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giovedì 25 aprile 2013

Giorni

25 aprile, splendida giornata di sole, come lo è stata quella di ieri che ci ha visti scarpinare lungo tranquilli sentieri altoatesini in ‘avanscoperta’ dell’escursione del 5 maggio, che mi vedrà nuovamente impegnata come capogita. E, nonostante fossimo in terra (quasi) ‘tetesca’, laddove tutto è lindo, ordinato, con i prati rasati al punto giusto da far pensare a tappeti vellutati e i cespugli di forsizie così lussureggianti e colorati da sembrare finti e i giardini altrettante macchie di colore da rimanere ammirati davanti a ciascuno di essi, ciononostante, dicevo, abbiamo corso il rischio di smarrirci tra sentieri, strade forestali, stradette e stradicciole, grazie ad una segnaletica più italica che teutonica, con cartelli non sempre precisi né abbondanti e, demerito nostro lo ammetto, ad una cartina non proprio precisa, probabilmente risalente ai primi anni post era littoria ;-).
Comunque sia siamo riusciti a tornare alla base, vale a dire alla piazza di Steinegg, o Collepietra (secondo l’italica traduzione) dov’era parcheggiata la nostra auto, ma con ancora il dubbio amletico se, in data 5 maggio, sia meglio ‘tentare’ quello che dovrebbe essere il tracciato originario (e da noi ‘mancato’ per un tratto del rientro) o condurre i valorosi escursionisti lungo quello ‘nuovo’ e casualmente scoperto. Mah, ci penserò…
Quest’oggi, invece, avrei dovuto partecipare alla ‘passeggiata girasoliana’, con le amiche del glorioso gruppo delle giovanili ex fanciulle, di cui l’elianto annuo è il simbolo (-ma dovete avere anche la biancheria con disegnà su el girasole?- mi ha chiesto un giorno l’irriverente consorte, vedendo girare per casa e un quadernetto con il simbolo sulla copertina e una scatolina con il fiore dipinto e una tovaglietta all’americana e una (usatissima) mug, da lui medesimo, poi, inavvertitamente (?) rotta…).
La meta odierna era il lago di Caldaro, di cui avremmo dovuto fare il periplo, con successivo pranzo comunitario, ecc.ecc.
Invece, ed ecco spiegato l’uso del condizionale, le Girasole sono andate senza di me perché, fra poco più di un’ora ci sarà una breve cerimonia presso il cimitero per rendere l’ultimo saluto all’ex collega Maria che, per usare un temine inglese, passed away. E’ passata avanti, Maria, a sessantacinque anni appena appena compiuti e dopo un anno scarso di malattia. Una donna di una vitalità incredibile, che ha sperato, hanno detto le amiche che le sono state vicine, fino all’ultimo di ‘venirne fuori’. Una donna sempre ‘di corsa’, la scuola, la casa, il marito, i figli, la mamma lontana, le attività extra, la palestra, i mille e mille impegni che riusciva a portare avanti. Una collega con cui avevo perso i contatti, una volta uscite dalla scuola. Un’insegnante, anch’ella di lettere, con la quale non mi ero sempre trovata d’accordo –accade, infatti, che spesso le docenti, e di lettere in particolare, si sentano un po’ api regine e ciascuna la depositaria de ‘il metodo’- ma anche questo rientra nell’ordine delle cose.
Ma tutto questo scompare di fronte alla morte, perché è in questi momenti che si capisce cos’è quel che conta e che vale. Peccato che non ci si rifletta quasi mai, quando si potrebbe…

giovedì 10 gennaio 2013

La prof. Nina G.


Me ne aveva parlato l’ex alunno Francesco, un giorno del mese scorso che ero di servizio a Mandacarù.
-Sono andato a trovare la prof. G, che ora è ospite della casa di riposo di via Veneto ed è stata contentissima di vedermi…-
Ah, avevo commentato, potrei andare anch’io a farle visita, è a due passi da casa mia… E, invece, come spesso accade, anche stavolta il buon proposito è rimasto una pia intenzione e stamattina il viso dell’anziana insegnante me lo sono trovato davanti nella pagina dei ‘sorrisi’ del quotidiano locale.
Sì, la prof. Antonina G., meglio conosciuta come Nina, è ‘passata avanti’ all’età di 84 anni. Siciliana di Messina, trapiantata in Trentino da oltre cinquant’anni, aveva avviato sulla via della matematica e di Pitagora e di Euclide e dell’algebra migliaia, immagino, di studenti trentini, in una lunga carriera nelle aule della media Segantini prima e di un liceo, negli ultimi anni.
Quando fu la mia insegnante, nel triennio 1961-64 doveva essere giovanissima, poco più che trentenne ed io me la vedo ancora davanti, alta, magra, con corti capelli neri e ricci, con un grembiule nero di rasatello lucido, davanti alla lavagna o seduta dietro la cattedra. Severa ed esigente, non ammetteva ‘trasgressioni’ né dimenticanze né tantomeno atteggiamenti ‘lavativi’ (termine che talora usava con tono tagliente nei confronti del malcapitato di turno). No, non c’era confusione durante le ore di matematica, anzi probabilmente non si sentiva volare la classica mosca e si aveva il timore perfino di soffiarsi il naso, in caso di raffreddore, se non per lo stretto indispensabile.
Però era un’insegnante validissima che ti garantiva una preparazione sicura in vista delle superiori, oltreché sempre corretta nelle sue valutazioni e nei rapporti con gli studenti. Insomma, se rispettavi le regole e facevi il tuo dovere, non ci sarebbero stati problemi. E, pazienza, se non era, ella, al top delle insegnanti più amate (ma se dovessi, oggi, attribuire la palma di ‘docente preferito/a’ a coloro che ho incontrato in quegli anni, farei prima a scegliere un imparziale sorteggio…)
Ma fu nel 1974, quando, ironia della sorte, ricevetti una lunga supplenza, la prima nella scuola media, proprio nel mio vecchio istituto e mi ritrovai collega di corso della prof. G., che ne scoprii la profonda umanità. Dietro quello sguardo severo e accigliato, dietro quelle parole a volte acide e graffianti si celava una persona generosa e attenta agli altri, che mi fu di grande aiuto… morale in quella non sempre felice esperienza.
Anche per lei, mi aveva confidato, gli inizi erano stati duri, con un preside (sempre lo stesso) pronto a criticare e sancire e che quella ‘corazza’ di rigore con la quale si mostrava agli studenti, era una modalità di difesa (in parte, almeno –mi verrebbe da aggiungere).
Poi la supplenza ebbe fine, la mia strada seguì altri itinerari e i miei rapporti con la prof.G si limitarono a casuali incontri lungo le vie del centro, con qualche ‘sosta’ per un saluto e un aggiornamento delle rispettive vite.
Così il tempo è passato, un anno dopo l’altro, incontri sempre più radi, con la prof. G sempre più anziana e fragile, fino alla ‘scoperta’ del suo trasferimento nella casa di riposo e, quest’oggi, del suo decesso.
E domani mattina mi recherò al cimitero per l’ultimo saluto, con quel pizzico di malinconia che ti colpisce ogni volta che ripensi all’incessante ‘rotolare’ del tempo con il suo ‘macinare’ di ore, giorni, anni…
Riposa in pace, professoressa Nina, e che la terra ti sia lieve…

lunedì 9 gennaio 2012

Ciao, Monica

Ciao, Monica
e poi non siamo più riuscite a berlo, quel caffè assieme, al bar, in uno dei nostri ritrovi a scadenza quasi semestrale, da ex-colleghe che si erano sempre tenute in contatto.
Ricordi? Era una mattinata d’agosto, soleggiata ma non troppo calda, quando ci eravamo incontrate, per caso, in piazza Vittoria intorno ai ‘banchetti’ del mercato. Tu avevi comperato dei funghi e cercavi dei gamberetti, lì al furgone-frigo del pescivendolo, davanti al quale ci eravamo poi salutate.
-Ci vediamo per un caffè, prima che cominci la scuola…- era stato il nostro commiato.
Mi sento sollevata, avevo poi detto a Paolo, l’ho vista davvero ‘bene’…
Sì, aveva concordato lui, sì, ha proprio un bell’aspetto…
Perché l’avevo saputo, Monica, da tuo marito, di quel nuovo ciclo di terapie che avevi cominciato già in primavera, poi me ne aveva parlato la tua collega Orietta, con le parole preoccupate e partecipi di un’amica vera ed entrambe le volte ero rimasta senza parole, con un groppo in gola e un inespresso ‘perché?’
Ma sapevo che non ti saresti arresa, che avresti affrontato la situazione con quel coraggio, serenità e senso di umorismo già dimostrati in passato.
-Una mozzarella- avevi detto una volta, sorridendo –ecco, io mi sento a scadenza, come una mozzarella…-
-Monica, siamo tutti ‘a scadenza’- le avevo risposto –con l’unica differenza che tu ci pensi con una frequenza maggiore di altri. E poi, una mozzarella… Ti svaluti un po’, mi pare. Almeno almeno, una mozzarella di bufala doc..-
Stavolta, invece, l’ardimento, il coraggio e la tua grande dignità non sono bastate a mettere in fuga il nemico e tu te ne sei andata in quel luogo splendente di luce, dove non esiste la sofferenza, come ha scritto tuo marito nelle ultime parole di commiato.
E allora vai, Monica, grande donna dal cuore pieno d’amore, ragazza gioiosa, insegnante attenta e generosa, vai, leggera e libera da ogni dolore e da ogni fatica.
Con tanto affetto.
Mariella