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martedì 11 febbraio 2014

Momentanee soddisfazioni


A volte basta davvero poco per renderci più sereni, riappacificati con il mondo, quasi quasi più felici. E’ sufficiente che le nubi di un cielo grigio e bigio che ci sta opprimendo da giorni comincino a diradarsi, lasciando timidi spiragli di sereno e permettano di chiudere l’ombrello, fedele amico che ti segue come un cagnolino. Subito ti senti più leggera e ben disposta con il desiderio di belle passeggiate all’aria aperta, che diventano ancor più ‘appetibili’ vedendo poi uno splendido sole brillare in cielo.
Peccato soltanto che sia martedì e il pomeriggio mi veda impegnata dietro la cassa di Mandacarù e possa guardare il ritrovato azzurro del cielo solo dalle ampie vetrine. E dal mio ‘osservatorio’ umano posso notare come sia generale la soddisfazione per il ritorno del sereno: non c’è cliente che non esprima sollievo e speranza per i giorni a venire.
-Peccato si tratti di una situazione temporanea- commenta qualcuno più informato sulle previsioni meteo. Sì, perché pare davvero che si tratti di un breve momento tra una perturbazione e l’altra, come anch’io ho sentito ascoltando un giornale radio stamane. E ancora più breve del previsto, perché saranno state le sei del pomeriggio quando, lanciando un casuale sguardo dalla porta aperta da un cliente che stava entrando, ho notato uno strano ‘luccichio’ del selciato stradale.
-MA STA PIOVENDO?- ho domandato con voce piena dei delusione.
Sì, stava già ri-piovendo. Una lieve pioggerellina, lieve come quella ‘di marzo’, di una famosa poesia d’antan, che picchiando argentina sui tegoli vecchi del tetto, sul fico e sul moro, ornati di gemmule d’oro, ci informava che era passata l’uggiosa invernata e che presto sarebbe giunta primavera… Magari fosse quella! Invece era solo la solita, noiosa, precipitazione di febbraio. Ed io ero pure senza ombrello!!

mercoledì 30 ottobre 2013

Giornate d'autunno


Domenica 27
E mentre il consorte stava riprendendosi dal malessere improvviso che l’aveva colpito a tradimento (‘mi? Proprio mi, che no son mai malà?) e mentre i bravi cittadini trentini cominciavano a recarsi ai seggi per scegliere il nuovo Consiglio Provinciale, la sottoscritta, in compagnia di altri 23 ‘appassionati’ si inerpicava lungo ripido sentiero, a tratti sdrucciolevole, sulle pendici del monte Bondone, a due passi da casa, in un’escursione suppergiù a chilometri zero. Una bella faticata, in una giornata grigia e bigia, che ha regalato a molti di noi rivoli su rivoli di sudore, tanto da farci emergere dal folto del bosco, negli ampi spazi aperti della parte alta, completamente ‘zuppi’ e che ha fatto solennemente proclamare a molti di non avere MAI Più intenzione di ripetere tale esperienza. Poi, come sempre accade, alla fine della giornata sono prevalsi i ‘contorni’ positivi che hanno controbilanciato la fatica, il trovarsi tra amici, il conversare in allegria, il momento del pranzo, la piacevole passeggiata (pianeggiante!) del pomeriggio, la sosta in attesa della corriera di linea per il rientro, al caldo in un bel locale ‘alpino’ con invitanti torte che hanno indotto diversi a peccati di gola…
Infine, una volta a casa, il ‘compimento’ del proprio dovere di cittadino nella sezione di pertinenza, nel segreto dell’urna, mentre già sono scese le ombre della sera…
 
Lunedì 28
L’ansia di conoscere i risultati elettorali è forte e cominciamo presto, il consorte ed io, a consultare il sito Internet della Provincia Autonoma, dove l’andamento dello scrutinio è aggiornato in tempo pressoché reale. E tale è il coinvolgimento che, accampando un residuo accenno di mal di schiena, preferisco rimandare al prossimo giovedì il rientro alle fatiche della palestra, rimanendo ‘inchiodata’ davanti allo schermo. Con nostro sollievo, il successo della coalizione da noi votata ‘emerge’ già dai primi risultati e diventa sempre più evidente man mano giungono i dati delle sezioni scrutinate, così nel tardo pomeriggio anche noi partecipiamo alla festa gioiosa del ‘nostro’ partito, in una birreria della città, dove, tra gli altri, incontriamo vecchi amici di gioventù che non vedevamo da tempo. Ed è un ritrovarsi pieno di soddisfazione, di speranze e di auspici per il futuro, nostro e dell’Italia intera…
‘Speriamo che prevalga il senso di responsabilità e i personalismi vengano lasciati in disparte, lavorando per il bene comune e non pro domo sua’- sostiene un’amica. Parole che non posso non condividere.
 
Martedì 29
Sotto una pioggia battente che ci ha ‘deliziato’ per tutta la notte, cullandoci con scrosci ripetuti, affronto impavida l’intemperie per il consueto virtuoso ritrovo con gli amici-colleghi ora ‘diversamente lavoratori’ e, com’era facile prevedere, i discorsi vertono principalmente sul risultato elettorale. Siamo solo in tre, quest’oggi, e tutti soddisfatti dell’esito, pur con qualche differenza individuale che si manifesta nell’innato scarso ottimismo di Gualtiero che vede già profilarsi all’orizzonte problemi di ‘convivenza’ tra le diverse anime che compongono la coalizione vittoriosa.
-Agli eventuali problemi penseremo domani- gli rispondiamo –lasciaci, oggi, ‘gustare’ la vittoria…-
Nel pomeriggio, infine, le consuete ore di volonterosa attività nel negozio equo-solidale, in questo periodo caratterizzato da una calma piatta, con un volume di vendite più contenuto. Ci stiamo comunque preparando per il Natale prossimo venturo e già stanno arrivando i primi addobbi e i primi presepi, che vengono scrupolosamente controllati e preparati per quelle che, speriamo, saranno le giornate ‘calde’ del grande afflusso dicembrino.
E senza mai essere abbandonati dal maltempo, se non per brevi pause. Sì, tra il ritorno all’ora solare e questa tipica atmosfera, umida e tetra, possiamo proprio dire di esserci avviati verso il lungo inverno…

mercoledì 28 agosto 2013

Vacanza in Pusteria 2

Lunedì 26 agosto
Non sta piovendo, ma una fitta coltre nebbiosa copre il paesaggio fin quasi a fondovalle.
-Mi pare di essere in Scozia…- commenta il consorte, rimembrando un’umida e grigia vacanza nelle lande scozzesi, con panorami a cm zero.
Già, confermo e, se eravamo sopravvissuti allora, ce ne faremo una ragione anche oggi, concludo.
Così ce la prendiamo con comodo, un’ampia e varia colazione con assaggi di questo e di quello, un po’ di lettura a seguire e, quando stanno per scoccare le dieci, ci prepariamo all’uscita. Scarponi ai piedi, giacca a vento, zaino con copri zaini a portata di mano e ombrellino d’ordinanza (il mio, piccolo e vivace) e bastoncini, ci incamminiamo di buon passo verso la stazione a valle della funivia che conduce sul monte Elmo. La nostra intenzione è di percorrere l’ampio sentiero sommitale, per lunghi tratti una comoda strada sterrata, fino a congiungerci con quello che scende alla malga Nemes e di qui riportarci a Moso. Un tragitto senza particolari difficoltà, al di là della lunghezza, con diversi punti d’appoggio, il rifugio Gallo Cedrone, la Sillianhütte e, ultima ma non meno importante, la citata malga Nemes.
Così facciamo, camminando sotto il cielo grigio che a tratti si ‘apre’ regalandoci vaste vedute della valle sottostante, in qualche momento addirittura con timidi raggi di sole, in altre occasioni avvolti in una specie di bambagia in cui risuonano solo i nostri passi, con l’accompagnamento, di tanto in tanto, del muggito di una mucca al pascolo o del belato di sparute capre che intravediamo in lontananza e talora, tanto per non perdere l’abitudine, accompagnati da una pioggerella, breve e fastidiosa.
C’è poca gente lungo il percorso: una decina di persone salite con noi in funivia e ben presto distanziate, qualche escursionista che troviamo all’interno della Sillianhütte e poi nessun altro, da lì, fino alla malga Nemes. Insomma, una lunga ‘cavalcata’ pressoché solitaria che si conclude verso le 16.15 quando giungiamo all’hotel, stanchi ma soddisfatti. Sì, per quest’oggi abbiamo ‘dato’ ed ora possiamo dedicarci al reparto wellness, una ‘saunetta’ e poi un po’ di relax sui comodi lettini, dove mi immergo nella lettura appassionante del romanzo di Anne Tyler, La figlia perfetta, senz’altro uno dei migliori che ho letto in questi ultimi tempi.
Martedì 27 agosto
Ahimè, anche oggi le nubi sono incombenti, forse meno di ieri o almeno così pare al nostro occhio che si sforza di essere ottimista. Sì, lassù, lassù, ci sembra di intravedere qualche timido lembo azzurro, ma forse è solo la nostra speranza.
Così, anche stamane, facciamo le cose con calma, siamo o non siamo in vacanza? Ci rincorre forse qualcuno? E sono le dieci passate quando ci mettiamo in marcia. Quest’oggi, ci siamo detti, un percorso più breve, ché poi, alle tre del pomeriggio dobbiamo essere di ritorno perché mi attende la giovane addetta alla Spa per un massaggio antistress. E allora, cosa c’è di meglio di una bella passeggiata fino in fondo alla valle Fiscalina, lungo una comoda strada pressoché pianeggiante? Così infatti facciamo, prendendola, invero, un po’ ‘alla larga’, per allungarla quel tanto da farla diventare una ‘quasi’ escursione. Ci spostiamo fino a Sesto e poi percorriamo un bel sentiero nel bosco, lungo il quale numerosi sono i turisti che incrociamo, comprese alcune italiche famigliole con bambini riluttanti e litigiosi e genitori spazientiti, fino a giungere all’imbocco della valle, dove ci ‘immergiamo’ in una specie di processione… pedestre. Decine e decine sono infatti i camminatori, persone di ogni età e di ogni varietà… di abbigliamento e tanti i cani al seguito, anch’essi ad ampio spettro…. razziale.
E lassù, alle pendici di Cima Uno, il sentiero che sale zigzagando con strette curve verso il rifugio Zigzmund-Comici, il primo che si incontra sulla via delle Tre Cime di Lavaredo, lungo il quale si vedono procedere diversi camminatori. E noi? -mi domando- ce la faremo (per via del tempo) a salirvi?- Speriamo proprio di sì!!
Per oggi ci accontentiamo di questa semplice camminata, oltrepassando il super-affollato rifugio di fondovalle, dove appare un’impresa il solo avvicinarsi al bancone del bar e, consumato un rapidissimo pasto a mo’ di pic-nic sul ghiaioso greto del torrente poco distante, sempre con ombrellino a portata di mano perché gli scrosci seguono una tattica… da guerriglia, colpendo quando meno te l’aspetti, anche mentre sei sotto un pallido sole, ce ne torniamo verso Moso e verso l’impegno… rilassante.
E il pomeriggio si conclude con la sottoscritta, tutta bella unta di oli profumati, in relax sui lettini del reparto wellness (-perché dopo il massaggio è meglio non fare nulla- ha consigliato nel suo italiano dall’accento ‘tetesco’ la giovane Rebecca) e con il consorte che si ‘sauna’ fino a stufarsi.
Infine, dopo la cena in cui valorosamente ci impegniamo a gustare tutto quanto ci viene servito, sono d’obbligo quattro passi nella notte, ahimè non stellata, concludendo con l’ultima pioggerella del giorno.
Ci mancava solo quella!!

sabato 27 aprile 2013

Sabato 27 aprile

Ancora un sabato all'insegna del maltempo, almeno quassù nel profondo nord. Una giornata di pioggia battente, umida e grigia, che fa venir voglia di rimanere al calduccio tra le pareti domestiche, con un buon libro e una tazza di the fumante, ancor meglio se accompagnato da qualche goloso dolcetto. Un altro giro di valzer di questa strana primavera che non si decide a 'mollare le ancore' e un interrogativo su come sarà il tempo domani, quando percorreremo nuovi sentieri in terra altoatesina, con, in aggiunta, la visita del medioevale Castel Trotsburg. E per fortuna ci sarà la possibilità di pranzare all'asciutto con qualche pietanza calda, ché non pare ancora giunto il momento di soleggiati pic-nic.

Intanto è stata resa nota la lista dei ministri del nuovo governo: molte novità, diverse donne fra cui la prima ministra 'abbronzata', più, ovviamente, qualche pezzo grosso della vecchia politica, senza tuttavia quei nomi 'pesanti' che da giorni ricorrevano sulle pagine dei giornale. E adesso non rimane che stare a vedere, con la speranza che prevalgano buon senso e ricerca del bene comune. Speriamo.

E per concludere, una notizia letta su Repubblica on-line. Il presidente Putin, uomo di elevata statura morale e alto senso civico, ha bloccato le adozioni di bambini russi da parte di famiglie francesi, dopo che il parlamento d'oltralpe ha varato la legge che consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Bravo Vladimir! Fagliela vedere a questi debosciati di occidentali che intendono stravolgere l'ordine naturale delle cose! Tu sì che hai a cuore la sorte di tanti bambini senza famiglia, che potrebbero correre il rischio di venire a contatto con tali degenerazioni. Meglio che rimangano nei russi orfanotrofi, così simili a tanti hotel a cinque stelle, amati e accuditi come i tuoi stessi figli...

lunedì 25 marzo 2013

Domenica 24 marzo: alle pendici del monte Macaion

Domenica 24 marzo
Ormai dovremmo saperlo che le previsioni meteo ci azzeccano al 95%  e se ti spiegano che la domenica sarà piovosa, hai un bell’illuderti di trovare cielo sereno e sole splendente, puoi già dirti fortunato se ti viene concessa una ‘pausetta’ di un paio d’ore tra una precipitazione e l’altra…
Ed è quello che è accaduto quest’oggi, domenica 24 marzo, che solo gli audaci e indomiti escursionisti della Sat potevano sperare diversa da quanto descritto dai vari servizi meteo. Due escursioni due in programma, la ‘pedestre’ alle pendici del monte Macaion, in terra altoatesina e la sci alpinistica sui rilievi innevati del Lagorai, ciascuna con un ristretto numero di iscritti, probabilmente lo ‘zoccolo duro’ o gli ‘irriducibili’, quelli cioè che ‘del maltempo me ne faccio un baffo’. Con, in aggiunta, qualche discendente di Amleto, come la sottoscritta, che non era neppure iscritta…
Infatti non ero intenzionata ad avventurarmi lungo erti sentieri, magari scivolosi o pieni di fango. Avevo un lungo elenco di attività più o meno interessanti da svolgere, una ‘pila’ di indumenti da stirare, una mezza idea di cimentarmi in un’opera pasticciera, magari un film pomeridiano o un caffè mattutino con Alberta…
E invece, quando stamattina il consorte si è alzato ad ora presta per i preparativi in vista della sci alpinistica, ho seguito il suo esempio e, scrutato il cielo, con nuvole grigie sì, ma ‘alte’, ho finito di sfogliare una metaforica margherita ‘vado-non vado-vado’…, ho preparato in fretta e furia lo zaino, con tanto di ombrello, mantella, copri zaino e ho raggiunto il consueto luogo di ritrovo. Per la ‘pedestre’, ovviamente, che le ciaspole sono ormai state riposte in vista del prossimo inverno.
23 temerari, che, raggiunto il paesino di Andriano, calzati gli scarponi e zaini in spalla, si incamminano verso la gola del torrente Gaido che dovranno risalire fino alle rovine di Castelforte, percorrendo un sentiero erto e fangoso, con qualche scaletta in legno e tratti di (provvidenziale) cordino. Un’oretta circa di sudore e fatica, durante la quale il gruppo si frantuma in tanti segmenti silenziosi e colorati che ‘ingentiliscono’ la cupa atmosfera del luogo. L’unico rumore che si avverte, al di là dello scrosciare delle acque del torrente che scorrono tra sassi e cascatelle, è dato dallo scalpiccio degli scarponi e dal frusciare delle autunnali foglie smosse dai passi cadenzati. Nessuno (o quasi) parla; non c’è fiato da sprecare…
Finalmente siamo ai ruderi dell’antico maniero; una rapida sosta ‘rifocillante’ e poi di nuovo in cammino. C’è ancora un tratto di salita, ma il sentiero è assai più agevole e in breve raggiungiamo la stradina di campagna che porta al paesino di Gaido e alla sua chiesetta che sorge solitaria su una modesta altura poco distante. E adesso le voci dei gitanti riempiono festose l’aria grigia, umida e pesante; la strada è ancora lunga, ma le salite sono finite e ci attendono un lungo tratto pressoché pianeggiante e poi la discesa nel bosco, verso il castello di Appiano dove è prevista la sosta pranzo. Discesa che, comunque, richiede costante attenzione, perché tra foglie secche, radici e pietre levigate e bagnate, c’è da essere prudenti ancor più che in salita…. Tra l’altro sta piovendo, una precipitazione modesta ma fastidiosa assai e non è semplice districarsi tra ombrellino aperto e bastoncini. Così, mentre procedo con due compagne di avventura con tutte le precauzioni del caso, succede di dover ascoltare i lazzi e i frizzi di un maturo ‘amico’, (ché qui l’età media è over 55, almeno…), ancorché agile e prestante (chi sono queste anziane e prudenti signore?).  Guarda, giovinotto impertinente, che siamo tutte più giovani di te!!
E poi siamo al castello, dove c’è un provvidenziale punto di ristoro, un piccolo e rustico ristorante con pochi piatti nel menu, degli knodel di vario tipo e un appetitoso strudel, dove consumiamo il fiero pasto nella solita atmosfera gioiosa e festante dei momenti conviviali.
Sazi e soddisfatti, allegri e ‘garruli’ nonostante il grigiore, l’umidità e la pioggerella costante, cominciamo ora il tragitto di ritorno, un ampio sentiero tutto in costante discesa, che nel giro di poco più di un’ora ci riporta ad Andriano dove il pullman è in nostra paziente attesa. E, pronti a partire con largo anticipo alla volta di casa, alziamo un ultimo sguardo alle pendici del monte Macaion e alla torre di guardia poco distante dal castello di Appiano che si intravvede tra le brume simil autunnali.
-Guardate, da dove siamo passati…
-Però, ne abbiamo fatta di strada anche oggi… con el nòs (=nostro) cavalot de San Francesco…-
  

 

 

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lunedì 12 novembre 2012

E' finita la stagione!



Domenica 11 novembre.
Finisce anche quest’anno la stagione delle gite, con pranzo e castagnata, più musica dal vivo, estrazione lotteria, ricchi premi e cotillon; manca solo la fascia d’oro per la Miss (saggia decisione per non correre il rischio di scatenare guerre fratricide tra le ‘bellezze’ della sezione).
E, come da qualche settimana a questa parte, anche questo giorno festivo si presenta sotto le perfette spoglie del maltempo, con pioggia torrenziale e nebbia ‘a centimetro zero’, fenomeni che, tuttavia, non impediscono a diciannove temerari di partire alle 7.30, con abbigliamento da montagna e ampio ombrello appresso (più vestito ‘da cerimonia’ da indossare una volta alla meta) alla volta del lago di Tenno, da dove si incammineranno verso il paese di Fiavè, luogo in cui si terranno i festeggiamenti.
Naturalmente noi, il consorte ed io, non facciamo parte di questa prima ‘schiera’ e raggiungiamo Fiavè nella tarda mattinata con il pullman delle 10.30, già con l’abito della festa e la capace tortiera con il dolce d’ordinanza, come ormai da tradizione (è infatti compito di zelanti socie/i preparare le torte per la merenda..). Sempre accompagnati dall’incessante precipitazione, non ci rimane che trascorrere il tempo precedente il pranzo, impegnati in amichevoli conversazioni accanto alle calde stufe ad olle del bar annesso al ristorante prescelto, in attesa del ritorno degli indomiti guerrieri. I quali giungono… in pullman, avendo avuto, il capogita, l’accortezza di modificare radicalmente il programma: nessuna romantica (?) camminata sotto la pioggia, ma un bagno di arte e storia trentina, con la visita a Castel Stenico. Niente pioggia, perciò, ma un’adeguata dose di freddo e umidità ‘regalata’ dalle vaste sale con ampi finestroni aperti (ne ho ancora vivido ricordo dall’ultima visita là effettuata).
E adesso la festa può cominciare: l’aperitivo, poi il pranzo, che, come spesso accade in simili occasioni, tende a prolungarsi, indi l’arrivo del musicista e l’inizio dei primi balli, con già numerosi soci pronti a lanciarsi in danze sfrenate… di ogni ‘tipologia’. Molti, comunque, sono anche quelli che ‘osservano’ o si dedicano a tranquilli conciliaboli a questo o a quel tavolo, mangiando le caldarroste e accompagnandole con qualche bel sorso di vino rosso per non rimanere… ingozzati (o, per usare un trentinismo ‘enpaitadi’).
Giunge poi il momento clou della consueta lotteria: sul fondo della sala da pranzo sono esposti i premi, ovviamente articoli da montagna, zaini, imbrachi, guanti da roccia, thermos, borracce, bastoncini…, più, ‘pezzi forti’ di quest’anno, una ventina di volumetti, scritti da un nostro socio, su diverse (sue) esperienze… pedestri, che garantiranno momenti di appassionata lettura, oltre alla dedica personale con bacio in aggiunta alle ‘fortunate’ socie che avessero a vincerne una copia. Una ‘gentilezza’ riservata solo alle signore….
Nel silenzio generale, tre fratellini (i più giovani ) procedono all’estrazione dei biglietti per la soddisfazione dei vincitori, che possono scegliere tra gli articoli presenti –un regalo a costo zero (ciascun partecipante alla castagnata riceve un biglietto omaggio, compresa la piccola Virginia di neppure dieci mesi) è sempre gradito. E allora viene un po’ da sorridere di fronte alla delusione ‘pubblica’ di una compagna di escursione che non ‘trova più’ l’oggetto desiderato…
Poco prima delle 19 i due pullman riprendono la strada verso la città con il loro ‘carico’ festante e, giunti al consueto parcheggio, è tutto un salutarsi affettuosamente, in attesa di ritrovarci per la nuova stagione.
E in questo ‘interregno’ che cosa faranno, alla domenica, i baldi camminatori della Sat? Risposta facilissima: la maggior parte continuerà a salire per erti sentieri, a scendere ripidi declivi, ancor meglio se con gli sci (o le ciaspole ai piedi), con l’unica eccezione del giorno di Natale e, forse forse, della domenica 23 dicembre, se proprio sarà necessario…
E la sottoscritta? Ah, lei si dedicherà a tutt’altro, in una specie di ‘decantazione’ dalla montagna. L’attendono una passeggiata (tranquilla tranquilla) con le Girasole, una domenica al seggio delle primarie, un compleanno da festeggiare e tanto volontariato alla bottega del Mandacarù nelle ‘calde’ giornate pre-natalizie.
Non avrò tempo di annoiarmi.

domenica 4 novembre 2012

Montagna: è il momento di dire NO

Arriva sempre, un'ora o l'altra della vita di ciascuno, il momento di dire 'basta! non se ne può più!'.
A me è capitato quest'oggi, 4 novembre, in una tipica, uggiosa mattinata autunnale. C'era in programma l'ultima gita 'ufficiale' della Sat, quella che da più di dieci anni è organizzata in collaborazione con un'altra sezione e che prevede, a fianco della camminata più o meno difficoltosa, un pranzo 'rustico' cucinato da soci volonterosi. Ma anche oggi, come successo altre volte nel passato, Giove Pluvio ha deciso di metterci lo zampino, regalandoci una giornata grigia e piovosa, degna conclusione di una settimana un po' altalenante sotto il profilo meteo.
-Se piove- aveva spiegato il capogita, l'arzillo Domenico B., sempreverde 75enne, agile e scattante -modificheremo il programma, rimanendo a fondovalle, sul lago di Ledro, utilizzando, per il pranzo, i locali della sezione Sat-
Ottimo- avevo pensato con un certo sollievo -eviteremo una discesa spaccagambe (già sperimentata in precedenti, faticose occasioni).
Così stamattina, ben vestita e ombrello munita contro la precipitazione continua, mi reco al pullman e perto, in compagnia di altri quaranta 'audaci', nella convinzione di trascorrere una giornata piovosa sì, ma in lieta compagnia e con un moderato impegno fisico. Ma non ho fatto i conti con la 'forza morale' dei Satini, per i quali 'non esiste l'impossibile', 'e che vuoi che sia per un po' di pioggia?', scoprendo, quando siamo già in viaggio verso la valle di Ledro, che il nostro 'giovinetto' capogita ultrasettantenne ha cambiato idea. Altro che passeggiata tranquilla lungo il lago di Ledro, prima del momento conviviale! Si seguirà invece il programma originario, con moderata salita e decisa discesa, a tratti stile 'picchio-pendìo', con una bella escursione... sotto la pioggia.
Eh no! Così non va! Quindi, GIAMMAI! Volete fare una gita sotto la pioggia, con visibilità pari a zero, tra boschi e sentieri coperti da foglie bagnate e sdrucciolevoli? Andate pure, io dico BASTA!
E lasciati partire i volonterosi, me ne torno solitaria a Riva del Garda e di qui a Trento, con una corriera di linea, che alle ore 14.45 mi lascia alla stazione delle autocorriere, da dove mi incammino, ombrello aperto e zaino in spalla, verso la casa della mia anziana genitrice. Un'ora abbondante di strada all'andata e circa 45 minuti al ritorno: anche senza grandi dislivelli, ho fatto la mia camminata.
E con la Sat? Il prossimo anno controllerò ben bene ogni proposta e prima di iscrivermi a questa o quella uscita, consulterò attentamente i vari siti meteo. Le performances con ombrello aperto le lascio agli 'inossidabili', nella convinzione che l'andare in montagna deve essere un momento di gioia e di piacere, non una fonte di sofferenza.

domenica 28 ottobre 2012

Di previsioni esatte e di (poco) altro


-Tutte le sere guardo alla televisione il bernaca per vedere se nevica…- così scriveva, quasi quarant’anni fa, un mio alunno di seconda media. Il ‘bernaca’, ovviamente, altri non era se non il celebre colonnello Edmondo Bernacca, che per anni ‘predisse’ dai teleschermi che tempo avremmo avuto.
Previsioni, le sue, che non ricordo si avverassero sempre, a differenza di quelle di oggigiorno, le quali, grazie a satelliti, computer e tutti i marchingegni della moderna tecnologia, sono senz’altro più affidabili e ‘veritiere’…
Nel bene e nel male, ahimè e quando ti dicono che sarà un fine settimana all’insegna di maltempo, freddo e quant’altro ci può stare, almeno nella tua zona, hai un bel dire che, forse, se a Trento piove, sulla Paganella, magari ci può essere una zona ‘franca’, con perfino un raggetto di sole… Così gli ‘alti vertici’ della Sat, Società Alpinisti Tridentini, ha avuto il suo daffare nel convincere qualche ‘aficiodanos’ della necessità di annullare l’escursione prevista per oggi, sulla Paganella per l’appunto.
-Perché cancellare la gita? Se pòl caminar anca con l’ombrela.. Potremmo cambiare itinerario, allora…-
Ma i responsabili sono stati inflessibili (e non dimentichi del profluvio di critiche piovute addosso, assieme ad una ‘reale’ precipitazione, per aver portato, lo scorso settembre, un manipolo di temerari [e sì, c’eravamo anche noi, naturalmente..] lungo umidi e nebbiosi sentieri austriaci con visibilità di metri due o poco più). Domenica, a casa!!
Ben fatto! Perché la nefaste previsioni non potevano rivelarsi più esatte: ieri, pioggia battente con un sibilante vento seral-notturno e stamane, freddo, pioggia e… neve fin ‘alle basse’… Guardando infatti dalla finestra del soggiorno, posso ammirare le pendici del Bondone, coperte da una spolverata bianca fin all’altezza di Sardagna, a circa duecento metri dal fondovalle e non è da escludere che da qui a stasera qualche fiocco giunga fino in città.
-Si sfregheranno le mani per la contentezza, gli sci alpinisti- ha commentato il consorte, il viso accostato alla vetrata –I tirerà fòra en presa gli sci…- ha aggiunto. Lui, invece, per non sbagliarsi, ha rinunciato anche all’acquisto dei consueti quotidiani per non affrontare le intemperie, come del resto l’ha imitato la moglie…
 
Ore 20. La neve non è scesa fin qui, ma sta piovendo e il termometro segna 6 gradi: i moderni ‘bernaca’ non hanno sbagliato di un millimetro.
E noi, come abbiamo trascorso la giornata? Una mattinata casalinga, un pranzo (casalingo) con gli amici Patrizia e Ugo, ‘messo insieme’ all’ultimo minuto, la visita all’affollatissima mostra ‘Fa’ la cosa giusta’ (il maltempo ha contribuito ad un vero boom di ingressi…), con un faticoso giro tra i vari stand espositori e, per concludere il pomeriggio, un momento conviviale a casa di mammà, festeggiante l’86° genetliaco, dove tutti i buoni propositi del giorno sono andati a carte quarantotto di fronte a tre torte ‘commemorative’ dell’avvenimento.
Infine, rientrati nella propria abitazione, il trovare un ambiente riscaldato e accogliente ti fa capire quanto poco basti, a volte, per apprezzare quello che si ha… Eh sì, il piacere delle piccole cose!

domenica 10 giugno 2012

E' la pioggia che va...

Qui si va di montagna, come ben si sa e anche quest’oggi non siamo mancati al consueto appuntamento con zaino e scarponi, cambiando, tuttavia, ‘parrocchia’, invogliati da un itinerario nella zona di Merano, proposto dal gruppo escursionistico del tridentino Circolo Unicredit, che, abbiamo pensato, un giorno o l’altro si potrebbe ‘rifare’ con gli amici della Sat.
-Ma c’è anche la concorrenza!- ha subito detto un’attempata partecipante, vedendoci seduti, il consorte ed io, sul grande pullman, completo in ogni ordine di posti. Già, la concorrenza!!
Peccato, però, che la variabilità meteorologica abbia messo lo zampino, sotto le vesti di una pioggia battente che ci ha accolti, allorché siamo arrivati a Tirolo, la graziosa cittadina, dominata da un imponente maniero, a due passi da Merano, da dove sarebbero cominciate le odierne fatiche.
Che fare? si è chiesto il capogita Marcello, l’infaticabile organizzatore e deus-ex-machina del Circolo. Che fare? ha domandato ai suoi valenti ed esperti collaboratori e, dopo un rapido consulto, la decisione è stata presa: annullate e l’escursione principale sulle pendici dei monti sovrastanti il centro meranese e la più moderata ‘variante’ da svolgersi a quote meno elevate, è stato lì per lì ‘inventato’ un terzo itinerario.
Così il pullman ci ha condotti a San Leonardo in Passiria e qui, con i nostri colorati ombrelli, le ampie mantelle impermeabili, i necessari copri-zaini ci siamo incamminati lungo la comoda pista ciclabile che si snoda seguendo il sinuoso corso del torrente Passirio, quest’oggi con acque tumultuose e ‘rombanti’. A ranghi compatti e in un’atmosfera allegra, nonostante la precipitazione, abbiamo percorso circa undici chilometri di strada pianeggiante, fino al paesino di Saltusio, dove ci siamo ‘sparpagliati’ alla ricerca di un luogo adeguato (e possibilmente riparato) in cui desinare.
Un bel gruppo in un agritur a poca distanza dal centro abitato e molti altri in paese, dove si stava svolgendo la festa del locale Corpo dei vigili del fuoco, con vasto punto di ristoro coperto, chiosco delle bevande (birra in primis, ovviamente), cucina funzionante a pieno ritmo e, last but not least, complessino in abiti tirolesi che rallegrava l’atmosfera con tipiche melodie altoatesine.
Quale miglior occasione, ci siamo detti, un bel bagno di folklore locale e, preso posto ad un rustico tavolo, abbiamo scelto tra le cinque-sei proposte del menu, rigorosamente scritto nell’idioma di Goethe, chi del pollo alla griglia, chi un ‘classico’ wurstel, chi una ‘wiener-schnitzel’, con relativi accompagnamenti di patatine fritte, per un economico e veloce pranzo in stile sud-tirolese…
Poi, una volta terminata la pausa mangereccia, al momento di risalire sul pullman, come nella più beffarda delle situazioni, ecco dissolversi le nubi e tornare il sereno, con un sole tiepido e splendente, senz’altro burlone, come a dire ‘eheheh, ve l’ho fatta!’. Sì, un bel tiro mancino ci ha giocato oggi, il tempo!
Così abbiamo approfittato del miglioramento meteorologico per una passeggiata conclusiva lungo le affollate vie di Tirolo (qui va per la maggiore il turista di lingua germanica), fino al grande castello, ammirando il vasto panorama sull’ordinata conca meranese e poi su e su fino alle cime dei monti, alcune delle quali ancora innevate e per quest’oggi è stato davvero tutto.
E ce ne siamo tornati in quel di Trento con un po’ di rammarico per non aver potuto seguire il programma prefissato (ma lo faremo senz’altro, il consorte ed io, in una delle prossime settimane, in forma ‘privata’), ma senza crucciarci più di tanto, perché è stata comunque una giornata piacevole e ‘intensa’.
E senz’altro più fortunati i compagni della Sat, quest’oggi da noi lasciati al loro destino, su impervi sentieri sui monti a sud di Trento (e con ampi dislivelli in discesa…), che non hanno ‘beccato’ neppure una goccia d’acqua… Che botta di c**o, hanno avuto!!

domenica 15 aprile 2012

Attività primaverili

Bene, finita la vacanza spagnola (negli ultimi tre giorni di permanenza c’è stata una puntata a Toledo, oltre alle ‘consuete’ chilometriche camminate lungo le strade madrilene), sistemata pressoché definitivamente la nuova cucina (manca solo il ‘giusto’ modello di forno da sostituire a quello consegnato e non corrispondente all’ordine), messa in cantiere la santa Pasqua, con sostanzioso pranzo a casa di mammà, con uovo di cioccolata e colomba classica a seguire, ‘consumata’, il giorno seguente, la tradizione della gita fuoriporta targata Sat, quest’anno sulle pendici del monte Altissimo, calpestando neve ghiacciata in una giornata freddissima, ho trovato una nuova attività per occupare i momenti di tempo libero (e tutti gli altri a seguire): il riordino e la risistemazione di armadi, cassetti e cassettini.
Sembra impossibile che in una casa di contenute dimensioni (e non certo un Buckingham Palace) si riesca a concentrare una quantità
immane di oggetti di svariate forme, dimensioni, funzioni, di molti dei quali si ignora spesso l’esistenza. E allora, guarda, scarta, dividi, sistema e risistema, via questi ‘residuati bellici’, i portachiavi in una scatola, orologi funzionanti e altrettanti ‘reperti’ in un’altra, le pile (e quante sono!) in un sacchetto, pronte per l’apposito contenitore, un cassetto dopo l’altro, un’anta degli armadi via l’altra e poi il ripostiglio…
Così accade che io abbia ritrovato le mie scarpette da ginnastica ritmica, che sembravano sparite nel nulla da un paio di anni (ed io ero sicura che si trovavano da qualche parte, qui in casa), mentre il consorte ha scoperto, in un contenitore nello sgabuzzino, una ‘pistola per silicone’ a lungo cercata e appena ricomprata.
Adesso c’è un certo ordine, in armadi e su scaffali, ma con il pericolo (concreto) di non ricordare più dove si trovano i vari oggetti… Peccato non aver fatto una mappa!

Nel frattempo proseguono le nostre domeniche montuose, godendo dello ‘splendido’ tempo di questa strana primavera: quest’oggi in escursioni separate, il consorte impegnato in una sci alpinistica, drasticamente ridimensionata per nebbia e precipitazione nevosa persistente e la sottoscritta, sull’altopiano del Renon, in una ‘pedestre’ accompagnata da piovaschi e temporanee ‘remissioni’, lungo comode strade sterrate e facili sentieri. Peccato non aver potuto apprezzare gli spettacolari panorami che il percorso offre in giornate azzurre e serene, ma con la certezza di aver perlomeno rallegrato la grigia giornata con i colori vivaci dei nostri copri zaini, ombrelli e mantelle…

mercoledì 15 febbraio 2012

Di iscrizioni, escursioni e altro

Sarà la mancanza quasi totale di neve, sarà il desiderio di trascorrere le domeniche in festante compagnia o sarà altro motivo che mi sfugge, sta di fatto che al lunedì pomeriggio, quando alla Sat ‘aprono’ le iscrizioni per la gita della domenica successiva, nel giro di una decina di minuti i posti a disposizione vengono esauriti, con un seguito di persone in lista di attesa, per la gioia del cassiere e dei bilanci della società.
E anche lunedì 13 è successa la stessa cosa: ore 17.30, apertura della sede e ore 17.38, l’attimo in cui mettiamo piede, il consorte ed io, nei locali della Sat, l’elenco è quasi completo ed è solo con un rush degno del miglior Pietro Mennea che riusciamo ad ‘occupare’ gli ultimi posti, in compagnia dell’illustre presidente Paolo F e degli altri amici ‘patagonici’. Mai vista una simile corsa alle fatiche domenicali!!
Ieri pomeriggio, invece, si aprivano le iscrizioni alla settimana sulla costiera amalfitana, un mix di visite e camminate in quei luoghi spettacolari, per le quali si ipotizzava un assalto sulla falsariga di quello ai forni, di manzoniana memoria, com’era successo lo scorso anno, pressappoco in questi giorni, per la vacanza di maggio in terra di Sardegna.
-Mi preparerò con l’elmetto- aveva sostenuto nei giorni scorsi il presidente Paolo F.
-Ti guarderò le spalle- l’aveva rassicurato il consorte.
Poi, la soluzione, semplice e praticabile, un vero ‘uovo di Colombo’ escursionistico: il bigliettino con numerino, stile supermercato. Ogni ‘testa’ un tagliando, con la possibilità per ognuno di iscrivere il proprio coniuge o parente o amico e con questa ‘trovata’ tutto ha funzionato a meraviglia.
-Siete stati bravissimi.- Il giudizio positivo di Rosa, reduce dalla maratona ‘iscrittoria’, mi ha raggiunga a Mandacarù dove stavo operando nel mio pomeriggio di volonterosa volontaria e le sue parole mi hanno fatto esalare il più classico dei sospiri di sollievo. Menomale!! Non sarebbe stato il massimo, uno ‘spintonamento’ con risentiti scambi di accuse ‘gh’ero prima mi, no ti te sei ‘rivà dopo, no sta a butar, adès l’è el me turno…’

E per un ‘escursionistico’ aggiornamento, domenica scorsa, con partenza alle 6.00 (sì, avete letto benissimo!), ancora avvolti dalle tenebre notturne, ci siamo recati in val Casies, a Santa Magdalena, da dove ci siamo incamminati sotto un cielo bigio e grigio verso il cosiddetto Giogo del Bosco, una delle tante cime che circondano la valle.
Sì, faceva freddo (mai comunque come la settimana precedente in terra austriaca) e dopo un po’ è pure cominciato a nevicare, fiocchi leggeri e quasi impalpabili che turbinavano nell’arietta frizzante, ma che non hanno impedito ad un ristretto numero di audacissimi di giungere alla vetta, uno sguardo a 360°… nel nulla -ad alta quota c’era uno strato di densa foschia che avvolgeva come bambagia- e subito via, di ritorno, con i panini quasi gelati nello zaino e il thè non più bollente nelle thermos.
Così almeno ci racconteranno, perché la ‘first lady’ Silvana ed io optiamo per il tragitto più semplice, puntando direttamente alla malga Stumpf, una rustica e minuscola costruzione al limitare del bosco, dove troviamo rifugio e conforto. Un’escursione a due, insomma, dato che il terzo della compagnia, un ex-ventenne d’indomita indole, ci segue a distanza…. siderale, tanto da farci temere per la sua sopravvivenza e che raggiungerà la malghetta con tempi ben al di là del quarto d’ora accademico. E qui arriveranno poi diversi altri compagni che, di fronte all’accanirsi del maltempo, hanno rimandato ad occasione più favorevole la conquista della cima...
La grigia giornata si conclude, comunque, in un’amichevolissima atmosfera a Santa Magdalena, in un affollato locale, dove in attesa degli ultimi ciaspolatori si mangiano gustosi piatti sud-tirolesi, si scherza e si ride e si gioca perfino a carte, un paio di mani a scala40, con la vittoria dell’autista che, astuto e sornione, attende la carta giusta per aprire e chiudere, lasciando i compagni con un palmo di naso.
E poi le oltre due ore di viaggio per tornare a casa, accompagnate da musiche anni ’70 che il suddetto chaffeur canticchia in accompagnamento, coadiuvato da diversi di noi che ritrovano nella memoria parole e rime date per ‘disperse’, in un quasi nostalgico ritorno ad un lontano ‘come eravamo e che cosa cantavamo’.
E’ mancata solo ‘Piccola Katy, la porta è socchiusa, non devi nemmeno inventare una scusa, dormono tutti di un sonno profondo e questo silenzio è la fine del mondo’… La prossima volta gliela domando. Ce l’avrà di sicuro, l’autista Armando su qualcuna delle sue registrazioni…

domenica 1 gennaio 2012

Vacanza in Patagonia-18° giorno

Martedì 22 novembre
Bastano le prime luci del giorno a far balzare dal letto l’husband che si prepara alla velocità della luce e se ne esce con la fidata macchina fotografica fra le mani, pronto ai primi scatti di quella lunga serie che egli auspica per oggi e poco più tardi è il mio turno di prepararmi, non senza aver controllato dalla finesta che cosa ci regala il tempo quest’oggi.
Ahimè, il cielo è variamente coperto, pur con qualche sprazzo di sereno che cerca di farsi largo fra le nubi grigiastre, come conferma il consorte rientrato per la colazione, un po’ deluso ma sotto sotto speranzoso che la situazione evolva per il meglio.
E alle nove precise lasciamo il Kaleshen, zaini in spalla e sguardo al cielo, pronti a percorrere il sentiero che ci porterà al Mirador Maestri, alla base del Cerro Torre. Quante nubi! Ma noi vogliamo essere ottimisti e cerchiamo con lo sguardo quelle sottili strie azzurre che faticano a farsi strada nel grigio diffuso…
Ci mettiamo così in cammino, lasciando il centro abitato e dirigendoci verso il sentiero che sale dal paese, dove già si nota una lunga fila colorata di escursionisti, più ‘tempestivi’ di noi. A passo sostenuto seguiamo le loro tracce, portandoci nel giro di pochi minuti sul verdeggiante pianoro da cui si domina tutto El Chalten e procediamo lungo la ben segnata traccia, verso il Mirador Laguna Torre, da cui dovremmo godere della prima ‘visione’ del celebre Cerro Torre.
Ben presto raggiungiamo e superiamo il numeroso gruppo che ci stava precedendo: sono italiani, lombardi per la precisione, accompagnati da due guide locali e, come noi, si stanno dirigendo verso la base della montagna andina. Anch’essi sperano di ammirare l’imponente parete rocciosa, ma il comune desiderio è frustrato già al primo Mirador, nello scoprire che davanti a noi c’è…. una parete di nebbia.
E non solo! Comincia anche a piovere, una precipitazione leggera leggera, ma ugualmente fastidiosa. Ma non ci lasciamo scoraggiare e procediamo lungo modesti ‘up and down’, ora immersi nella fitta boscaglia, ora attraversando ampie radure, fino al Campamento De Agostini, il campo base per quegli audaci che intendono scalare il Cerro Torre ed è proprio qui che il tempo vira decisamente verso il brutto.
Pioggia adesso battente, visibilità ridotta e il cartello che ‘parla’ di oltre un’ora per raggiungere il Mirador Maestri.
Mirador di che? mi domando… Mirador de nebbia? Quello è infatti lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi: finita la vegetazione, sassi, massi, rocce grigie, nel grigiore diffuso.
Senza alcuna esitazione, invece, i miei compagni d’avventura vanno all’attacco del sentiero che adesso si inerpica lungo gli spogli detriti morenici, resti di un antico ghiacciaio, Paolo F e Silvana dalla fluttuante mantella anti-acqua in pole position, tallonati dal consorte, poi Patrizia e Ugo ed infine, riluttante e assai più lenta, la sottoscritta.
No, non fa per me, pioggia, ombrellino in una mano, bastoni nell’altra, cinghie dello zaino che scivolano dalle spalle, continua attenzione per non scivolare sui sassi bagnati… Resisto una mezz’oretta, poi saluto marito, amici, montagna e, fatto un rapido dietrofront, ritorno sui miei passi.
Circa tre ore di cammino per raggiungere El Chalten, tutte (o quasi…) sotto la pioggia, camminando di lena, con l’impressione di percorrere un sentiero…. senza fine, lungo il quale incrocio decine e decine di escursionisti (coraggiosi) che sfidano il maltempo, compreso un portatore che conduce alla cavezza due lama.
E finalmente, eccomi al paese. Sono le 15 passate, sono decisamente umida (per non dire bagnata) e ho fame, quindi vado alla ricerca di un locale qualsiasi dove trovare una pietanza calda e solo dopo una grande tazza di bollente ‘cafè con leche’ e due piccole empanadas (due ‘mattoncini’ di pesantezza…) mi sento riconciliata con il mondo.
Tornata all’hotel (e al caldo tepore della stanza) attendo paziente il ritorno dei ‘guerrieri’ che arrivano, variamente delusi, stanchi, umidi e infreddoliti, oltre un’ora e mezzo più tardi e solo verso ora di cena ‘riemergeranno’ dalle rispettive camere, asciutti e riposati, pronti ad affrontare le fatiche della tavola.
E, poiché il tempo si mantiene inclemente, decidiamo di limitare al minimo gli spostamenti dall’ hotel, raggiungendo il ristorante più vicino al Kaleshen, lo stesso dove avevamo cenato nella serata di ieri. Di passi, per oggi, ne sono stati fatti a sufficienza…