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sabato 6 aprile 2013

Varie escursioni

E’ indice di saggezza saper rinunciare ad un’escursione di sci-alpinismo quando non ci sono le condizioni di sicurezza e il bollettino valanghe segnala un elevato livello di rischio. Già ce ne sono stati di morti, troppi, in questa strana coda di inverno, che pare non voler lasciare spazio alla primavera.
Cinque persone hanno perso la vita, tra sabato e lunedì, travolte da centinaia e centinaia di metri cubi di neve, pesante, gelata, che non ha lasciato loro scampo; tre di loro erano trentini e non gente imprudente o alle prime armi, ma uomini esperti, bravi alpinisti, consapevoli dei rischi che si possono correre in montagna, muniti dei sistemi ‘protettivi’, Artva, pala e sonda.
Perciò, quando la Sat ha annullato la sci-alpinistica in calendario domani 6 aprile, ho tirato un bel sospiro di sollievo, perché sarei stata tutto il giorno con quella ‘leggera’ ansia, in attesa del ritorno dell’atletico consorte e con frequenti ‘sguardi’ alla pagina online del quotidiano locale...
E di neve ne abbiamo trovata anche noi, tanta, tantissima, candida, soffice e farinosa, proprio lunedì scorso, giorno di Pasquetta, quando ci siamo recati in numero poco numeroso, 23 escursionisti, forniti di ciaspole (sì, le ho dovute rispolverare dal garage e ci serviranno anche dopodomani, domenica…) al rifugio Tonini per la consueta uscita ‘pasqualizia’. Un’escursione senza pericoli, che abbiamo ‘vissuto’ in allegria, durante la salita, al momento conviviale del pranzo (abbondante e ben condito, come si confà ad un desinare in rifugio…) e a quello ‘canoro’ con ampio repertorio che è andato da… ‘scala a cantér’, come recita un proverbio locale, ovverossia toccando una bella varietà di generi musicali. E senza dimenticare il tragitto di rientro, per altro sentiero, con lunga e ‘decisa’ discesa che mi ha vista cadere più volte L, per fortuna senza conseguenze dolorose, visto il notevole spessore del manto nevoso.
Insomma, un’uscita che ha soddisfatto la quasi totalità dei presenti.
Ma le mie fatiche ‘montanare’ non si sono esaurite con la giornata di Pasquetta.
Due giorni dopo, mercoledì 3 aprile per intenderci, siamo partiti di buon’ora, il consorte ed io, in treno (la nostra auto, in questo periodo, è utilizzata dal figlio, lavoratore con orari un po’ strampalati), alla volta di Bolzano, Fortezza, Brunico (in un perfetto incastro temporal-ferroviario) e di qui in autobus a Villa S.Caterina, ridente frazione della cittadina pusterese, da dove ci siamo incamminati per ‘provare’ l’itinerario della escursione prevista per il 14 aprile e di cui sarò, ancora una volta, la capogita.
Un’oretta di cammino lungo agevoli strade fino a castel Kehlburg, una brevissima sosta, quindi un’altra ora di salita, stavolta superando tratti innevati e siamo nei pressi del villaggio di Tesselberg; qualche incertezza sul percorso da seguire, per scarsità di cartelli e segnaletica varia, finché lo sguardo d’aquila dell’amato bene ‘scopre’ la retta via.
-El sentér, varda là el sentér!!-
Esatto, è il sentiero, un’esile traccia che segue il versante della montagna e che noi imbocchiamo decisi. E che dove, ahimè, cominciano le dolenti note. Anzi, dolentissime. Perché il percorso, un susseguirsi di saliscendi più o meno decisi, ci ‘regala’ una sgradita sorpresa: ghiaccio, ghiaccio e ancora ghiaccio,  insidioso, scivoloso, pericoloso. E noi, da veri sprovveduti, nonostante il ‘pedigree’ di montanari, siamo privi di ramponi e, mentre il consorte avanza comunque, sicuro e indomito, la sottoscritta è indecisa, impaurita e gemente (e per fortuna non ‘flente’…). A questo punto non mi resta che procedere ben ‘aggrappata’ allo zaino del marito, senza guardare il ripido pendio sottostante e, passo dopo passo, superato perfino un breve tratto franato, obbedendo agli ordini decisi del ‘valoroso’ ex boy-scout con cui condivido i miei giorni (-afferra quei rami, il piede destro qui, il destro, no el sinistro!!-) percorro l’itinerario, finché, come Dio vuole, siamo alla fine, nel bosco. E’ fatta! E quale non è la sorpresa nel trovare, dopo pochi metri, un cartello con la scritta ‘sentiero chiuso per frana’. Bravi! Bravissimi! E metterlo anche dall’altra parte???
Il resto dell’escursione non ci regala altre sorprese: il tracciato è comodo, largo e alla portata di tutti, basterà, il 14, evitare il tratto ‘incriminato’…
Così ce ne ritorniamo a fondovalle e ripercorriamo il viaggio a ritroso: autobus fino a Brunico, quindi treno, cambio a Fortezza, nuovo cambio a Bolzano e, infine, a Trento, dove percorriamo stancamente le strade fino a casa.  
Sono ‘leggermente’ stanca… Chissà come mai!!

martedì 15 gennaio 2013

Verso la Forca Rossa - 13 gennaio 2013

Era dal 21 ottobre che non calzavo gli scarponi e non partecipavo ad una gita Sat. Ed è vero che mi ero ripromessa di ponderare attentamente le nuove uscite della nuova stagione 2013, non pensando davvero di riprendere già con la prima.
E invece…. Invece sono ripartita, ‘complice’ l’amica Silvana, con la quale avevamo concordato le modalità di partecipazione.
-Camminiamo per un paio di ore o fino a quando saremo stanche- ci eravamo dette –poi possiamo tornare indietro e fermarci in uno o l’altro dei luoghi di ristoro…-  
Ok, così si può fare, avevo pensato.
Così, domenica 13 gennaio, mi sono avviata di mattina presto, sotto un leggero nevischio, verso il luogo di ritrovo, con tutto l’ingombrante bagaglio, zaino, ciaspole, bastoncini, scarponi, più Artva, ma… senza consorte, in questo periodo a forzato riposo. Un lungo trasferimento in pullman fino a passo San Pellegrino, a poca distanza dal quale l’escursione ha avuto inizio.
Anche qui stava nevicando, fiocchi leggeri che volteggiavano in un’atmosfera grigiastra che non permetteva ampie vedute delle montagne circostanti. E i baldi escursionisti Sat, equamente divisi tra scia-alpinisti e appassionati della ciaspola si sono messi in marcia, superando indenni un primo tratto di ghiaccio insidioso, coperto da pochi, ingannevoli centimetri di neve (e qualcuno, ahimè, ‘saggerà’ la durezza del terreno con inatteso volo d’angelo ;-)), scavalcando uno sdrucciolevole steccato metallico, inerpicandosi in un fitto bosco, passando infine accanto a graziose baite coperte di neve.
Una rapida sosta, quindi la marcia è ripresa in un vasto spazio aperto, risalendo, in lunga fila serpeggiante, un erto pendio fino a raggiungere un pianoro, al termine del quale c’è l’ultimo strappo verso la forcella finale della Forca Rossa. Ed è qui che Silvana ed io abbiamo considerato finita la nostra ascesa: un saluto a chi stava davanti ed un veloce dietro-front, ripercorrendo adesso in discesa il tracciato di poco prima.
E ce ne siamo tornate, da sole, verso il fondovalle, fermandoci dapprima all’esterno di una delle baite per un veloce pasto –non faceva molto freddo, per essere il 13 di gennaio- fino a che le mani che hanno cominciato ad intirizzire non ci hanno suggerito di rimetterci in marcia. Così ci siamo dirette al ‘Flora Alpina’, un rustico edificio con grande ristorante, dove abbiamo concluso il ‘pranzo’ con una gustosa fetta di torta ed una calda bevanda, nell’attesa del ritorno degli altri compagni di ciaspola muniti.
Poi il ritorno al pullman, con una piacevole discesa attraverso un grande prato dal dolce pendio, sollevando soffici ‘nuvole’ di neve, fino a giungere alla meta e, una volta tolte le ciaspole, cambiati gli scarponi, sistemati gli zaini, abbiamo atteso il ritorno dei valorosi sciatori nel bar vicino, ‘immersi’ in un’atmosfera amichevole, tra chiacchiere, risate e racconti di esperienze passate.
E, infine, le due ore circa di viaggio di ritorno ed eccoci infine a Trento, stanca ma altamente soddisfatta. Sì, è andato tutto bene, ho camminato il giusto, non ho fatto particolari fatiche e neppure ho incontrato difficoltà nell’affrontare salite e discese, nonostante tutti quei panettonici (e, in genere, dolciari) ‘grammi’ gustati in questo periodo. ;-)
E se Silvana ci sarà anche la prossima domenica, assieme ripercorreremo altre strade, stavolta in terra austriaca, con la stessa formula, vado, cammino finché ne ho voglia, ritorno sui miei passi. Anche se saremo solo noi…
 P.S. Purtroppo la parola scritta non è in grado di descrivere i volti stupefatti di quelle ‘compagne di viaggio’, indefesse escursioniste, nell’apprendere che non andavo in montagna da ottobre e che, oltretutto, non ne avevo affatto sentito la mancanza!!

domenica 10 giugno 2012

E' la pioggia che va...

Qui si va di montagna, come ben si sa e anche quest’oggi non siamo mancati al consueto appuntamento con zaino e scarponi, cambiando, tuttavia, ‘parrocchia’, invogliati da un itinerario nella zona di Merano, proposto dal gruppo escursionistico del tridentino Circolo Unicredit, che, abbiamo pensato, un giorno o l’altro si potrebbe ‘rifare’ con gli amici della Sat.
-Ma c’è anche la concorrenza!- ha subito detto un’attempata partecipante, vedendoci seduti, il consorte ed io, sul grande pullman, completo in ogni ordine di posti. Già, la concorrenza!!
Peccato, però, che la variabilità meteorologica abbia messo lo zampino, sotto le vesti di una pioggia battente che ci ha accolti, allorché siamo arrivati a Tirolo, la graziosa cittadina, dominata da un imponente maniero, a due passi da Merano, da dove sarebbero cominciate le odierne fatiche.
Che fare? si è chiesto il capogita Marcello, l’infaticabile organizzatore e deus-ex-machina del Circolo. Che fare? ha domandato ai suoi valenti ed esperti collaboratori e, dopo un rapido consulto, la decisione è stata presa: annullate e l’escursione principale sulle pendici dei monti sovrastanti il centro meranese e la più moderata ‘variante’ da svolgersi a quote meno elevate, è stato lì per lì ‘inventato’ un terzo itinerario.
Così il pullman ci ha condotti a San Leonardo in Passiria e qui, con i nostri colorati ombrelli, le ampie mantelle impermeabili, i necessari copri-zaini ci siamo incamminati lungo la comoda pista ciclabile che si snoda seguendo il sinuoso corso del torrente Passirio, quest’oggi con acque tumultuose e ‘rombanti’. A ranghi compatti e in un’atmosfera allegra, nonostante la precipitazione, abbiamo percorso circa undici chilometri di strada pianeggiante, fino al paesino di Saltusio, dove ci siamo ‘sparpagliati’ alla ricerca di un luogo adeguato (e possibilmente riparato) in cui desinare.
Un bel gruppo in un agritur a poca distanza dal centro abitato e molti altri in paese, dove si stava svolgendo la festa del locale Corpo dei vigili del fuoco, con vasto punto di ristoro coperto, chiosco delle bevande (birra in primis, ovviamente), cucina funzionante a pieno ritmo e, last but not least, complessino in abiti tirolesi che rallegrava l’atmosfera con tipiche melodie altoatesine.
Quale miglior occasione, ci siamo detti, un bel bagno di folklore locale e, preso posto ad un rustico tavolo, abbiamo scelto tra le cinque-sei proposte del menu, rigorosamente scritto nell’idioma di Goethe, chi del pollo alla griglia, chi un ‘classico’ wurstel, chi una ‘wiener-schnitzel’, con relativi accompagnamenti di patatine fritte, per un economico e veloce pranzo in stile sud-tirolese…
Poi, una volta terminata la pausa mangereccia, al momento di risalire sul pullman, come nella più beffarda delle situazioni, ecco dissolversi le nubi e tornare il sereno, con un sole tiepido e splendente, senz’altro burlone, come a dire ‘eheheh, ve l’ho fatta!’. Sì, un bel tiro mancino ci ha giocato oggi, il tempo!
Così abbiamo approfittato del miglioramento meteorologico per una passeggiata conclusiva lungo le affollate vie di Tirolo (qui va per la maggiore il turista di lingua germanica), fino al grande castello, ammirando il vasto panorama sull’ordinata conca meranese e poi su e su fino alle cime dei monti, alcune delle quali ancora innevate e per quest’oggi è stato davvero tutto.
E ce ne siamo tornati in quel di Trento con un po’ di rammarico per non aver potuto seguire il programma prefissato (ma lo faremo senz’altro, il consorte ed io, in una delle prossime settimane, in forma ‘privata’), ma senza crucciarci più di tanto, perché è stata comunque una giornata piacevole e ‘intensa’.
E senz’altro più fortunati i compagni della Sat, quest’oggi da noi lasciati al loro destino, su impervi sentieri sui monti a sud di Trento (e con ampi dislivelli in discesa…), che non hanno ‘beccato’ neppure una goccia d’acqua… Che botta di c**o, hanno avuto!!

mercoledì 30 maggio 2012

Escursione botanica sul monte Cengialto

Il Cengialto è un modesto rilievo alle porte di Rovereto, sulla sinistra orografica della valle dell’Adige, a due passi dall’Ossario di Castel Dante e dall’area dei Lavini di Marco, dove nella roccia sono rimaste le orme di enormi dinosauri. Un luogo caratterizzato da una fitta vegetazione di latifoglie e da un endemismo conosciuto fin dall’Ottocento, l’Iris Cengialti, uno splendido giaggiolo che cresce negli spazi erbosi in prossimità della modesta sommità.
E questa località, oggi, è stata la meta della tradizionale escursione botanica di fine maggio.
Guidati da tre esperti conoscitori di piante e fiori, Gino, Rosa e Paolo C., coadiuvati dalla giovane geologa Anna, partiamo da Trento alle 7.30 precise, 42 ‘discepoli’, chi più, chi meno interessato ad ampliare le proprie, botaniche, conoscenze.
Veloce trasferimento a Rovereto, poi, risalita la strada fino al parcheggio di Castel Dante, siamo pronti a metterci in cammino, ahimè senza la consueta ‘sosta-caffè’. Pazienza, pensano in molti, già pregustando una giusta ricompensa, golosa (e calorica) durante il viaggio di ritorno, come garantito dai capigita (‘ne fermeren ala gelateria de Volano…’).
In gruppo pressoché compatto, con periodiche soste per ascoltare le spiegazioni degli esperti botanici, osservando le caratteristiche delle oltre cento specie segnalate nel lungo elenco di cui ogni escursionista è stato fornito.
Ovviamente, si notano fin dalla partenza diverse ‘specie’ di discepoli: ci sono le attente e solerti, con (o senza) penna a portata di mano per gli appunti, fra cui, degne di menzione, Carla C. e Riccarda (che se ne tornerà a casa con un ‘bottino’ di esemplari per un personale erbario), gli attenti E fotografi, uno dei quali con cavalletto quasi professionale (e non sto parlando del consorte…), gli attenti ‘periodici’ e, last but not least, gli/le ‘svagati/e’, fra i quali, ahimè, si deve annoverare la scrivente…
Sì, lo confesso, non sono nel gruppo dei diligenti, anche se, trovandomi per un breve tratto a camminare a fianco del botanico Gino, gli ho chiesto il nome di alcune erbe e pianticelle, dimenticandolo tuttavia nei dieci metri successivi (escluso l’Iris cengialti, ovviamente, dato che è il più facile e da riconoscere e da ricordare…).
Ben prima di mezzogiorno siamo sui piccoli spazi erbosi in prossimità della croce sommitale, intenti a consumare il ‘fiero pasto’ che ciascuno ha portato con sé e, quando dai paesini della destra orografica della Vallagarina che vediamo lontani, sulle pendici dei monti di fronte a noi, sentiamo giungere i rintocchi del mezzodì, siamo già pronti, zaini in spalla, a riprendere la strada.
Ci manca, infatti, ancora un lungo tragitto prima di giungere alla meta finale, attraverso il bosco prima e seguendo una larga strada forestale poi, passando accanto ad un monumento naturale come il ‘fungo di Albaredo’, una grande roccia con ‘cappello’, quindi ad una fonte di acqua freschissima, giungendo infine alle rocce della località Lavini, laddove si possono ammirare delle ‘orme’ nella roccia, che illustri studiosi hanno identificato come orme di remoti dinosauri.
E questa è l’ultima tappa del giorno: ora non ci rimane che attendere il pullmino che ci riporterà al parcheggio di Castel Dante, risparmiandoci quei cinque chilometri di asfalto che ci separano dal luogo stabilito.
Infine siamo pronti alla partenza, ciascuno soddisfatto dell’escursione appena conclusa, a partire dalle diligenti allieve che ‘ripassano’ i nomi delle piante e dei fiori appresi e con l’aspettativa generale della sosta in gelateria, come da programma. Ma essa rimane un pio desiderio, dato che il locale…. è tristemente chiuso e allora non ci rimane che puntare direttamente al consueto punto di arrivo tridentino, accontentandoci di un caffè di casalinga produzione e dell’eventuale gelato presente nel freezer di casa….
E, nonostante il contenuto dislivello affrontato e la semplicità dell’escursione, io ritorno a casa assai stanca e, ad un’ora davvero ‘presta’, sono già sotto le coltri. Solo il ‘giovanotto’ di casa è in grado di fare le ore piccole….

domenica 15 aprile 2012

Attività primaverili

Bene, finita la vacanza spagnola (negli ultimi tre giorni di permanenza c’è stata una puntata a Toledo, oltre alle ‘consuete’ chilometriche camminate lungo le strade madrilene), sistemata pressoché definitivamente la nuova cucina (manca solo il ‘giusto’ modello di forno da sostituire a quello consegnato e non corrispondente all’ordine), messa in cantiere la santa Pasqua, con sostanzioso pranzo a casa di mammà, con uovo di cioccolata e colomba classica a seguire, ‘consumata’, il giorno seguente, la tradizione della gita fuoriporta targata Sat, quest’anno sulle pendici del monte Altissimo, calpestando neve ghiacciata in una giornata freddissima, ho trovato una nuova attività per occupare i momenti di tempo libero (e tutti gli altri a seguire): il riordino e la risistemazione di armadi, cassetti e cassettini.
Sembra impossibile che in una casa di contenute dimensioni (e non certo un Buckingham Palace) si riesca a concentrare una quantità
immane di oggetti di svariate forme, dimensioni, funzioni, di molti dei quali si ignora spesso l’esistenza. E allora, guarda, scarta, dividi, sistema e risistema, via questi ‘residuati bellici’, i portachiavi in una scatola, orologi funzionanti e altrettanti ‘reperti’ in un’altra, le pile (e quante sono!) in un sacchetto, pronte per l’apposito contenitore, un cassetto dopo l’altro, un’anta degli armadi via l’altra e poi il ripostiglio…
Così accade che io abbia ritrovato le mie scarpette da ginnastica ritmica, che sembravano sparite nel nulla da un paio di anni (ed io ero sicura che si trovavano da qualche parte, qui in casa), mentre il consorte ha scoperto, in un contenitore nello sgabuzzino, una ‘pistola per silicone’ a lungo cercata e appena ricomprata.
Adesso c’è un certo ordine, in armadi e su scaffali, ma con il pericolo (concreto) di non ricordare più dove si trovano i vari oggetti… Peccato non aver fatto una mappa!

Nel frattempo proseguono le nostre domeniche montuose, godendo dello ‘splendido’ tempo di questa strana primavera: quest’oggi in escursioni separate, il consorte impegnato in una sci alpinistica, drasticamente ridimensionata per nebbia e precipitazione nevosa persistente e la sottoscritta, sull’altopiano del Renon, in una ‘pedestre’ accompagnata da piovaschi e temporanee ‘remissioni’, lungo comode strade sterrate e facili sentieri. Peccato non aver potuto apprezzare gli spettacolari panorami che il percorso offre in giornate azzurre e serene, ma con la certezza di aver perlomeno rallegrato la grigia giornata con i colori vivaci dei nostri copri zaini, ombrelli e mantelle…

lunedì 27 febbraio 2012

Escursione con tentazione

Domenica 26 febbraio, ore 12. Sono seduta su panchetta di emergenza all’esterno della malga Fossernica di dentro, gruppo del Lagorai, Trentino orientale, nei pressi del paesino di Caoria, in un punto riparato e sottovento, in compagnia di Alberta e Remo e siamo in procinto di consumare il fiero pasto con quanto portato da casa.
Siamo rimasti in tre (in altro luogo ‘protetto’ ci sono Giuliano e Giuseppe, che prenderanno quasi subito la via del ritorno), ben lontani da quella strada ‘tra Girgenti e Monreale’, cantata anni luce fa da un allora giovane Domenico Modugno, mentre tutti gli altri, compresa la mia fida compagna Carla B., si sono incamminati verso la cima dei Paradisi, odierna meta di un’escursione riservata alle ciaspole, che si è invece trasformata nella prima ‘pedestre’ della stagione.
Di neve, infatti, ce n’è assai poca, quasi niente nel bosco, tranne qualche breve tratto ghiacciato, per cui le ciaspole hanno viaggiato agganciate agli zaini. (-Aven portà a spass le ciaspole- dirà il mio amato consorte nel saluto finale, nel viaggio di ritorno)
Le mie, invece, sono addirittura rimaste nella bagagliera del pullman. Sarebbero state di intralcio e un peso superfluo per la mia schiena che quest’oggi è un po’ dolorante (probabilmente a conseguenza del mio ‘supelavoro’ in palestra…) e che mi quasi quasi mi induceva a rimanere accanto al potente mezzo, in compagnia dell’autista Orazio. Poi, stretti i denti, supportata moralmente dal marito, mi sono incamminata in fondo al gruppo e, passo dopo passo, ho risalito il bosco, ho affrontato impavida la ‘buferina’ nevosa che ci ha accompagnati per un quarto d’ora, ho calpestato la scarsa neve presente nei prati prospicienti la malga e ho raggiunto la (mia) meta, ricevendo anche i complimenti coniugali per il mio procedere senza fatica.
E adesso sono qui, alle prese con due clementine un po’ vizze e qualche galletta di kamut, mentre osservo le alte cime che contornano l’altro versante della valle, con improvvise e impalpabili nuvole nevose che si alzano per un probabile forte vento e ascolto Alberta che mi racconta delle sue ‘prodezze’ culinarie.
-Ieri dopodisnar ho fat la ‘treccia mochena’ (dolce di pasta lievitata con ripieno di marmellata e crema), e la m’è vegnuda abastanza ben, anche se la pasta l’era en po’ grossa sui bordi…-
Così dicendo, toglie dallo zaino l’elegante box-lunch rosa con disegni grigi, che la segue in tutte le sue escursioni e lo apre, mostrandomi all’interno tre belle fette del citato dolce.
-Tone una…- dice porgendomi il contenitore.
-Oh, Alberta, che tentazion! Pecà che sente en Quaresima e mi son drio a far ‘na ‘quaresima’ dolciaria…-
-Ma elo en ‘fioretto’, el tuo?-
-No, l’è sol en tentativo de limitar la quantità de dolci… Però l’è così bela, quela torta, che quasi quasi farò en sacrificio..-
E così avviene. Una mezza fetta, volendo lasciare l’altra metà a Paolo, al suo ritorno dalla cima.
-Alberta, l’è BUONISSIMA!! Una meraviglia! E, va là, dame anche quel’altra metà… El doveva star qua, el Paolo, se el ne voleva en po’. Chi va sulla cima, el perde la tortina!!-
Come si fa presto a recedere da ‘fermi’ propositi di rinuncia al dolce! Basta una ‘treccia mochena’…
Ma si sa, lo spirito sarebbe forte, è la carne ad essere debole!! Eheheh!

martedì 21 febbraio 2012

Ieri, oggi e propositi per domani...


Le previsioni meteo, ahimè, erano esatte. Precipitazioni, promettevano per la giornata di domenica e precipitazioni sono state, una nevicata lieve e costante in un’atmosfera grigiastra, con quella foschia che sfuma i contorni e ti regala l’impressione di camminare nel nulla. E l’ambiente, ancora una volta, è stata l’austriaca Oberbergtal, quest’anno una vera ancora di salvezza… nevosa per gli appassionati amanti della montagna d’italica stirpe, compresi i due amici ‘internazionali’, la giovane greca Efi e l’aitante Ozam, turco di Ankara, a Trento con contratto di ricercatore presso l’Università.
53 partecipanti, che partono scattanti alla conquista della cima del giorno, la Grubenkopf, lasciando indietro fin da subito le ‘solite note’, le indomite ‘fratelle’ M, per le quali ‘non esiste l’impossibile’ (neppure fossero state arruolate nell’arma!) ed un trio di placide signore, di cui una è la sottoscritta.
-Neanche oggi siamo arrivate sulla cima- affermerà alla fine della giornata con un pizzico di delusione nella voce, Carla B.
-Ma dove volevi andare, che non ci si vedeva da qui a lì…- la consolerà Silvana, che si era riproposta di camminare fino a mezzogiorno in punto, prima di tornare sui suoi passi. Ed io non potrò che darle ragione: abbiamo fatto anche noi la nostra parte e se la cima è rimasta inviolata ai nostri passi….. pazienza. La conquisteremo in qualche altra occasione…
Le fatiche del giorno si concludono nelle prime ore del pomeriggio, una volta ritornate al parcheggio del pullman, nell’affollato (e unico) locale, gestito da una brusca e poco cordiale austriaca Frau, che serve i numerosi clienti con fare sbrigativo ed espressione quasi infastidita e solo al momento di pagare sul suo volto appare una specie di smorfia che può sembrare un accenno di sorriso (e te credo, con tutti quegli euri che si è messa oggi in saccoccia…)
E poi è di nuovo lunedì, una giornata intensa che si è aperta con una sessione ‘stiratoria’ e conclusa con una cena ‘casalinga’ in compagnia dei patagonici amici chiusa da un’abbuffata di tipici dolci carnevaleschi -una vera overdose di crostoli- al termine della quale mi sono sentita come il classico coccodrillo con il tardivo pentimento.
I buoni propositi a domani, primo giorno di quaresima, mercoledì delle ceneri, con digiuno e astinenza… dai dolci. Vedremo quanto dura!!


mercoledì 15 febbraio 2012

Di iscrizioni, escursioni e altro

Sarà la mancanza quasi totale di neve, sarà il desiderio di trascorrere le domeniche in festante compagnia o sarà altro motivo che mi sfugge, sta di fatto che al lunedì pomeriggio, quando alla Sat ‘aprono’ le iscrizioni per la gita della domenica successiva, nel giro di una decina di minuti i posti a disposizione vengono esauriti, con un seguito di persone in lista di attesa, per la gioia del cassiere e dei bilanci della società.
E anche lunedì 13 è successa la stessa cosa: ore 17.30, apertura della sede e ore 17.38, l’attimo in cui mettiamo piede, il consorte ed io, nei locali della Sat, l’elenco è quasi completo ed è solo con un rush degno del miglior Pietro Mennea che riusciamo ad ‘occupare’ gli ultimi posti, in compagnia dell’illustre presidente Paolo F e degli altri amici ‘patagonici’. Mai vista una simile corsa alle fatiche domenicali!!
Ieri pomeriggio, invece, si aprivano le iscrizioni alla settimana sulla costiera amalfitana, un mix di visite e camminate in quei luoghi spettacolari, per le quali si ipotizzava un assalto sulla falsariga di quello ai forni, di manzoniana memoria, com’era successo lo scorso anno, pressappoco in questi giorni, per la vacanza di maggio in terra di Sardegna.
-Mi preparerò con l’elmetto- aveva sostenuto nei giorni scorsi il presidente Paolo F.
-Ti guarderò le spalle- l’aveva rassicurato il consorte.
Poi, la soluzione, semplice e praticabile, un vero ‘uovo di Colombo’ escursionistico: il bigliettino con numerino, stile supermercato. Ogni ‘testa’ un tagliando, con la possibilità per ognuno di iscrivere il proprio coniuge o parente o amico e con questa ‘trovata’ tutto ha funzionato a meraviglia.
-Siete stati bravissimi.- Il giudizio positivo di Rosa, reduce dalla maratona ‘iscrittoria’, mi ha raggiunga a Mandacarù dove stavo operando nel mio pomeriggio di volonterosa volontaria e le sue parole mi hanno fatto esalare il più classico dei sospiri di sollievo. Menomale!! Non sarebbe stato il massimo, uno ‘spintonamento’ con risentiti scambi di accuse ‘gh’ero prima mi, no ti te sei ‘rivà dopo, no sta a butar, adès l’è el me turno…’

E per un ‘escursionistico’ aggiornamento, domenica scorsa, con partenza alle 6.00 (sì, avete letto benissimo!), ancora avvolti dalle tenebre notturne, ci siamo recati in val Casies, a Santa Magdalena, da dove ci siamo incamminati sotto un cielo bigio e grigio verso il cosiddetto Giogo del Bosco, una delle tante cime che circondano la valle.
Sì, faceva freddo (mai comunque come la settimana precedente in terra austriaca) e dopo un po’ è pure cominciato a nevicare, fiocchi leggeri e quasi impalpabili che turbinavano nell’arietta frizzante, ma che non hanno impedito ad un ristretto numero di audacissimi di giungere alla vetta, uno sguardo a 360°… nel nulla -ad alta quota c’era uno strato di densa foschia che avvolgeva come bambagia- e subito via, di ritorno, con i panini quasi gelati nello zaino e il thè non più bollente nelle thermos.
Così almeno ci racconteranno, perché la ‘first lady’ Silvana ed io optiamo per il tragitto più semplice, puntando direttamente alla malga Stumpf, una rustica e minuscola costruzione al limitare del bosco, dove troviamo rifugio e conforto. Un’escursione a due, insomma, dato che il terzo della compagnia, un ex-ventenne d’indomita indole, ci segue a distanza…. siderale, tanto da farci temere per la sua sopravvivenza e che raggiungerà la malghetta con tempi ben al di là del quarto d’ora accademico. E qui arriveranno poi diversi altri compagni che, di fronte all’accanirsi del maltempo, hanno rimandato ad occasione più favorevole la conquista della cima...
La grigia giornata si conclude, comunque, in un’amichevolissima atmosfera a Santa Magdalena, in un affollato locale, dove in attesa degli ultimi ciaspolatori si mangiano gustosi piatti sud-tirolesi, si scherza e si ride e si gioca perfino a carte, un paio di mani a scala40, con la vittoria dell’autista che, astuto e sornione, attende la carta giusta per aprire e chiudere, lasciando i compagni con un palmo di naso.
E poi le oltre due ore di viaggio per tornare a casa, accompagnate da musiche anni ’70 che il suddetto chaffeur canticchia in accompagnamento, coadiuvato da diversi di noi che ritrovano nella memoria parole e rime date per ‘disperse’, in un quasi nostalgico ritorno ad un lontano ‘come eravamo e che cosa cantavamo’.
E’ mancata solo ‘Piccola Katy, la porta è socchiusa, non devi nemmeno inventare una scusa, dormono tutti di un sonno profondo e questo silenzio è la fine del mondo’… La prossima volta gliela domando. Ce l’avrà di sicuro, l’autista Armando su qualcuna delle sue registrazioni…

mercoledì 8 febbraio 2012

Domenica di sole e di gelo

Anche il Trentino, finalmente, ha visto la neve. Non a Trento, dove il cielo si è mantenuto grigio e cupo per tutta la giornata con nubi basse fino a toccare la ‘collina’, vale a dire la fascia periferica alle pendici dei monti ad est della città, dove probabilmente qualche fiocco è caduto, ma nelle vallate e sulle montagne, sia pure in quantità non rilevante (il tg3 di tarda serata non ne accenna neppure...)
Era comunque strano vedersi così diversi dal resto (o quasi) dell’Italia, da quelle zone sommerse da neve inconsueta o inaspettata, noi, una fredda enclave grigio-verde accomunata al resto del paese solo dalle rigide temperature di questi giorni.
E allora, se la neve non è venuta da noi, siamo stati noi ad andare dalla neve e sia sabato sia domenica due pullman di appassionati scialpinisti e/o amanti della ciaspola hanno preso la via dell’espatrio in terra austriaca, una ventina di km dal passo Brennero, all’imbocco della Oberbergtal, dove di neve farinosa, soffice e abbondante ce n’è in grande abbondanza. Unico neo, i circa meno quindici (qualcuno giurava che fossero addirittura venti i gradi sotto lo zero…) che ci attendono al nostro arrivo a Gries. E per fortuna non c’è vento!
Ciascuno, comunque, è attrezzato alla bisogna, con ‘tecnico’ abbigliamento adatto anche a temperature quasi polari: niente pesanti velluti a ‘coste’ di pantaloni alla zuava, niente pesanti maglioni sferruzzati a mano da solerti mamme (o nonne) e neppure quei calzettoni di lana spesso di casalinga fattura, ma indumenti più leggeri e nello stesso tempo più caldi, di tessuti traspiranti, antivento e di veloce asciugatura.
Qualcuno è addirittura irriconoscibile, tra berretto, bandana, occhiali e cappuccio e lo si distingueva solo dal colore di qualche capo di abbigliamento.
-Chi sarà quella giacca a vento rossa?-
-Ah sì, è la Carla… Non la riconoscevo, con quella berretta fin sul naso…-
Così ci inerpichiamo, lungo una comoda traccia nel bosco fino alla Sattelbergalm, una grande struttura ricettiva con self-service, domenicale meta di decine e decine di escursionisti, ma non è il momento di fermarci. E’ ancora presto e c’è altrettanto dislivello per raggiungere la Sattelberg, la cima innevata e battuta dal vento con la sua brava croce di legno, ma io non sarò tra i ‘conquistadores’, perché, risalito il pendio tra possenti conifere completamente ricoperte da soffice neve, simile a bambagia e raggiunta l’aperta e soleggiata parte sommitale, cedo le armi e faccio dietrofront.
Per oggi ho sofferto abbastanza: nonostante le manopole di piuma ho le mani completamente gelate (per non parlare dei piedi…), ma la situazione più critica riguarda il viso con berretto e bandana in parte irrigiditi dal gelo e uno strato sottile di ghiaccio all’interno degli occhiali da sole.
Basta, desidero un luogo caldo e una minestra bollente, mi dico riprendendo la via del ritorno. E non sono la sola a tornare indietro.
Con due compagne di avventura scendo verso la malga, seguendo una traccia del tutto diversa da quella della salita che ci costringe ad un allungamento del percorso ed è con vero sollievo che raggiungiamo la meta e i due Knödeln in brodo, caldo e ben salato che ristorano stomaco e animo.
Nel giro di una ventina di minuti tutti i compagni sono alla Sattelbergalm, ciascuno debitamente ‘rinfrescato’ e ciascuno desideroso di una pietanza calda caldissima…
Verso le 14.30 cominciamo a scendere lungo un ampio vallone verso il fondovalle dove l’autista Orazio ha trascorso lunghe ore in nostra attesa all’interno del pullman, avendo trovato chiusi i due locali pubblici del paesino di Gries. Menomale che, nella sosta mattutina all’autogrill di Bressanone, aveva comperato un panino imbottito (‘quasi per caso- ci racconta –altrimenti sarei rimasto senza pranzo…’)
E per tutto il viaggio di ritorno, uno dei leit-motiv dei discorsi è il freddo polare della giornata e il rischio di trovarsi con le punte delle dita in via di congelamento.
-Sapevamo benissimo di queste temperature gelide… E se avessimo dovuto ricorrere al pronto soccorso, non avremmo neppure potuto lamentarci, per non fare la figura del sindaco Alemanno!!



sabato 7 gennaio 2012

Ricominciaaamo!

Domattina comincia la stagione gite 2012 della Sat, con un fittissimo calendario che va dall’8 gennaio all’11 novembre, quando ci sarà la castagnata di chiusura, con il suo contorno di pranzo, ricchi premi e cotillon vari. In più, da quest’anno, a partire dal 18 aprile e a scadenza quindicinale, saranno in programma le ‘escursioni del mercoledì’, con itinerari ‘alla portata di tutte le gambe’ (con un minimo di allenamento, s’intende), meno impegnativi, ma ugualmente gratificanti, un’iniziativa per noi nuovissima, già collaudata da altre sezioni, quella di Riva del Garda in primis, che riesce ogni volta a riempire ben due pullman, con i suoi VIP ( vecchietti in pensione).
E anche quest’anno mi assumerò l’onore e l’onere di ‘capeggiare’ ben quattro escursioni tra aprile e luglio: il 15 aprile sull’altopiano del Renon (Bz), itinerario già programmato la scorsa stagione e sospeso per le fosche (e puntualmente avveratesi) previsioni meteo e il 22 dello stesso mese in val Venosta, con visita a Castel Juvale, maniero di proprietà di Reinhold Messner. In questa seconda uscita il ruolo di capogita sarà condiviso con la scattante e sempreverde Maria C., vera forza della natura, dal glorioso pedigree… montano.
Le altre due, in data 17 giugno e 8 luglio, ci vedranno percorrere sentieri della val Badia e della Presanella; tutte, comunque, saranno oggetto di una prova-gita, da effettuarsi qualche tempo prima della data stabilita, onde evitare inopportuni sbagli di bivii e di sentieri (e ne succedono, con una certa frequenza!!)
L’uscita ‘lunga’, ancora una volta proposta da Alessandra, ci porterà sulla Costiera Amalfitana, sette giorni di camminate, visite, bagni (speriamo…) in quegli splendidi scenari naturali che tanti turisti attraggono da tutto il mondo.
Naturalmente, anche il consorte ha il suo bravo numero di escursioni da guidare, cominciando da quella di domani, una sci-alpinistica sui monti Sarentini, a cui seguiranno due ‘classiche’, il Meeting del Lagorai ed il Camminasat, quindi un’escursione con la E maiuscola sul monte Bianco, quattro giorni con l’ascesa ai 4810 metri della cima e, per concludere, il trekking agostano che quest’anno ci vedrà percorrere in sette tappe l’alta via della Valmalenco. Un carnet di tutto rispetto…
E per concludere, un’ultima osservazione: se per me, quella di domani sarà ‘la prima’ escursione dopo il periodo di riposo…. pedestre, per molti dei valenti compagni sarà ‘solo’ l’uscita dell’8 gennaio. Sì, perché l’Ezio, la Loreta, la Carla, il Roberto, la Lina, soltanto per citare qualche nome, NON hanno MAI smesso di andarsene alla domenica (e qualcuno anche il mercoledì o il giovedì e, perché no, anche il venerdì o il sabato) su e giù per monti e cime, con unica sosta, el dì de Nadal!! Ma a Santo Stefano (e al prim de l’an), scarponi ai piedi, prosàch en spalla e via!! Se non è passione questa…

mercoledì 4 gennaio 2012

Vacanza in Patagonia-19° giorno

Mercoledì 23 novembre.
Ore 9. Puntuali come orologi svizzeri ci ritroviamo davanti al Kaleshen, stomaci sazi, zaini in spalla, scarponi ai piedi, macchine fotografiche già in posizione, sguardo al cielo.
La meta odierna è l’altro ‘monumento montano’ che risponde al nome di Fitz Roy, anch’esso oggetto di quotidiani ‘pellegrinaggi’ per ammirare la possente mole e la rocciosa cuspide e anch’esso, come il gemello Cerro Torre, spesso restio a mostrare appieno le sue ‘grazie’.
E anche stamattina le previsioni meteo non sembrano promettere quello che tutti noi vorremmo, sebbene non piova e le nubi siano meno fitte di ieri e già questo ci pare un buon inizio, così, con l’ottimismo che spesso contraddistingue i soci della Sat, capaci di vedere il sole al di là di un muro (di Berlino?) di cumulo-nembi, ci incamminiamo verso la periferia di El Chaltén, dove ha inizio il nostro sentiero.
Il tracciato comincia a salire con moderata e costante pendenza, senza presentare difficoltà per alpinisti provetti (?) quali noi siamo, regalandoci belle vedute sulla piana sottostante e qualche inaspettato incontro ravvicinato con la fauna locale. E se ieri era stata una volpe ad incrociare i passi del mio consorte, quest’oggi sono dei picchi dal ciuffo rosso che vediamo alacri all’opera su dei possenti tronchi di lengas, con il classico picchettio che risuona nel silenzio della natura.
Scatti ripetuti dei valenti fotografi (più la cine-operatrice) e proseguiamo, raggiungendo il primo mirador, dove, seduti in religioso silenzio in attesa della ‘visione’ del Fitz Roy, c’è un multietnico gruppo di escursionisti accompagnati dalla guida e, accomunati dallo stesso sentimento di speranza, ci fermiamo anche noi.
Ma la sosta è breve, perché, a meno di un intervento divino, appare del tutto improbabile il diradarsi della fitta nuvolaglia che ricopre la montagna, per cui riprendiamo il cammino, attraverso boschi e radure, superando ruscelli e costeggiando azzurri specchi d’acqua mentre godiamo di una vasta gamma di varietà meteorologiche. Sprazzi di sole, rannuvolamenti, qualche folata di vento tanto per non perdere l’abitudine, un po’ di insistente pioggerellina, di nuovo sole, nuvole, vento…
Così raggiungiamo il campamento Poincenot prima e il campamento Rio Blanco poi, quello esclusivo per gli alpinisti, dove ha inizio la parte più difficoltosa del tracciato, come recita un allarmante e (quasi) minatorio cartello, quella che conduce al mirador del Fitz Roy.
Attenzione, questo è il sentiero più difficile del parco, si legge, con, a seguire, le indicazioni, piede fermo, buon allenamento, calzature adeguate… e se noi non fossimo dei ‘satini’ ci sarebbe quasi da spaventarsi.
E invece i 45 minuti di percorso, in continua (e sassosa) salita, non sono così difficili e li compiamo senza grandi fatiche, pur tra nebbiolina ora fitta ora più rada e un’alternante pioggerella che, una volta raggiunta la meta, si trasforma in microscopici ghiaccioli che ci colpiscono nelle limitate parti esposte alle intemperie.
Siamo al mirador (mirador de che? delle nuvole che coprono il Fitz Roy?) e, una volta posato per la/le foto di rito, ritengo conclusa la parte A dell’escursione odierna e, in compagnia di Silvana, me ne torno sui miei passi, lasciando i magnifici quattro a rimirar le nubi…
Passo dopo passo scendiamo il tratto più impegnativo, quindi, dopo una breve sosta alla capanna del campamento Rio Blanco ripercorriamo, con una digressione verso la laguna Capri, tutto il tragitto del mattino che, vuoi per la stanchezza, vuoi per chissà qual altro motivo, a me sembra assai più lungo.
C’è comunque il positivo aspetto che il tempo è migliorato e, pur avendo sempre una visibilità della cima pari a zero, siamo rallegrate da un pallido sole che ci accompagnerà, tra raffiche di vento di diversa intensità, fino a El Chaltén.
E una volta al paese, prima di raggiungere l’hotel, è d’obbligo una sosta presso la Wafleria, una graziosa caffetteria dove riposiamo gli stanchi arti inferiori davanti ad una tazza di caffè fumante, accompagnato da un waffle con cioccolata fusa. Una delizia meritata.
I prodi escursionisti saranno invece alla base molto più tardi, quasi quasi all’ora di cena, con il rammarico di non aver visto, neppure quest’oggi, la montagna… stregata (dalle nebbie…), ma pronti ad una nuova avventura l’indomani mattina. Quando si dice la passione!!
Anche oggi, comunque, il sentiero verso il Fitz Roy ha visto una vera processione di escursionisti, compresi i connazionali lombardi, già incontrati sulla via del Cerro Torre.