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lunedì 18 marzo 2013

L'ultima neve (si spera!) dell'inverno

18 marzo, ‘recita’ il calendario odierno. 18 marzo, meno 3, dunque, all’inizio ufficiale della primavera, quel ‘San Benedetto, la rondine sul tetto’ (o sotto? Non lo ricordo…). E uno comincia già a vedere i mandorli (o i ciliegi, i peschi o qualsiasi albero venga alla mente) in fiore e l’erba verde e le foglioline tenere e i fiorellini nei prati e già pensa a riportare sul balcone i vasi dei gerani che hanno svernato sul pianerottolo davanti alla porta di ingresso alle soffitte e già ha lanciato occhiate interessate alle vetrine che presentano le nuove proposte in un tripudio di colori delicati e tessuti leggeri.
E invece capita che ti svegli al mattino del 18 marzo, meno 3 alla primavera e subito rimani colpita da un chiarore inatteso, diverso, un chiarore di neve. La neve??? Sì, la neve che scende copiosa in larghi fiocchi pesanti, come non ne hai vista mai in questo ultimo inverno, che ha già imbiancato i tetti e gli alberi dei giardini vicini e le strade e i marciapiedi. E subito chiami il consorte che sta ancora dormendo il sonno del giusto e senti provenire da sotto le coltri una voce assonnata che ti dice che il servizio meteo l’aveva prevista… Sì, d’accordo, ma così abbondante? E allora siete in due a guardare meravigliati da dietro i vetri quella bianca danza incessante che sembra quasi ipnotizzare gli sguardi, mentre attendete che il caffè salga nella macchinetta. E, sorseggiando la nera bevanda, sempre con gli occhi rivolti all’esterno, apprezzate come non mai il tepore della casa e il poter rimanere, pigri ed oziosi, all’interno delle pareti domestiche…
 
Sì, quest’oggi non ho messo il naso fuori. Complice un leggero, ma fastidioso mal di schiena, ho trovato la giustificazione per ‘saltare’ la lezione mattutina di ginnastica e quella pomeridiana di inglese, evitando la settimanale ‘inerpicata’ (?) lungo le vie della collina, che, se è un piacevole esercizio nelle belle giornate, quest’oggi sarebbe un obbligo poco gradito. E cosi, distesa sul divano, ben avvolta in un vecchissimo sacco a pelo (sì, il ‘famigerato’del lontanissimo viaggio in Inghilterra) mi sono dedicata alla lettura di un ‘romanzone’ avvincente, che non farà di sicuro vincere il premio Nobel alla sua autrice, ma mi ha tenuta legata fino all’ultima riga…
 
Questo fine settimana, invece, siamo stati in trasferta in val Pusteria, a Prato alla Drava, per una tre giorni sulla neve, in compagnia dei ‘soliti’ amici tridentini, compagni di viaggio, montagna, concerti, cene conviviali… Due giornate, venerdì e sabato, fredde ma piene di sole e la domenica in netto peggioramento. Piste ottimamente innevate, lungo le quali il consorte ha sciato da par suo, assieme al gruppo degli sportivissimi (= tutti gli altri). Ed io, che, dopo una poco felice esperienza sugli sci risalente ai remoti anni settanta, non ho più avuto interesse per questo sport, mi sono ‘accontentata’ di lunghe passeggiate, assieme a Gabriella che, ahimè per lei, ha dovuto, in questa stagione, rinunciare a saettare con perizia lungo le piste, dopo una imprevista caduta di qualche mese fa. Si rifarà il prossimo anno…

lunedì 28 gennaio 2013

Sabato, domenica e lunedì

Ultimo weekend di gennaio, freddo e asciutto, in attesa dei cosiddetti ‘giorni della merla’, quelli che dovrebbero essere i più gelidi di tutto l’inverno, due giorni trascorsi tra gli impegni, sociali e ‘mondani’ del sabato e la visita a parenti, preceduta da una passeggiata sulla collina, tanto per non rimanere ‘abbioccati’ sul divano, della domenica.
Niente di che, insomma, niente escursione sulla neve né romantiche ‘trasferte’ sul lago di Garda, come avevo ipotizzato in precedenza, ma momenti tranquilli di ordinaria quotidianità…
 
Sabato mattina era in programma la ‘Giornata del volontario Mandacarù’, alla quale avevo aderito con quel pizzico di preoccupazione, ‘eredità’ di tanti (e spesso noiosi) corsi di aggiornamento, per lunghi e fumosi discorsi che non suscitassero altro se non sbadigli trattenuti. E invece l’incontro, in una spoglia sala ‘polivalente’ alla periferia della città, si è rivelato interessante e ricco di spunti di riflessione, con momenti di ascolto e altri di partecipazione attiva. Numerosi erano i volontari presenti, rappresentanti delle varie botteghe della provincia, con una netta prevalenza femminile e un’età media abbastanza elevata e intenso è stato lo scambio di esperienze e impressioni, che ha avuto il suo ‘clou’ all’ora del pranzo comunitario, in perfetto stile ‘commercio equo e solidale’, un succulento couscous, cucinato da due signore nordafricane, seguito da una selezione di biscottini alle mandorle con dell’ottimo the alla menta, che tutti hanno mostrato di apprezzare con ripetuti bis.
 
Nel tardo pomeriggio, invece, abbiamo vissuto il momento ‘mondano’, nella fattispecie la festa per la raggiunta pensione dell’amica ‘Ciofanna’, che ha invitato una quarantina tra amici e parenti con i quali condividere la gioia per l’agognato traguardo. Nella sala, affittata per l’occasione, era allestito il buffet, ‘presieduto’ dal figlio minore, mentre il fratello maggiore, con morosa, si occupava di musica, impianto luci e tutto quanto richiesto per una buona riuscita del ‘party’. I tre giovani, per sottolineare l’importante ruolo, indossavano una maglietta-riconoscimento con la scritta STAFF ERMO, che l’augusta genitrice aveva provveduto ad acquistare.
E la neo-quiescente, guardata con una certa invidia da tutti coloro che per motivi di ‘prolungata giovinezza’ sono ancora alle prese con quotidiani impegni lavorativi, ha avuto il suo daffare nell’accogliere gli ospiti che via via giungevano, nello scartare i regali che man mano le venivano offerti, in un tourbillon di carte, nastri, fiocchi, biglietti, nell’intrattenere i presenti, nel coordinare lo staff ermo, fino al momento culminante del brindisi e del taglio della beneaugurante e maxi torta.  
Poi è stata domenica. Ridimensionati i progetti turistico-salutisti di due passi in altro ambiente, grazie ad un eccesso di ‘pantofolite’ acuta del compagno della mia vita, mi sono accontentata di una passeggiata in collina (fin lì, posso venire- ha sostenuto l’amato bene)… a tre, dato che c’è anche la fidata macchina fotografica con noi, con la successiva visita, per concludere la giornata, alle rispettive madri, due ‘giovinette’ ottantaseienni, con qualche acciacco la mia, più arzilla, anzi arzillissima, l’altra che di certo confida di uguagliare, se non superare, la compianta Rita Levi-Montalcini ;-).
Stasera, infine, dopo i consueti appuntamenti del lunedì, compresa una sessione di ‘stira e ammira’, mi ritrovo, davanti alla televisione che trasmette il film ‘Vento di primavera’, sulla deportazione degli ebrei di Parigi nel 1942, a riflettere sulla banalità del male e a chiedermi come sia possibile che l’uomo sia capace di tanta crudeltà.
E, vedendo il ruolo avuto dalla polizia del governo collaborazionista di Vichy, chissà se in Francia ci sarà qualcuno pronto a sostenere che, qualcosa di buono, l’avrà sicuramente fatto anche il maresciallo Petain…