domenica 21 aprile 2013

Domenica 21 aprile

E torniamo a discorsi ‘privati’ (anche se, comunque, il ‘politico’ non è dimenticato, con discussioni accese e partecipate… e tutte tra persone della stessa area, perché, al di là della grillina girasoliana e dell’ex berlusconiano fruttivendolo, oggi di area montiana e con simpatie per Renzi, tanto per essere ecumenico, ci muoviamo in un mondo di ‘centro-sinistri’…).
E torniamo, perciò, al domenicale appuntamento con la montagna, quest’oggi ‘allietato’ da una precipitazione che ci ha accompagnati per gran parte della mattinata, fino al pomeriggio. Ma, si sa, noi siamo un po’ masochisti e un po’ mattocchi e non ci lasciamo certo spaventare da quattro (otto?) gocce, ben previste, tra l’altro, da tutti i servizi meteo della penisola e, con capiente ombrello, copri zaino, mantella e tutto quanto alla voce ‘protezione contro la pioggia’ raggiungiamo il consueto raduno di lungadige Monte Grappa.
E non siamo neppure così pochi come il maltempo avrebbe fatto supporre (Quanti saremo?- ho chiesto già sulla porta di casa al consorte –Cinque? Dieci? Si accettano scommesse…), 27 temerari e colorati escursionisti, che prendono posto sul capiente bus, anche stamane condotto dal prode autista Orazio.
27 escursionisti, compresi Antti, giovanotto finlandese temporaneamente a Trento ed Helen, insegnante inglese in una delle scuole di lingue della città.
Poco più di mezz’ora di viaggio e siamo a Montesover, ameno paesino di mezza montagna ai margini del gruppo del Lagorai, da dove ci mettiamo in cammino dopo la consueta sosta caffè nel moderno bar dell’unico hotel del luogo. In lunga fila serpeggiante risaliamo un erto sentiero in parte selciato, prestando grande attenzione passo dopo passo, per evitare inopportune scivolate.
-It’s very slippery- commenta Helen.
Oh yes! Erto e scivoloso, con una pioggerellina continua ed un tasso di umidità assai elevato. Ma noi risaliamo impavidi, sudando e sbuffando fino a che non incrociamo la strada asfaltata che ci porta alla malga Pat, un rustico edificio da pochi anni ristrutturato e sotto l’ampio porticato ci concediamo una piccola pausa rifocillante. E su uno dei tavoli compaiono quasi per incanto, tolti da capienti zaini, bottiglia di vino bianco e vari recipienti per bere, compreso un elegante calice in vetro lavorato, lucaniche, con coltello e tagliere al seguito, pane e grissini per una merenda di metà mattina. Io, invece, mi accontento di un rapido spuntino a base di frutta, in attesa del pranzo che si terrà in una trattoria di Piscine di Sover, verso la quale ci incamminiamo una volta ristorati e, almeno in parte, saziati. Un’ora abbondante di percorso in discesa, che mi costringe, in qualche tratto, a costante attenzione, dato che tra pietre bagnate, foglie marcescenti e un ombrello aperto, il rischio di finire gambe all’aria è facile assai.
Invece nulla di ciò succede e, percorsi gli ultimi chilometri su più tranquilla strada asfaltata, siamo in vista del paesino, che raggiungiamo addirittura sotto un pallido sole. Il sole!! Chi l’avrebbe mai immaginato, quando siamo partiti stamane? Gioiosi e festanti, prendiamo posto nella sala da pranzo della trattoria, unici ospiti della struttura e in un’atmosfera di calda (e a tratti un po’ rumorosa) convivialità degustiamo il semplice menu preparato appositamente per noi: una scelta di salumi come antipasto e una pasta al pomodoro da tutti apprezzata, come dimostrato dai numerosi bis.
Ed è a questo punto, mentre attendiamo il caffè e una fettina di torta appresso, che, laddove siamo seduti il consorte ed io con Paolo, Silvana e Maria Grazia, si eleva un sentito scambio di opinioni sulla situazione politica, tra scoramento e delusione, recriminazioni e qualche accusa, che viene a concludere discorsi già cominciati in pullman e proseguiti al bar di Montesover. Vabbè, prevedo che questo tema sarà il leit-motiv anche del prossimo incontro con gli ex colleghi…
Poco dopo le 14.00, zaini nuovamente in spalla e ombrelli oramai riposti, ci rimettiamo in cammino, lungo un comodo sentiero a mezza costa nel bosco che in poco più di un’ora ci conduce a Sover, dove il pullman è in nostra attesa. Ma a quest’ora del pomeriggio l’autista Orazio non è da solo: con lui c’è un Orazio in miniatura, uno scricciolo d’uomo con una folta chioma ricciuta e una tuta blu, vale a dire il piccolo Simone di cinque anni, che ha voluto accompagnare il suo papà. Un bambino vivace e socievole, dalla sciolta parlantina che ci intrattiene per gran parte del viaggio di ritorno prima di cadere tra le braccia di Morfeo, cullato dal movimento del mezzo e dal tepore del sole. E non è il solo!! ;-)

lunedì 15 aprile 2013

Ma che mondo è mai questo?

Mi stavo accingendo a scrivere qualcosa di semplice, tranquillo e sicuramente un po' banale sulla primavera scoppiata all'improvviso, sulla bella escursione di ieri, su quella che faremo mercoledì prossimo, quando, dalla televisione accesa sono cominciate a giungere immagini di violenza e di sangue.
Un attentato a Boston, una o due bombe fatte esplodere all'arrivo di una maratona fra le più importanti degli Usa, alla quale partecipano ogni anno migliaia di atleti. Tre morti tra il pubblico (ma è un numero che purtroppo pare destinato a crescere) che, sulle tribune, attendeva i corridori che portavano a compimento la fatica, oltre a decine di feriti, molti dei quali piuttosto gravi.
E di nuovo, nelle maggiori città, New York, Washington, ritorna lo stato d'allerta per timore di altri attentati, mentre ci si interroga sui possibili esecutori e sui perché di tanta violenza: terrorismo internazionale o terrorismo 'domestico'? Tante ipotesi e tante, forse troppe, parole.
Ed io non capisco....

mercoledì 10 aprile 2013

Sulla 'collina' di Trento

-Eh sì, caro Paolo, mi sa tanto che oggi non puoi accampare scuse. Con una giornata così bella non vorrai mica rimanere in casa?  Sarebbe un vero delitto e, visto che la Ester no la pòl e la Maria l’aspeta so sorèla, tocca a te venire a fare quattro passi…-
Ecco cosa ho detto verso mezzogiorno, con tono fermo e deciso, all’amato consorte. Non ci sono impegni che tengano, bisogna approfittare del sole tiepido e dell’azzurro del cielo, finalmente primaverili…
-E ‘ndo penset de portarme?- chiede con rassegnazione il compagno della mia vita.
-Ma non so, andiamo su in collina, fin alla Grotta e poi decideren…-
Per i non conoscitori della realtà trentina, la cosiddetta ‘collina’ è il termine improprio con cui si definiscono le pendici delle montagne che delimitano ad est la città, sulle quali si trovano diversi sobborghi, Villazzano, Povo, Cognola, con relative frazioni e frazioncine dalle svariate denominazioni, fra cui la già citata ‘Grotta’.
Così ci incamminiamo, nel sole del primo pomeriggio, finalmente indossando indumenti leggeri (ma con giacca nello zainetto appresso più bottiglietta d’acqua, che non si sa mai…) e macchina fotografica al seguito (in cambio della compagnia, qualche ‘sacrificio’ dovrò pur accettarlo…). A passi veloci raggiungiamo il parco di Gocciadoro, splendente del (finalmente!!) tenero verde della vegetazione, risaliamo il sentierino che conduce all’area riservata ai cani e di qui, sempre per strade non trafficate, raggiungiamo Villazzano, pronti ad affrontare le ripide stradicciole verso la Grotta. Uno davanti e l’altro tre passi indietro, pronto ad immortalare scorci, lussureggianti cespugli fioriti e la città che giace sul fondovalle, ai nostri piedi, con qualche scatto dedicato alla sua ‘signora’ (mettiti lì, accanto a quella staccionata… spostete en po’ pù en là… varda da sta banda, adesso da quell’altra…).
-E adesso?- domanda l’emulo di Oliviero Toscani.
-Adesso cerchiamo la stradicciola che scende verso Povo… Dovrebbe essere una di queste- rispondo, cercando di ricordare l’esatta ubicazione –L’ho già fatta, qualche anno fa, con la Ester…-
Sì, ‘qualche’ anno fa, probabilmente ‘molti’ anni fa, perché non ricordo di aver compiuto, allora, un così lungo, successivo tratto di salita decisa prima di imboccare quella che riteniamo la giusta via (non c’è un cartello che sia uno…). Così ci ritroviamo a vagare sulla collina di Trento, passando accanto a moderne villette, a piccoli condomini, a ville con grandi vetrate circondate da giardini curatissimi che si intravvedono tra alte recinzioni, percorrendo poi un angusto sentierino in un bosco un po’ selvaggio e ritrovando, quasi per caso, la ‘retta’ via…
Ora ci attende una lunga e a tratti ripida discesa verso Povo prima e a Trento poi, ma non senza una salutare sosta nella casa di una conoscente casualmente incontrata per un buon caffè e una gradita fetta di torta (e come si può dire di no a tanta cortesia?). Un’abitazione, quella in cui siamo ospitati, ricavata da un edificio vecchio di un paio di secoli, posto in splendida posizione con ampio giardino, che ha richiesto una radicale (e costosa) ristrutturazione, perfettamente eseguita. E non posso non rimanere ammirata dal grande salone o dalla luminosa cucina, pressoché perfetti e nell’arredamento e nell’ordine, per non parlare della ‘palestra’ che intravvediamo appena entrati nell’atrio al pianterreno… Avranno, i proprietari, la scomodità di necessitare dell’automobile per ogni loro spostamento, però che bella casa!!
E poi ce ne torniamo a ‘fondovalle’, percorrendo, una volta in città, il cosiddetto ‘Viale del Tramonto’, vale a dire il lungo Fersina, oggi pomeriggio affollato di anziani a passeggio (da cui l’ironica denominazione), di mamme (e nonne) con passeggini e carrozzine e di atletici giovanotti (oltre a rappresentanti del gentil sesso) dediti a veloci allenamenti su e giù lungo le rive del torrente.
-I s’è tuti moladi fòra…- commentiamo.
Era ora!! Ed è anche ora di far ritorno alla magione, perché, ridendo e scherzando, si sono fatte le 18 e la serata è ancora lunga, almeno per il consorte, impegnato dopo cena con l’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica organizzata dalla Sat (ovviamente film di montagna). La sottoscritta, invece, una volta rientrata tra le pareti domestiche, ha una serotina botta di stanchezza e l’idea di ri-vestirsi con abiti ‘cittadini’ e ri-uscire per, magari, appisolarsi su scomode sedie di fronte a proiezioni documentaristiche non l’alletta per nulla. Il divano di casa è senz’altro più comodo!!

 

sabato 6 aprile 2013

Varie escursioni

E’ indice di saggezza saper rinunciare ad un’escursione di sci-alpinismo quando non ci sono le condizioni di sicurezza e il bollettino valanghe segnala un elevato livello di rischio. Già ce ne sono stati di morti, troppi, in questa strana coda di inverno, che pare non voler lasciare spazio alla primavera.
Cinque persone hanno perso la vita, tra sabato e lunedì, travolte da centinaia e centinaia di metri cubi di neve, pesante, gelata, che non ha lasciato loro scampo; tre di loro erano trentini e non gente imprudente o alle prime armi, ma uomini esperti, bravi alpinisti, consapevoli dei rischi che si possono correre in montagna, muniti dei sistemi ‘protettivi’, Artva, pala e sonda.
Perciò, quando la Sat ha annullato la sci-alpinistica in calendario domani 6 aprile, ho tirato un bel sospiro di sollievo, perché sarei stata tutto il giorno con quella ‘leggera’ ansia, in attesa del ritorno dell’atletico consorte e con frequenti ‘sguardi’ alla pagina online del quotidiano locale...
E di neve ne abbiamo trovata anche noi, tanta, tantissima, candida, soffice e farinosa, proprio lunedì scorso, giorno di Pasquetta, quando ci siamo recati in numero poco numeroso, 23 escursionisti, forniti di ciaspole (sì, le ho dovute rispolverare dal garage e ci serviranno anche dopodomani, domenica…) al rifugio Tonini per la consueta uscita ‘pasqualizia’. Un’escursione senza pericoli, che abbiamo ‘vissuto’ in allegria, durante la salita, al momento conviviale del pranzo (abbondante e ben condito, come si confà ad un desinare in rifugio…) e a quello ‘canoro’ con ampio repertorio che è andato da… ‘scala a cantér’, come recita un proverbio locale, ovverossia toccando una bella varietà di generi musicali. E senza dimenticare il tragitto di rientro, per altro sentiero, con lunga e ‘decisa’ discesa che mi ha vista cadere più volte L, per fortuna senza conseguenze dolorose, visto il notevole spessore del manto nevoso.
Insomma, un’uscita che ha soddisfatto la quasi totalità dei presenti.
Ma le mie fatiche ‘montanare’ non si sono esaurite con la giornata di Pasquetta.
Due giorni dopo, mercoledì 3 aprile per intenderci, siamo partiti di buon’ora, il consorte ed io, in treno (la nostra auto, in questo periodo, è utilizzata dal figlio, lavoratore con orari un po’ strampalati), alla volta di Bolzano, Fortezza, Brunico (in un perfetto incastro temporal-ferroviario) e di qui in autobus a Villa S.Caterina, ridente frazione della cittadina pusterese, da dove ci siamo incamminati per ‘provare’ l’itinerario della escursione prevista per il 14 aprile e di cui sarò, ancora una volta, la capogita.
Un’oretta di cammino lungo agevoli strade fino a castel Kehlburg, una brevissima sosta, quindi un’altra ora di salita, stavolta superando tratti innevati e siamo nei pressi del villaggio di Tesselberg; qualche incertezza sul percorso da seguire, per scarsità di cartelli e segnaletica varia, finché lo sguardo d’aquila dell’amato bene ‘scopre’ la retta via.
-El sentér, varda là el sentér!!-
Esatto, è il sentiero, un’esile traccia che segue il versante della montagna e che noi imbocchiamo decisi. E che dove, ahimè, cominciano le dolenti note. Anzi, dolentissime. Perché il percorso, un susseguirsi di saliscendi più o meno decisi, ci ‘regala’ una sgradita sorpresa: ghiaccio, ghiaccio e ancora ghiaccio,  insidioso, scivoloso, pericoloso. E noi, da veri sprovveduti, nonostante il ‘pedigree’ di montanari, siamo privi di ramponi e, mentre il consorte avanza comunque, sicuro e indomito, la sottoscritta è indecisa, impaurita e gemente (e per fortuna non ‘flente’…). A questo punto non mi resta che procedere ben ‘aggrappata’ allo zaino del marito, senza guardare il ripido pendio sottostante e, passo dopo passo, superato perfino un breve tratto franato, obbedendo agli ordini decisi del ‘valoroso’ ex boy-scout con cui condivido i miei giorni (-afferra quei rami, il piede destro qui, il destro, no el sinistro!!-) percorro l’itinerario, finché, come Dio vuole, siamo alla fine, nel bosco. E’ fatta! E quale non è la sorpresa nel trovare, dopo pochi metri, un cartello con la scritta ‘sentiero chiuso per frana’. Bravi! Bravissimi! E metterlo anche dall’altra parte???
Il resto dell’escursione non ci regala altre sorprese: il tracciato è comodo, largo e alla portata di tutti, basterà, il 14, evitare il tratto ‘incriminato’…
Così ce ne ritorniamo a fondovalle e ripercorriamo il viaggio a ritroso: autobus fino a Brunico, quindi treno, cambio a Fortezza, nuovo cambio a Bolzano e, infine, a Trento, dove percorriamo stancamente le strade fino a casa.  
Sono ‘leggermente’ stanca… Chissà come mai!!

sabato 30 marzo 2013

Buona Pasqua

 
Come faceva quella canzone di Jovanotti? Piove, senti come piove, guarda come viene giù? Ecco, questa è la situazione odierna, 30 marzo, vigilia di Pasqua, una giornata di pioggia battente, nubi basse, umidità e freddo. Quasi quasi verrebbe voglia di rivolgersi a Chi l’ha visto, con il messaggio ‘Cercasi primavera dispersa. Segni particolari: cieli azzurri, alberi fioriti, prati in fiore più tutta l’iconografia della tradizione’, nella speranza che le segnalazioni siano frequenti e veloci (ché qui non pare di vedere cambiamenti positivi all’orizzonte).
E siamo in molti a ‘soffrire’ di questa situazione meteorologica negativa, compreso il più giovane abitante del condominio, il ‘giovanotto’ Damiano di neppure diciotto mesi, che abbiamo incontrato in compagnia del papà, questo pomeriggio, in ‘trasferta’ nel grande garage di casa, intento a risalire (e poi a ridiscendere) la rampa d’uscita…
-E’ un’alternativa al rimanere chiuso in casa- ci ha detto il padre, che, paziente, tallona il piccolo ‘esploratore’ -Dopo le scale verso la soffitta [dove si era cimentato la settimana scorsa, in un altro giorno piovoso], adesso siamo alla scoperta del resto della casa…-

Ad ogni modo, a tutti coloro che si trovassero a passare da queste parti l’augurio di una serena e gioiosa Pasqua, con l’auspicio che sia una giornata felice, qualunque sia il tempo che ci accoglierà domattina…
AUGURISSIMI!!!

lunedì 25 marzo 2013

Domenica 24 marzo: alle pendici del monte Macaion

Domenica 24 marzo
Ormai dovremmo saperlo che le previsioni meteo ci azzeccano al 95%  e se ti spiegano che la domenica sarà piovosa, hai un bell’illuderti di trovare cielo sereno e sole splendente, puoi già dirti fortunato se ti viene concessa una ‘pausetta’ di un paio d’ore tra una precipitazione e l’altra…
Ed è quello che è accaduto quest’oggi, domenica 24 marzo, che solo gli audaci e indomiti escursionisti della Sat potevano sperare diversa da quanto descritto dai vari servizi meteo. Due escursioni due in programma, la ‘pedestre’ alle pendici del monte Macaion, in terra altoatesina e la sci alpinistica sui rilievi innevati del Lagorai, ciascuna con un ristretto numero di iscritti, probabilmente lo ‘zoccolo duro’ o gli ‘irriducibili’, quelli cioè che ‘del maltempo me ne faccio un baffo’. Con, in aggiunta, qualche discendente di Amleto, come la sottoscritta, che non era neppure iscritta…
Infatti non ero intenzionata ad avventurarmi lungo erti sentieri, magari scivolosi o pieni di fango. Avevo un lungo elenco di attività più o meno interessanti da svolgere, una ‘pila’ di indumenti da stirare, una mezza idea di cimentarmi in un’opera pasticciera, magari un film pomeridiano o un caffè mattutino con Alberta…
E invece, quando stamattina il consorte si è alzato ad ora presta per i preparativi in vista della sci alpinistica, ho seguito il suo esempio e, scrutato il cielo, con nuvole grigie sì, ma ‘alte’, ho finito di sfogliare una metaforica margherita ‘vado-non vado-vado’…, ho preparato in fretta e furia lo zaino, con tanto di ombrello, mantella, copri zaino e ho raggiunto il consueto luogo di ritrovo. Per la ‘pedestre’, ovviamente, che le ciaspole sono ormai state riposte in vista del prossimo inverno.
23 temerari, che, raggiunto il paesino di Andriano, calzati gli scarponi e zaini in spalla, si incamminano verso la gola del torrente Gaido che dovranno risalire fino alle rovine di Castelforte, percorrendo un sentiero erto e fangoso, con qualche scaletta in legno e tratti di (provvidenziale) cordino. Un’oretta circa di sudore e fatica, durante la quale il gruppo si frantuma in tanti segmenti silenziosi e colorati che ‘ingentiliscono’ la cupa atmosfera del luogo. L’unico rumore che si avverte, al di là dello scrosciare delle acque del torrente che scorrono tra sassi e cascatelle, è dato dallo scalpiccio degli scarponi e dal frusciare delle autunnali foglie smosse dai passi cadenzati. Nessuno (o quasi) parla; non c’è fiato da sprecare…
Finalmente siamo ai ruderi dell’antico maniero; una rapida sosta ‘rifocillante’ e poi di nuovo in cammino. C’è ancora un tratto di salita, ma il sentiero è assai più agevole e in breve raggiungiamo la stradina di campagna che porta al paesino di Gaido e alla sua chiesetta che sorge solitaria su una modesta altura poco distante. E adesso le voci dei gitanti riempiono festose l’aria grigia, umida e pesante; la strada è ancora lunga, ma le salite sono finite e ci attendono un lungo tratto pressoché pianeggiante e poi la discesa nel bosco, verso il castello di Appiano dove è prevista la sosta pranzo. Discesa che, comunque, richiede costante attenzione, perché tra foglie secche, radici e pietre levigate e bagnate, c’è da essere prudenti ancor più che in salita…. Tra l’altro sta piovendo, una precipitazione modesta ma fastidiosa assai e non è semplice districarsi tra ombrellino aperto e bastoncini. Così, mentre procedo con due compagne di avventura con tutte le precauzioni del caso, succede di dover ascoltare i lazzi e i frizzi di un maturo ‘amico’, (ché qui l’età media è over 55, almeno…), ancorché agile e prestante (chi sono queste anziane e prudenti signore?).  Guarda, giovinotto impertinente, che siamo tutte più giovani di te!!
E poi siamo al castello, dove c’è un provvidenziale punto di ristoro, un piccolo e rustico ristorante con pochi piatti nel menu, degli knodel di vario tipo e un appetitoso strudel, dove consumiamo il fiero pasto nella solita atmosfera gioiosa e festante dei momenti conviviali.
Sazi e soddisfatti, allegri e ‘garruli’ nonostante il grigiore, l’umidità e la pioggerella costante, cominciamo ora il tragitto di ritorno, un ampio sentiero tutto in costante discesa, che nel giro di poco più di un’ora ci riporta ad Andriano dove il pullman è in nostra paziente attesa. E, pronti a partire con largo anticipo alla volta di casa, alziamo un ultimo sguardo alle pendici del monte Macaion e alla torre di guardia poco distante dal castello di Appiano che si intravvede tra le brume simil autunnali.
-Guardate, da dove siamo passati…
-Però, ne abbiamo fatta di strada anche oggi… con el nòs (=nostro) cavalot de San Francesco…-
  

 

 

 ..

lunedì 18 marzo 2013

L'ultima neve (si spera!) dell'inverno

18 marzo, ‘recita’ il calendario odierno. 18 marzo, meno 3, dunque, all’inizio ufficiale della primavera, quel ‘San Benedetto, la rondine sul tetto’ (o sotto? Non lo ricordo…). E uno comincia già a vedere i mandorli (o i ciliegi, i peschi o qualsiasi albero venga alla mente) in fiore e l’erba verde e le foglioline tenere e i fiorellini nei prati e già pensa a riportare sul balcone i vasi dei gerani che hanno svernato sul pianerottolo davanti alla porta di ingresso alle soffitte e già ha lanciato occhiate interessate alle vetrine che presentano le nuove proposte in un tripudio di colori delicati e tessuti leggeri.
E invece capita che ti svegli al mattino del 18 marzo, meno 3 alla primavera e subito rimani colpita da un chiarore inatteso, diverso, un chiarore di neve. La neve??? Sì, la neve che scende copiosa in larghi fiocchi pesanti, come non ne hai vista mai in questo ultimo inverno, che ha già imbiancato i tetti e gli alberi dei giardini vicini e le strade e i marciapiedi. E subito chiami il consorte che sta ancora dormendo il sonno del giusto e senti provenire da sotto le coltri una voce assonnata che ti dice che il servizio meteo l’aveva prevista… Sì, d’accordo, ma così abbondante? E allora siete in due a guardare meravigliati da dietro i vetri quella bianca danza incessante che sembra quasi ipnotizzare gli sguardi, mentre attendete che il caffè salga nella macchinetta. E, sorseggiando la nera bevanda, sempre con gli occhi rivolti all’esterno, apprezzate come non mai il tepore della casa e il poter rimanere, pigri ed oziosi, all’interno delle pareti domestiche…
 
Sì, quest’oggi non ho messo il naso fuori. Complice un leggero, ma fastidioso mal di schiena, ho trovato la giustificazione per ‘saltare’ la lezione mattutina di ginnastica e quella pomeridiana di inglese, evitando la settimanale ‘inerpicata’ (?) lungo le vie della collina, che, se è un piacevole esercizio nelle belle giornate, quest’oggi sarebbe un obbligo poco gradito. E cosi, distesa sul divano, ben avvolta in un vecchissimo sacco a pelo (sì, il ‘famigerato’del lontanissimo viaggio in Inghilterra) mi sono dedicata alla lettura di un ‘romanzone’ avvincente, che non farà di sicuro vincere il premio Nobel alla sua autrice, ma mi ha tenuta legata fino all’ultima riga…
 
Questo fine settimana, invece, siamo stati in trasferta in val Pusteria, a Prato alla Drava, per una tre giorni sulla neve, in compagnia dei ‘soliti’ amici tridentini, compagni di viaggio, montagna, concerti, cene conviviali… Due giornate, venerdì e sabato, fredde ma piene di sole e la domenica in netto peggioramento. Piste ottimamente innevate, lungo le quali il consorte ha sciato da par suo, assieme al gruppo degli sportivissimi (= tutti gli altri). Ed io, che, dopo una poco felice esperienza sugli sci risalente ai remoti anni settanta, non ho più avuto interesse per questo sport, mi sono ‘accontentata’ di lunghe passeggiate, assieme a Gabriella che, ahimè per lei, ha dovuto, in questa stagione, rinunciare a saettare con perizia lungo le piste, dopo una imprevista caduta di qualche mese fa. Si rifarà il prossimo anno…