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sabato 25 gennaio 2014

Aggiornamento


Sarà questo strano mese di gennaio che non pare neppure inverno, che alterna piogge scroscianti a cieli sereni con temperature pre-primaverili, sarà che il tempo passa e la gioventù avanza… all’incontrario, sta di fatto che sono ‘vittima’ di una specie di pigrizia generale e di un rilassamento… mentale con l’immediata conseguenza di trascurare il mio povero e piccolo blog.

Le giornate comunque si susseguono con i soliti ritmi e le consuete attività, anche un po’monotone, se vogliamo, ma rassicuranti di una ‘sana’ normalità. Così vado a ginnastica, con una fatica che mai avrei creduto, mi inerpico lungo strade collinari per disquisire nell’idioma di Shakespeare, trascorro le canoniche quattro ore dietro la cassa di Mandacarù, incontro qualche amica per un caffè e quattro chiacchiere…. e, per parafrasare il poeta Quasimodo, è subito sera.

Intanto, accanto al blog silente, aumenta il volume dell’indumento da stirare, ben depositato sull’apposita asse che la settimana scorsa avevo lasciata aperta nella pia intenzione di procedere in tempi rapidi. E ogni volta che vi passo accanto, faccio finta di non vedere, come non poso lo sguardo su quei due o tre capi ai quali urgerebbe una piccola riparazione, un bottone da attaccare, un ‘buchetto’ da rammendare e come non penso a quei buoni propositi fatti giusto un mese fa e mai messi in pratica…

Quello che invece non scordo, è il mangiare anche al di fuori dei classici tre pasti al giorno, compresi quei cibi altamente calorici che si dovrebbero evitare come la peste. Perché hai un bel farti propositi in perfetto stile coccodrillesco ogni volta che ti guardi allo specchio, ma se poi la mano agisce per proprio conto e la bocca apprezza, la battaglia è dura. Per non parlare del fatto che fra una settimana saremo in val Pusteria… sulla neve e alle prese con stuzzicanti menu… Sarà durissima.

Per la cronaca, infine, sabato scorso ho rimesso le ciaspole ai piedi, per un’uscita sulle nevi di passo Rolle, dove abbiamo camminato sotto una fitta nevicata, con una visibilità di forse due-tre metri. Un’escursione ai minimi termini, perché il maltempo ha impedito di svolgere l’itinerario previsto, ma un’occasione per stare tra persone amichevoli, in un’atmosfera allegra e conviviale. Beh, perlomeno abbiamo rallegrato il grigiore con i nostri colorati indumenti ;-). Peccato solo che fossimo irriconoscibili l’un l’altro, da tanto eravamo coperti!!

 

sabato 27 aprile 2013

Sabato 27 aprile

Ancora un sabato all'insegna del maltempo, almeno quassù nel profondo nord. Una giornata di pioggia battente, umida e grigia, che fa venir voglia di rimanere al calduccio tra le pareti domestiche, con un buon libro e una tazza di the fumante, ancor meglio se accompagnato da qualche goloso dolcetto. Un altro giro di valzer di questa strana primavera che non si decide a 'mollare le ancore' e un interrogativo su come sarà il tempo domani, quando percorreremo nuovi sentieri in terra altoatesina, con, in aggiunta, la visita del medioevale Castel Trotsburg. E per fortuna ci sarà la possibilità di pranzare all'asciutto con qualche pietanza calda, ché non pare ancora giunto il momento di soleggiati pic-nic.

Intanto è stata resa nota la lista dei ministri del nuovo governo: molte novità, diverse donne fra cui la prima ministra 'abbronzata', più, ovviamente, qualche pezzo grosso della vecchia politica, senza tuttavia quei nomi 'pesanti' che da giorni ricorrevano sulle pagine dei giornale. E adesso non rimane che stare a vedere, con la speranza che prevalgano buon senso e ricerca del bene comune. Speriamo.

E per concludere, una notizia letta su Repubblica on-line. Il presidente Putin, uomo di elevata statura morale e alto senso civico, ha bloccato le adozioni di bambini russi da parte di famiglie francesi, dopo che il parlamento d'oltralpe ha varato la legge che consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Bravo Vladimir! Fagliela vedere a questi debosciati di occidentali che intendono stravolgere l'ordine naturale delle cose! Tu sì che hai a cuore la sorte di tanti bambini senza famiglia, che potrebbero correre il rischio di venire a contatto con tali degenerazioni. Meglio che rimangano nei russi orfanotrofi, così simili a tanti hotel a cinque stelle, amati e accuditi come i tuoi stessi figli...

giovedì 25 aprile 2013

Giorni

25 aprile, splendida giornata di sole, come lo è stata quella di ieri che ci ha visti scarpinare lungo tranquilli sentieri altoatesini in ‘avanscoperta’ dell’escursione del 5 maggio, che mi vedrà nuovamente impegnata come capogita. E, nonostante fossimo in terra (quasi) ‘tetesca’, laddove tutto è lindo, ordinato, con i prati rasati al punto giusto da far pensare a tappeti vellutati e i cespugli di forsizie così lussureggianti e colorati da sembrare finti e i giardini altrettante macchie di colore da rimanere ammirati davanti a ciascuno di essi, ciononostante, dicevo, abbiamo corso il rischio di smarrirci tra sentieri, strade forestali, stradette e stradicciole, grazie ad una segnaletica più italica che teutonica, con cartelli non sempre precisi né abbondanti e, demerito nostro lo ammetto, ad una cartina non proprio precisa, probabilmente risalente ai primi anni post era littoria ;-).
Comunque sia siamo riusciti a tornare alla base, vale a dire alla piazza di Steinegg, o Collepietra (secondo l’italica traduzione) dov’era parcheggiata la nostra auto, ma con ancora il dubbio amletico se, in data 5 maggio, sia meglio ‘tentare’ quello che dovrebbe essere il tracciato originario (e da noi ‘mancato’ per un tratto del rientro) o condurre i valorosi escursionisti lungo quello ‘nuovo’ e casualmente scoperto. Mah, ci penserò…
Quest’oggi, invece, avrei dovuto partecipare alla ‘passeggiata girasoliana’, con le amiche del glorioso gruppo delle giovanili ex fanciulle, di cui l’elianto annuo è il simbolo (-ma dovete avere anche la biancheria con disegnà su el girasole?- mi ha chiesto un giorno l’irriverente consorte, vedendo girare per casa e un quadernetto con il simbolo sulla copertina e una scatolina con il fiore dipinto e una tovaglietta all’americana e una (usatissima) mug, da lui medesimo, poi, inavvertitamente (?) rotta…).
La meta odierna era il lago di Caldaro, di cui avremmo dovuto fare il periplo, con successivo pranzo comunitario, ecc.ecc.
Invece, ed ecco spiegato l’uso del condizionale, le Girasole sono andate senza di me perché, fra poco più di un’ora ci sarà una breve cerimonia presso il cimitero per rendere l’ultimo saluto all’ex collega Maria che, per usare un temine inglese, passed away. E’ passata avanti, Maria, a sessantacinque anni appena appena compiuti e dopo un anno scarso di malattia. Una donna di una vitalità incredibile, che ha sperato, hanno detto le amiche che le sono state vicine, fino all’ultimo di ‘venirne fuori’. Una donna sempre ‘di corsa’, la scuola, la casa, il marito, i figli, la mamma lontana, le attività extra, la palestra, i mille e mille impegni che riusciva a portare avanti. Una collega con cui avevo perso i contatti, una volta uscite dalla scuola. Un’insegnante, anch’ella di lettere, con la quale non mi ero sempre trovata d’accordo –accade, infatti, che spesso le docenti, e di lettere in particolare, si sentano un po’ api regine e ciascuna la depositaria de ‘il metodo’- ma anche questo rientra nell’ordine delle cose.
Ma tutto questo scompare di fronte alla morte, perché è in questi momenti che si capisce cos’è quel che conta e che vale. Peccato che non ci si rifletta quasi mai, quando si potrebbe…

venerdì 22 febbraio 2013

Vigilia

Sta finendo, finalmente, questa lunga campagna elettorale, che ci ha regalato anche stavolta promesse mirabolanti, sussurri e grida, adunate oceaniche, colpi di scena, in un crescendo (quasi) rossiniano: ancora qualche giorno e poi sapremo quale sarà il nostro futuro politico.
E quest’oggi, nel tardo pomeriggio, mi sono recata alla ‘festa elettorale’ della ‘mia’ coalizione che si teneva in via Verdi, a due passi dalla porta del Duomo. Un palco di modeste dimensioni sul quale stavano suonando giovani e capaci artisti con un repertorio di musiche trascinanti, dei tavoli con un piccolo buffet, patatine, salatini, pane e salame, qualche biscotto, il tutto annaffiato da bevande analcoliche e da un caldo vin brulè, giusto rimedio al freddo pungente di questa strana giornata di fine febbraio. E tutt’attorno un gruppo di audaci simpatizzanti (perché ce ne voleva di coraggio nel rimanere lì ad intirizzire…), pochi a dire il vero, con la presenza di alcuni candidati, del sindaco, di consiglieri comunali e provinciali, volti noti e gente comune, tutti speranzosi di un vicino cambiamento…
Alle 18 precise, sul palco è salito Dario Vergassola che, con una serie di battute spiritose, ‘sparate’ a raffica, ha fatto ridere di gusto il pubblico, compresi i tre candidati, che avevano preso posto accanto a lui. E a loro tre è toccato il compito di chiudere l’incontro, con discorsi brevi e concreti, di buon senso e senza slogan ad effetto. Una boccata di aria fresca, seguita da un applauso sentito. Infine, infreddolita come quasi mai successo prima in questa stagione, ma con l’animo sollevato e con una maggiore fiducia in un risultato positivo, me ne sono tornata a casa, verso il tepore domestico e…. verso una calda minestra ;-)
Adesso non rimane che attendere il responso dell’urna: tra cavalieri pitturati e liftati, novelli messia strepitanti, ‘tecnici’ diventati loquacemente inarrestabili e tutta una varietà di tipologie umane, io confido ancora nell’usato sicuro. E pazienza se, grazie all’ottima legge elettorale vigente, mi sono dovuta comperare una maxi molletta per votare un candidato al senato che mai avrei voluto. Facciamolo per la coalizione, come mi ha detto stasera un esponente del partito. Ancora una volta, facciamolo. Con la speranza che sia anche l’ultima….
 

lunedì 28 gennaio 2013

Sabato, domenica e lunedì

Ultimo weekend di gennaio, freddo e asciutto, in attesa dei cosiddetti ‘giorni della merla’, quelli che dovrebbero essere i più gelidi di tutto l’inverno, due giorni trascorsi tra gli impegni, sociali e ‘mondani’ del sabato e la visita a parenti, preceduta da una passeggiata sulla collina, tanto per non rimanere ‘abbioccati’ sul divano, della domenica.
Niente di che, insomma, niente escursione sulla neve né romantiche ‘trasferte’ sul lago di Garda, come avevo ipotizzato in precedenza, ma momenti tranquilli di ordinaria quotidianità…
 
Sabato mattina era in programma la ‘Giornata del volontario Mandacarù’, alla quale avevo aderito con quel pizzico di preoccupazione, ‘eredità’ di tanti (e spesso noiosi) corsi di aggiornamento, per lunghi e fumosi discorsi che non suscitassero altro se non sbadigli trattenuti. E invece l’incontro, in una spoglia sala ‘polivalente’ alla periferia della città, si è rivelato interessante e ricco di spunti di riflessione, con momenti di ascolto e altri di partecipazione attiva. Numerosi erano i volontari presenti, rappresentanti delle varie botteghe della provincia, con una netta prevalenza femminile e un’età media abbastanza elevata e intenso è stato lo scambio di esperienze e impressioni, che ha avuto il suo ‘clou’ all’ora del pranzo comunitario, in perfetto stile ‘commercio equo e solidale’, un succulento couscous, cucinato da due signore nordafricane, seguito da una selezione di biscottini alle mandorle con dell’ottimo the alla menta, che tutti hanno mostrato di apprezzare con ripetuti bis.
 
Nel tardo pomeriggio, invece, abbiamo vissuto il momento ‘mondano’, nella fattispecie la festa per la raggiunta pensione dell’amica ‘Ciofanna’, che ha invitato una quarantina tra amici e parenti con i quali condividere la gioia per l’agognato traguardo. Nella sala, affittata per l’occasione, era allestito il buffet, ‘presieduto’ dal figlio minore, mentre il fratello maggiore, con morosa, si occupava di musica, impianto luci e tutto quanto richiesto per una buona riuscita del ‘party’. I tre giovani, per sottolineare l’importante ruolo, indossavano una maglietta-riconoscimento con la scritta STAFF ERMO, che l’augusta genitrice aveva provveduto ad acquistare.
E la neo-quiescente, guardata con una certa invidia da tutti coloro che per motivi di ‘prolungata giovinezza’ sono ancora alle prese con quotidiani impegni lavorativi, ha avuto il suo daffare nell’accogliere gli ospiti che via via giungevano, nello scartare i regali che man mano le venivano offerti, in un tourbillon di carte, nastri, fiocchi, biglietti, nell’intrattenere i presenti, nel coordinare lo staff ermo, fino al momento culminante del brindisi e del taglio della beneaugurante e maxi torta.  
Poi è stata domenica. Ridimensionati i progetti turistico-salutisti di due passi in altro ambiente, grazie ad un eccesso di ‘pantofolite’ acuta del compagno della mia vita, mi sono accontentata di una passeggiata in collina (fin lì, posso venire- ha sostenuto l’amato bene)… a tre, dato che c’è anche la fidata macchina fotografica con noi, con la successiva visita, per concludere la giornata, alle rispettive madri, due ‘giovinette’ ottantaseienni, con qualche acciacco la mia, più arzilla, anzi arzillissima, l’altra che di certo confida di uguagliare, se non superare, la compianta Rita Levi-Montalcini ;-).
Stasera, infine, dopo i consueti appuntamenti del lunedì, compresa una sessione di ‘stira e ammira’, mi ritrovo, davanti alla televisione che trasmette il film ‘Vento di primavera’, sulla deportazione degli ebrei di Parigi nel 1942, a riflettere sulla banalità del male e a chiedermi come sia possibile che l’uomo sia capace di tanta crudeltà.
E, vedendo il ruolo avuto dalla polizia del governo collaborazionista di Vichy, chissà se in Francia ci sarà qualcuno pronto a sostenere che, qualcosa di buono, l’avrà sicuramente fatto anche il maresciallo Petain…

sabato 15 dicembre 2012

Domanda

Quante stragi di innocenti ci vorarnno ancora negli Stati Uniti prima che si arrivi ad una legge che limiti la vendita e il possesso delle armi? Io non riesco a proprio a capire…

domenica 9 dicembre 2012

Quant'è bella la mia città...

Quest'oggi ero libera da impegni di 'volonteroso volontariato' (avevo già 'dato' ieri mattina, in una tre ore di servizio nella frenetica frequentazione del negozio da parte di turisti e residenti...), quindi ho potuto dedicarmi ad altre 'amene' attività.
E allora, via con la preparazione dei dolcetti da portare alla Girasol-convention di domani pomeriggio, una teglia di muffin all'arancia che poi incarterò, uno per uno, dolci omaggi per le gentil donzelle, quindi, dopo un inutile tentativo di tirar fuori casa il consorte, che preferisce un 'sano' ozio casalingo, prendo la mia decisione: me ne andrò da sola a fare quattro passi. E' una giornata di pieno sole, con cielo azzurro e limpido ed è un vero peccato starsene chiusi in casa. Il pranzo (frugale, in questi giorni senza impegni 'gastronomici' esterni) è pressoché pronto, la casa è pressoché in ordine, i compiti d'inglese sono fatti, quindi non c'è nulla che mi trattenga...
Così, ben bardata contro la 'fresca' temperatura dicembrina (=abbigliamento da montagna, compreso di copricapo di patagonica provenienza), occhiali da sole e l'I-pod dell'amato bene sintonizzato sulla discografia dei Beatles (un po' di revival non fa mai male), mi avvio quando mancano pochi minuti alle 11.
Dove andare? Escluso il centro città, quest'oggi, tra l'altro, occupato dalle bancarelle della tradizionale fiera di Santa Lucia, che come ogni anno si svolge in anticipo e a rischio di incontri e relative soste, mi dirigo verso il ponte dei Cavalleggeri, viale Verona e la periferia sud. Accompagnata da celebri e 'vecchie' melodie, cammino a passo veloce, percorrendo strade poco frequentate e allungando il percorso di rientro fino al palazzetto dello Sport e ai campi di tennis dell'Ata Battisti.
E' un vero piacere camminare godendo del sole della tarda mattinata, che mi sembra quasi tiepido ed è un altrettanto piacere osservare l'ambiente attorno. Le montagne che si stagliano nette nell'azzurro del cielo, il Bondone e la Paganella con le sommità innevate e ancora il Calisio e il Celva ad est, poi la Marzola con i suoi boschi e, bianca di neve scintillante, la Vigolana.
Che bei panorami! In questa vastità non 'stonano' neppure i caseggiati cittadini, non sempre ben armonizzati fra loro e nemmeno le vecchie caserme militari al di là del torrente Fersina, dalle acque 'rombanti'.
Quant'è bella Trento! E come ci si vive bene! Una città a misura d'uomo, dove si può andare tranquillamente a piedi da un capo all'altro e dove basta poco per trovarsi fuori dai rumori e dal traffico. Queste 'riflessioni' nascono spontanee e poi mi viene da sorridere, ricordando come, tanti anni fa, quand'ero molto giovane, la mia città mi sembrasse un luogo soffocante dal quale mi auguravo di andarmene...
Eh sì, sono proprio 'cresciuta'!!!

lunedì 29 ottobre 2012

Riflessioni


Ebbene, lo confesso: è da un po’ che seguo le politiche, italiche vicende con un occhio (e un orecchio) un po’ distratto. Sarà per un istinto di sopravvivenza, ma non ce la faccio più a leggere e/o sentire parole, parole, parole, spesso urlate e spesso sopra le righe, che non propongono nulla di nuovo, se non soluzioni irrealizzabili. Non voglio certo fare di ogni erba un fascio, anzi, ho una istintiva ‘repulsione’ per affermazioni generiche e superficiali su politici che sono tutti uguali, tutti ladri e tutti da rottamare, che l’astensionismo è una scelta rivoluzionaria e credo (e voglio credere) che ci siano ancora persone oneste e per bene che scelgono la politica non soltanto ‘pro domo… sua’. Ed è per questo che il 25 di novembre andrò a votare alle primarie di un certo gruppo politico (e darò perfino una mano al seggio), in una sorta di partecipazione… distratta, ma sempre ‘partecipe’.
Ma stamattina, seduta in poltrona in un momento di relax post-ginnico mentre sfogliavo la Repubblica, non ho potuto fare a meno di provare un brivido freddo: tornerà in campo Lui? Il Grande Incompreso?
Brrrr, che incubo!!

lunedì 2 aprile 2012

A Madrid

E qui le giornate trascorrono veloci, tra camminate, visite, qualche sosta (breve o più lunga) e… è subito sera. Così il tempo per scrivere è ridotto ai minimi termini, anche se ce ne sarebbero, di cose da mettere sulla carta, quindi vediamo di proseguire con la nostra cronaca.

Il martedì si conclude con una estemporanea cena all’interno del mercato di San Miguel, una grande struttura in ferro e vetro, dove si vendono vere prelibatezze che invitano a continui peccati di gola e, se nel pomeriggio avevamo resistito a qualsiasi tentazione, alla sera la forza di volontà si fa di pastafrolla ed è naturale avvicinarsi al banco dei ‘pintxos’, le tipiche e appetitose tartine, davanti alle quali è durissimo rimanere indifferenti e, et voilà, il pasto è servito. Come rinunciare, poi, ad un maxi gelato (nelle dimensioni e nel prezzo) buono, buonissimo? No, non si può, quindi prima si pecca e poi si espia, con l’ultima camminata della giornata, tra le luci, i rumori e la gente che affolla le vie del centro, prima di ritirarci per il riposo del giusto.

Mercoledì 28 ci alziamo di buon’ora, poco dopo le 7, quando non è ancora pieno giorno e dopo la colazione, a bordo della metropolitana raggiungiamo la stazione di Moncloa, dove saliamo a bordo di un pullman per recarci a San Lorenzo de l’Escorial, la cittadina ad una cinquantina di km da Madrid dove si erge il monumentale complesso, reggia e monastero, fatto costruire da Filippo II.
Nell’aria frizzante del mattino (‘godiamo’ di una notevole escursione termica diurna, circa 20°…) percorriamo le vie del piccolo centro e ci accingiamo ad un’attenta visita con tanto di audio-guida appresso. La prima sorpresa c’è alla cassa, quando scopriamo l’inattendibilità di guida (e vari siti Internet), che davano per gratuito l’ingresso, per i cittadini Ue il mercoledì. Sì, è gratis, conferma l’impiegata alla cassa, ma dalle 15 alle 17.
Così sborsiamo i dieci euro a testa ed entriamo, percorrendo, sala dopo sala l’esteso ambiente, in compagnia di gruppi turistici e di scolaresche ‘multinazionali’, per non parlare di un terzo ‘amico’: il freddo! C’è infatti un gelidino, all’interno del palazzo, che costringe i custodi (che lavoro noioso, il loro!) a starsene imbacuccati con pesanti giacconi, sciarpe e guanti, neppure si fosse in Alaska e che induce i visitatori a non indugiare più del lecito nei vari ambienti.
Ed è con vero sollievo che usciamo al sole, rimanendo come lucertole, fermi, lungo il basso muro di cinta, cercando di riscaldarci. Peccato che a momenti soffi un certo venticello frizzante, che ci sollecita a raggiungere a passo veloci la stazione ferroviaria, distante poco più di un chilometro, dove saliamo sul treno che ci riporta a Madrid, attraversando la campagna circostante, prima di giungere in vista degli alti grattacieli della periferia.
Quando scendiamo alla stazione di Atocha sono già le 14.30 e siamo pronti a pranzare, in perfetto allineamento con le abitudini iberiche. Così ci fermiamo al sole nella piazza Sanchez Bustillo, di fronte all’ingresso del Centro de Arte Reina Sofia, seduti ai tavolini esterni di un affollato locale, in attesa di essere serviti da un affannato cameriere che ha il suo bel daffare ad accontentare i numerosi clienti. Pazienti attendiamo il nostro turno, crogiolandoci al sole, finalmente caldo (fin troppo!), mentre osserviamo degli studenti italiani che, attendendo il loro turno per entrare nel museo, si dedicano con passione al calcio (e te pareva!) con il risultato di far finire più volte la palla tra i piedi dei passanti o tra le gambe dei tavolini dei vari bar-ristoranti.
E finalmente, dopo le 16, sfamati e riposati, varchiamo anche noi la porta del grande museo, che ospita le più importanti opere dell’arte spagnola del ‘900, con, in primis, il celeberrimo Guernica, di Pablo Picasso.
Giriamo per le vaste sale, osservando e ammirando, sempre circondati da gruppi di adolescenti di vario idioma, che dimostrano, qualora ce ne fosse il bisogno, come brevi (o più lunghi) attacchi di ‘stupidèra’ adolescenziale colpiscano universalmente (e ne fanno fede le corse, gli urletti acuti e un’estemporanea ‘danza’ di alcune giovanissime francesi sulle terrazze esterne del Reina Sofia, nonché il ‘giocare’ in un su e giù-dentro e fuori dagli ascensori di vetro di altri, a prima vista, tredici-quattordicenni, probabilmente in un momento di ‘libertà’).
Ed io, da ex insegnante, dopo aver esalato un respiro di sollievo all’idea di essere ormai al di fuori da simili dinamiche, ringraziando nel contempo la buona sorte che in tanti anni di ‘accompagnamenti’ tutto sia andato per il meglio, mi domando quali saranno i momenti significativi che questi giovani ricorderanno una volta tornati a casa: gli aspetti culturali? i ‘tempi liberi’ con tutto quel contorno di esperienze, singole e soprattutto di gruppo, che sono il fondamento di ogni gita o viaggio di istruzione che dir si voglia?
Ne parlo a lungo con il consorte, mentre ce ne torniamo verso calle de l’Arenal e l’Hostal Oriente, per un giusto riposo ‘pedestre’ prima dell’ardua scelta di dove cenare, riportando alla mente passate esperienze e accesi scambi di idee con alcuni colleghi, ma questo è un discorso che porterebbe lontano…
Ritornando alla nostra serata, aggiungo che, dopo una pausa rilassante all’hostal e una doverosa sosta al ristorante ‘La vaca argentina’, i nostri passi ci conducono alla scoperta della rutilante, colorata e vivace vita tardo-serale di Madrid nel dedalo di strade attorno alla plaza Major: un mondo affascinante che noi ci limitiamo a guardare dall’esterno, ammirati da tanta vitalità e voglia di vivere (nonché di mangiare e bere, eheheh!)

P.S. Visti i tempi biblici con cui ho scritto il presente post, i prossimi saranno ‘postati’ da casa, dato che fra qualche ora l’avion ci riporterà in patria. Eh sì, la settimana è proprio finita!