo… Sarà l’età?

giovedì 15 agosto 2013

Ferragosto 2013

15 agosto, ore 6 a.m., la sveglia suona inesorabile. No, non è per me, ma per il consorte, che quest’oggi ha in programma, con gli amici Patrizia e Ugo, un’escursione in val di Rabbi, alla ‘scoperta’ dell’itinerario che lo vedrà capogita il prossimo 1 settembre. Io, invece, che domenica scorsa, mettendo incautamente il piede sinistro su erbosa zolla ‘instabile’, mi sono procurata una piccola storta, , me ne starò in città, preferendo non mettere a repentaglio la ritrovata ‘snellezza’ della caviglia in questione, dopo due giorni di costanti impacchi di ghiaccio.
Così mi ritrovo libera da impegni di sorta, proprio in una giornata in cui parrebbe che tutti debbano avere incontri conviviali con amici, familiari e possibilmente in luoghi ameni, all’aria aperta, al mare, in montagna, sulle rive di qualche lago… Pazienza, mi dico, mi organizzerò a modo mio, una puntata in centro al mattino, approfittando della rinfrescata (e più umana) temperatura, un pranzo ‘su e via’, magari con un trancio di pizza, qualche lettura, un po’ di Internet navigazione, un pisolino sul divano…
Ma la Provvidenza interviene a cambiare le carte in tavola, assumendo le vesti di mia sorella che mi invita a pranzo. Non aspettarti nulla di particolare, precisa, una pasta fredda e un po’ di insalata. Non c’è problema, la rassicuro e perciò, poco dopo le dodici e trenta, con una piccola pianta di orchidea, acquistata su una bancarella del mercato settimanale che, stranamente, si è tenuto anche nella giornata festiva, suono alla sua porta.
La tavola è già apparecchiata, tre coperti, per un pranzo al femminile, noi due e la giovane figlia –il marito, mio cognato è al lavoro e il figlio/nipote è ancora in vacanza, sotto il caldo sole siciliano. E il menu, come era facilmente prevedibile, non è ‘solo’ un piatto di pasta fredda, ma ci sono delle ottime tartellette di pasta frolla con ripieno di verdura e formaggio per antipasto e delle piccole cheesecakes monoporzione a chiudere il tutto. Niente di particolare, si schernisce la cuoca, che è un’eccellente chef, capace di giocare alla pari con le creazioni del mio amato consorte. Ed io apprezzo il tutto, con un paio di bis, tanto per gradire…
Nel pomeriggio, dopo un secondo caffè e una necessaria pausa di… riflessione, facciamo una passeggiata lungo assolate e pressoché deserte strade semi-periferiche. Fa caldo, ma la temperatura è mitigata da un venticello gradevole che ci consente di camminare piacevolmente; basta solo avere l’accortezza di scegliere le parti in ombra ;-) Così, tra un discorso e l’altro, compiamo il nostro percorso, fino al momento di dividere le strade per il ritorno alle rispettive dimore e alle consuete incombenze…. casalinghe.
Una volta a casa, concludo il pomeriggio festivo, dedita ad un sano ozio, nell’attesa del ritorno del cavaliere errante…  sulle montagne trentine, che ritorna soddisfatto dell’itinerario, pronto a ripeterlo alla data stabilita.
E domani, mi chiede il consorte, come pensi di trascorrere il giorno del tuo genetliaco? Decidi quello che vuoi fare, sarò a tua disposizione…
Già, domani, 16 agosto, raggiungerò la meta dei 20x3+3… anni, aggiungendo una nuova tacca all’albero della mia vita. E che dire? Mi fa una certa impressione pensare a questo numero, che mi sembra davvero grande… Forse mi conviene pensare all’ottimistica previsione/augurio della mia augusta suocera, la mammà, che un paio di settimane fa mi ha detto, quasi con tono perentorio ‘te g’hai davanti altri trent’anni, come minimo’. Se lo dice lei.. ;-)
 

martedì 13 agosto 2013

Vacanza per sole donne

Quest’anno, per un’intera settimana, le strade tra me e il consorte si sono divise: lui, in Austria, con diciannove arditi par suo, a ‘marciare’ per valli alpestri tra aspre salite e altrettanto ripide discese, lungo non sempre agevoli sentieri e tratti ancora innevati ed io, in compagnia di Alberta, in un itinerario a livello… zero, tra Bruxelles e città limitrofe.
Eh sì, ci siamo organizzate, due signore ‘giovanili’ in viaggio da sole, economico volo Ryan Air in partenza da Bergamo, hotel Ibis in pieno centro, a pochi minuti dalla Grand Place, giornate scandite da programmi ben definiti.
Siamo partite all’alba di sabato 27 luglio, con una valigia (in due) e adeguato bagaglio a mano, alla volta di Orio al Serio, con largo anticipo sull’orario previsto, poi a bordo di un affollatissimo aereo siamo giunte a Charleroi, nel bel mezzo di un violento temporale che ci ha pure regalato qualche palpitazione al momento dell’atterraggio, quindi eccoci a Bruxelles, alle prese con le inevitabili problematiche di quando si entra in contatto con una nuova realtà, la ricerca della stazione della metropolitana, l’utilizzo delle locali macchinette per il rilascio del biglietto, lo ‘studio’ della mappa e della direzione da prendere e, finalmente, alla meta, l’hotel, a fianco di Place St. Catherine.
Una rapidissima ‘presa di possesso’ della stanza a noi riservata, una veloce ‘risitemata’ e poi, via alla scoperta della città. Un intero pomeriggio lungo le vie centrali, affollate di turisti, a prendere ‘confidenza’ con strade e piazze, guardandoci attorno, osservando palazzi e monumenti, entrando e uscendo dalle numerose cioccolaterie, con qualche sosta… ristoratrice (eh sì, bisogna pur mangiare e bere…).
E, nei giorni seguenti, già di buon mattino in marcia verso la Stazione Centrale da cui siamo partite per raggiungere, a bordo di veloci e puntuali treni, alcune importanti città, Bruges, la domenica, poi Gand e, last but not least, Anversa, della serie ‘una città al giorno’. Città che ci hanno riservato piacevoli scoperte, nelle quali abbiamo camminato a lungo (perché noi siamo o non siamo della Sat? ;-)), con l’unica eccezione di una ‘crociera’ sui canali a Bruges e a Gand, salendo poi su alte torri da cui godere di ampi panorami. E pazienza se non siamo riuscite a calarci nel romanticismo notturno delle città illuminate, nonostante il fermo proposito di tornare da Bruges con un treno a tardissima ora, ma più dell’ardor poté la stanchezza… pedestre (e dopo un’intera giornata a passo di carica, sia pur con le debite soste per necessità di vario genere, il desiderio di distendere le stanche membra è più forte di qualsiasi attrattiva… L..).
Ci siamo così dovute accontentare della Grand Place in veste notturna, anche senza luminosi e tremolanti riflessi sull’acqua, come abbiamo sostituito l’acquisto di un ‘diamantino’ ad Anversa con delle più prosaiche ed economiche confezioni di cioccolatini (che, tra l’altro, non sono poi tanto a buon mercato…) correndo il rischio di ritrovarci, una volta in Italia, con una specie di… Nutella, viste le temperature che abbiamo trovato al rientro sul patrio suolo. Lassù, invece, abbiamo goduto di tutte le variazioni di un clima atlantico, con momenti di sole splendente e qualche temporaneo piovasco, venticelli freschi e i nostri conseguenti rivestimenti e alleggerimenti d’abito. Diciamo che non abbiamo mai sudato (e menomale!!).
I giorni sono così trascorsi veloci e in men che non si dica è giunta l’ora del rientro. L’ultima passeggiata fino al Palace de Justice e alla terrazza panoramica con un’ampia vista sui tetti di Bruxelles e con l’Atomium sullo sfondo, sfavillante nel sole pieno della tarda mattinata, poi gli ultimissimi acquisti da tenere nel bagaglio a mano ed è proprio tutto.
Puntualissimo, alle 17.50, l’aereo Ryan Air si è alzato in volo da Charleroi e, in meno del tempo previsto, siamo atterrati a Orio al Serio, dopo aver potuto ammirare dall’alto la sfilata delle Alpi, con il monte Bianco in primo piano, quindi, recuperata la valigia e l’auto al parcheggio poco distante, abbiamo affrontato l’ultima fatica, quei circa duecento km che ci separano da casa.
-Cara Alberta- le ho detto, salutandola una volta alla meta –adesso che siamo tornate, safe and sound, per usare un’espressione inglese, posso confessarti di essere partita con qualche (piccolo) timore… Perché è vero che in questi ultimi anni ho maturato una discreta esperienza di viaggi, aeroporti e quant’altro, ma ero sempre in compagnia del consorte, una specie di baluardo pronto ad affrontare ogni difficoltà, piccola o grande che potesse presentarsi. E invece, ce l’abbiamo fatta, due ‘comandaresse’, come ci ha definite il già citato compagno della mia vita: siamo andate, ce la siamo cavate con la lingua, abbiamo fatto tutto quello che avevamo programmato, non ci siamo perse… Anzi, abbiamo perfino dato indicazioni ad altri turisti… più impacciati di noi, eheheh! E vuoi mettere la soddisfazione nel sentirci chiedere, a Gand, al momento di acquistare il biglietto per salire alla sommità del Belfort, se avevamo già compiuto i 55 anni? Che cosa chiedere di più? ;-)-
 E per concludere, questa è stata una vacanza foto-free. Niente macchine fotografiche, niente ricerca dello scorcio ideale, niente pose. Un vero sollievo.

martedì 18 giugno 2013

E' giunto il tempo della 'matura'...

Quando andai in pensione, nell’estate del 2007, erano pronti a frequentare la terza media, quei 25 alunni che ancor oggi mi ‘guardano’, sorridenti e in posa, dalla fotografia in cornice d’argento, regalo di ‘fine-rapporto’ ;-), ben posizionata sul grande mobile dell’ingresso. Gli unici, dei tanti fanciulli che ho incontrato nei gloriosi trentott’anni di gloriosa professione, a godere di questo ‘privilegio’, proprio perché sono stati gli ultimi…
E domattina, la gran parte di quei ragazzini, oggi giovinette in fiore e baldi fustacchioni, (qualcuno, ahimè, si è un po’ perso per strada…) entrerà nelle aule di questo o quell’istituto superiore, con tutto l’armamentario del bravo studente, vocabolario sottobraccio, penne adeguate, generi di primo conforto, magari un piccolo portafortuna nell’astuccio e, ‘consegnato’ il cellulare ultima generazione ad uno degli ‘assistenti’, si accingerà ad affrontare la prima prova dell’esame di maturità, quel tema di italiano, di cui da giorni e giorni si ipotizzano tracce, che si riveleranno, come quasi sempre accade, disattese dalle ‘menti’ ministeriali che avranno provveduto a sfornarne un’ampia scelta (e leggendo le quali, ogni volta esalo sospiri liberatori al pensiero di essere ormai lontana da quell’esperienza… ;-)).
Così quest’oggi ho ‘ripescato’ dall’agenda telefonica il numero di cellulare delle studentesse Sara e Chiara (gli unici che ho…) e ho inviato loro un messaggio beneaugurante, perché possano affrontare con serenità e soddisfazione questa importante prova, scolastica e di vita allo stesso tempo. Un augurio che estendo, ‘spiritualmente’ a tutti i miei ex alunni: forza ragazzi, fatevi onore!
 
E che le cose vadano bene anche a te, Lucrezia, che sei giunta alla fine di quel percorso, dalla tua mamma definito un ‘calvario’ (peraltro scelto con una certa pervicacia, nonostante ripetuti e disinteressati consigli).
Dai, Lucrezia, un ultimo sforzo e potrai lasciarti alle spalle quei lunghi anni di fatica e di poche soddisfazioni.
Io terrò le dita incrociate per te…

sabato 11 maggio 2013

Rapidi aggiornamenti

Qui capita che ti distrai un attimo e il tempo ti sfugge di mano: un momento fa era domenica e adesso sei di nuovo a sabato e poi sarà di nuovo lunedì, con i suoi impegni e le sue 'scadenze' e via di seguito, granello dopo granello, a riempire quella clessidra che è la nostra vita.
In questa strana settimana, tra precipitazioni improvvise e repentine schiarite, in un alternarsi di scoramento meteorologico e di aperture speranzose e viceversa, siamo stati lungamente impegnati nelle nostre attività 'pedestri' con la Sat: mercoledì nella seconda delle uscite infrasettimanali, quelle più 'tranquille' e venerdì e sabato nell'iniziativa legata al 150° anniversario della fondazione del Cai, associazione di cui fa parte la Sat, che ci ha visti percorrere sentieri e stradicciole sul fondovalle atesino, in due tappe, da Salorno a Rovereto. Ieri, venerdì, sotto una pioggia costante che non ci ha abbandonati se non per pochi minuti, di tanto in tanto, per tutta la durata del percorso e quest'oggi, dapprima allietati (si fa per dire...) dagli ultimi strascichi della precipitazione del giorno precedente, quindi 'graziati' da un limpido cielo azzurro e da un sole che si è fatto via via più caldo. Naturalmente, se ieri avevo portato gli occhiali da sole, più che altro per scaramanzia, stamane li avevo lasciati a casa, con il risultato di vedere aumentate le già non scarse rughe attorno agli occhi ;-)
Domattina, inoltre, ci attenderà la consueta uscita domenicale, nella quale, tra l'altro, ho 'ereditato' il compito di vice-capogita, essendosi infortunato il precedente 'titolare', tanto per fare un en-plein escursionistico (e speriamo di farcela!).
Ma la mia attiva vita di pensionata, ieri mattina, ha rischiato di subire una battuta d'arresto, per la serie 'l'imprevisto dietro l'angolo'. Erano le 7.30 e, ben attrezzati contro la pioggerellina impertinente, ci stavamo recando all'appuntamento con i compagni di escursione, quando, attraversando sulle strisce pedonali la vicina via Perini, con tanto di semaforo verde, ho rischiato di essere investita da una cretina guidatrice che, al volante di una bianca utilitaria, era passata con il rosso. Ovviamente non mi ero premurata di guardare se stessero giungendo automobili, sicura com'ero del 'mio' verde ed essendo occupata a sistemare la chiusura dello zaino, per cui lascio immaginare il sobbalzo nel trovarmi a pochi centimetri dal veicolo in movimento.
-E il semaforo? E' VERDE!!'- ho (quasi) gridato all'incosciente al volante, che ha fatto un gesto come a dire 'sì, ma cosa posso farci...', senza neppure un accenno a fermarsi.
-CRETINA!!- l'appellativo mi è uscito spontaneo, mentre il consorte ha battuto con la mano sul vetro laterale.
E poi ho continuato la mia strada, un po' scossa a dire il vero. E' mancato poco a che subissi un danno fisico, un danno più la beffa che, data l'età e la 'posizione sociale' probabilmente non avrei avuto diritto neppure un minimo risarcimento!!

giovedì 2 maggio 2013

Attività del giorno

Stamattina, puntuale come i debiti e con profondo senso del dovere, mi sono incamminata verso la palestra per la consueta ora di ginnastica, pur sofferente di un 'giovanile' doloretto, comparso a tradimento tra collo e spalla.
La tentazione di fare manca è stata grande: sarebbe bastato davvero poco per farmi desistere. E invece, borsetta con il necessario e stuoietta arrotolata, ho raggiunto la grande sala dove, stamane in numero ridotto, le solite signore erano pronte all'azione. Tappeto steso a terra e via con i consueti esercizi, uno dopo l'altro, alacri e silenziose. E anche oggi, dalla mia postazione nelle retrovie, ho guardato le compagne impegnate nelle varie posizioni, far cui quella del 'cobra' e anche oggi non ho potuto non meravigliarmi di quanto siamo brave. Saren veciote, ma veciote agili!! ;-)
In verità, nessuna di noi, neppure le due settantenni (e fors'anche oltre), dimostra l'età riportata dalla carta d'identità, né nell'aspetto né nello spirito... (e speriamo di continuare!).
Poi, una volta a casa, ho affrontato con decisione il consorte. Paolo -gli ho detto- dopo pranzo te vegni a far do passi...
-Sperente che l'piova- ha ribattuto il faceto compagno di vita.
E invece, niente pioggia (alleluia!!), nonostante tutta una serie di nubi variamente grigie coprisse il cielo, così, ancor prima delle 14, abbiamo chiuso dietro a noi la porta di casa.
-Dove pensi di andare?- ha chiesto, rassegnato, il pover'uomo.
-Mah, potremmo andare a... (veloce lavorio cerebrale) a... ecco, a Gocciadoro!!-
Dovete sapere che Gocciadoro è un grande parco comunale che si estende su un terreno collinare, con boschi, prati, stradicciole, vialetti, zone rocciose ecc.ecc., a poche decine di minuti dal centro storico ed è una delle mete classiche delle passeggiate cittadine. Nelle belle giornate, dalla primavera all'autunno inoltrato, soprattutto nei fine settimana, i suoi prati sono invasi da decine e decine di persone di ogni età che prendono il sole, passeggiano, giocano, portano a spasso il cane... Qui abbiamo festeggiato alcuni compleanni dei figli allora bambini, con tanto di tavolino da campeggio appresso più frigo-bar e quant'altro necessario, qui si veniva, studenti, a trascorrere le ore di 'marina' pomeridiana (ben poche in verità, perché erano, quelli, davvero altri tempi..)
E qui, tra boschi meno curati di oggi e un ambiente un po' più selvaggio, c'era il 'regno' del consorte, che, dai sei ai diciassette anni, ha abitato in una casa proprio al limitare del parco. Un regno vasto e ricco di 'spunti creativi' e di opportunità emozionanti, per un giovane boy scout che, ancor oggi, ricorda con tenerezza e un pizzico di nostalgia quel lontano e magico periodo.
Così, anche questa volta, mentre percorrevamo a passo sostenuto sentieri 'secondari', i ricordi di quegli anni di giochi e di scoperte gli sono riaffiorati alla mente. E bisogna dirlo: è stato un ragazzo fortunato!