martedì 18 giugno 2013

E' giunto il tempo della 'matura'...

Quando andai in pensione, nell’estate del 2007, erano pronti a frequentare la terza media, quei 25 alunni che ancor oggi mi ‘guardano’, sorridenti e in posa, dalla fotografia in cornice d’argento, regalo di ‘fine-rapporto’ ;-), ben posizionata sul grande mobile dell’ingresso. Gli unici, dei tanti fanciulli che ho incontrato nei gloriosi trentott’anni di gloriosa professione, a godere di questo ‘privilegio’, proprio perché sono stati gli ultimi…
E domattina, la gran parte di quei ragazzini, oggi giovinette in fiore e baldi fustacchioni, (qualcuno, ahimè, si è un po’ perso per strada…) entrerà nelle aule di questo o quell’istituto superiore, con tutto l’armamentario del bravo studente, vocabolario sottobraccio, penne adeguate, generi di primo conforto, magari un piccolo portafortuna nell’astuccio e, ‘consegnato’ il cellulare ultima generazione ad uno degli ‘assistenti’, si accingerà ad affrontare la prima prova dell’esame di maturità, quel tema di italiano, di cui da giorni e giorni si ipotizzano tracce, che si riveleranno, come quasi sempre accade, disattese dalle ‘menti’ ministeriali che avranno provveduto a sfornarne un’ampia scelta (e leggendo le quali, ogni volta esalo sospiri liberatori al pensiero di essere ormai lontana da quell’esperienza… ;-)).
Così quest’oggi ho ‘ripescato’ dall’agenda telefonica il numero di cellulare delle studentesse Sara e Chiara (gli unici che ho…) e ho inviato loro un messaggio beneaugurante, perché possano affrontare con serenità e soddisfazione questa importante prova, scolastica e di vita allo stesso tempo. Un augurio che estendo, ‘spiritualmente’ a tutti i miei ex alunni: forza ragazzi, fatevi onore!
 
E che le cose vadano bene anche a te, Lucrezia, che sei giunta alla fine di quel percorso, dalla tua mamma definito un ‘calvario’ (peraltro scelto con una certa pervicacia, nonostante ripetuti e disinteressati consigli).
Dai, Lucrezia, un ultimo sforzo e potrai lasciarti alle spalle quei lunghi anni di fatica e di poche soddisfazioni.
Io terrò le dita incrociate per te…

sabato 11 maggio 2013

Rapidi aggiornamenti

Qui capita che ti distrai un attimo e il tempo ti sfugge di mano: un momento fa era domenica e adesso sei di nuovo a sabato e poi sarà di nuovo lunedì, con i suoi impegni e le sue 'scadenze' e via di seguito, granello dopo granello, a riempire quella clessidra che è la nostra vita.
In questa strana settimana, tra precipitazioni improvvise e repentine schiarite, in un alternarsi di scoramento meteorologico e di aperture speranzose e viceversa, siamo stati lungamente impegnati nelle nostre attività 'pedestri' con la Sat: mercoledì nella seconda delle uscite infrasettimanali, quelle più 'tranquille' e venerdì e sabato nell'iniziativa legata al 150° anniversario della fondazione del Cai, associazione di cui fa parte la Sat, che ci ha visti percorrere sentieri e stradicciole sul fondovalle atesino, in due tappe, da Salorno a Rovereto. Ieri, venerdì, sotto una pioggia costante che non ci ha abbandonati se non per pochi minuti, di tanto in tanto, per tutta la durata del percorso e quest'oggi, dapprima allietati (si fa per dire...) dagli ultimi strascichi della precipitazione del giorno precedente, quindi 'graziati' da un limpido cielo azzurro e da un sole che si è fatto via via più caldo. Naturalmente, se ieri avevo portato gli occhiali da sole, più che altro per scaramanzia, stamane li avevo lasciati a casa, con il risultato di vedere aumentate le già non scarse rughe attorno agli occhi ;-)
Domattina, inoltre, ci attenderà la consueta uscita domenicale, nella quale, tra l'altro, ho 'ereditato' il compito di vice-capogita, essendosi infortunato il precedente 'titolare', tanto per fare un en-plein escursionistico (e speriamo di farcela!).
Ma la mia attiva vita di pensionata, ieri mattina, ha rischiato di subire una battuta d'arresto, per la serie 'l'imprevisto dietro l'angolo'. Erano le 7.30 e, ben attrezzati contro la pioggerellina impertinente, ci stavamo recando all'appuntamento con i compagni di escursione, quando, attraversando sulle strisce pedonali la vicina via Perini, con tanto di semaforo verde, ho rischiato di essere investita da una cretina guidatrice che, al volante di una bianca utilitaria, era passata con il rosso. Ovviamente non mi ero premurata di guardare se stessero giungendo automobili, sicura com'ero del 'mio' verde ed essendo occupata a sistemare la chiusura dello zaino, per cui lascio immaginare il sobbalzo nel trovarmi a pochi centimetri dal veicolo in movimento.
-E il semaforo? E' VERDE!!'- ho (quasi) gridato all'incosciente al volante, che ha fatto un gesto come a dire 'sì, ma cosa posso farci...', senza neppure un accenno a fermarsi.
-CRETINA!!- l'appellativo mi è uscito spontaneo, mentre il consorte ha battuto con la mano sul vetro laterale.
E poi ho continuato la mia strada, un po' scossa a dire il vero. E' mancato poco a che subissi un danno fisico, un danno più la beffa che, data l'età e la 'posizione sociale' probabilmente non avrei avuto diritto neppure un minimo risarcimento!!

giovedì 2 maggio 2013

Attività del giorno

Stamattina, puntuale come i debiti e con profondo senso del dovere, mi sono incamminata verso la palestra per la consueta ora di ginnastica, pur sofferente di un 'giovanile' doloretto, comparso a tradimento tra collo e spalla.
La tentazione di fare manca è stata grande: sarebbe bastato davvero poco per farmi desistere. E invece, borsetta con il necessario e stuoietta arrotolata, ho raggiunto la grande sala dove, stamane in numero ridotto, le solite signore erano pronte all'azione. Tappeto steso a terra e via con i consueti esercizi, uno dopo l'altro, alacri e silenziose. E anche oggi, dalla mia postazione nelle retrovie, ho guardato le compagne impegnate nelle varie posizioni, far cui quella del 'cobra' e anche oggi non ho potuto non meravigliarmi di quanto siamo brave. Saren veciote, ma veciote agili!! ;-)
In verità, nessuna di noi, neppure le due settantenni (e fors'anche oltre), dimostra l'età riportata dalla carta d'identità, né nell'aspetto né nello spirito... (e speriamo di continuare!).
Poi, una volta a casa, ho affrontato con decisione il consorte. Paolo -gli ho detto- dopo pranzo te vegni a far do passi...
-Sperente che l'piova- ha ribattuto il faceto compagno di vita.
E invece, niente pioggia (alleluia!!), nonostante tutta una serie di nubi variamente grigie coprisse il cielo, così, ancor prima delle 14, abbiamo chiuso dietro a noi la porta di casa.
-Dove pensi di andare?- ha chiesto, rassegnato, il pover'uomo.
-Mah, potremmo andare a... (veloce lavorio cerebrale) a... ecco, a Gocciadoro!!-
Dovete sapere che Gocciadoro è un grande parco comunale che si estende su un terreno collinare, con boschi, prati, stradicciole, vialetti, zone rocciose ecc.ecc., a poche decine di minuti dal centro storico ed è una delle mete classiche delle passeggiate cittadine. Nelle belle giornate, dalla primavera all'autunno inoltrato, soprattutto nei fine settimana, i suoi prati sono invasi da decine e decine di persone di ogni età che prendono il sole, passeggiano, giocano, portano a spasso il cane... Qui abbiamo festeggiato alcuni compleanni dei figli allora bambini, con tanto di tavolino da campeggio appresso più frigo-bar e quant'altro necessario, qui si veniva, studenti, a trascorrere le ore di 'marina' pomeridiana (ben poche in verità, perché erano, quelli, davvero altri tempi..)
E qui, tra boschi meno curati di oggi e un ambiente un po' più selvaggio, c'era il 'regno' del consorte, che, dai sei ai diciassette anni, ha abitato in una casa proprio al limitare del parco. Un regno vasto e ricco di 'spunti creativi' e di opportunità emozionanti, per un giovane boy scout che, ancor oggi, ricorda con tenerezza e un pizzico di nostalgia quel lontano e magico periodo.
Così, anche questa volta, mentre percorrevamo a passo sostenuto sentieri 'secondari', i ricordi di quegli anni di giochi e di scoperte gli sono riaffiorati alla mente. E bisogna dirlo: è stato un ragazzo fortunato!

sabato 27 aprile 2013

Sabato 27 aprile

Ancora un sabato all'insegna del maltempo, almeno quassù nel profondo nord. Una giornata di pioggia battente, umida e grigia, che fa venir voglia di rimanere al calduccio tra le pareti domestiche, con un buon libro e una tazza di the fumante, ancor meglio se accompagnato da qualche goloso dolcetto. Un altro giro di valzer di questa strana primavera che non si decide a 'mollare le ancore' e un interrogativo su come sarà il tempo domani, quando percorreremo nuovi sentieri in terra altoatesina, con, in aggiunta, la visita del medioevale Castel Trotsburg. E per fortuna ci sarà la possibilità di pranzare all'asciutto con qualche pietanza calda, ché non pare ancora giunto il momento di soleggiati pic-nic.

Intanto è stata resa nota la lista dei ministri del nuovo governo: molte novità, diverse donne fra cui la prima ministra 'abbronzata', più, ovviamente, qualche pezzo grosso della vecchia politica, senza tuttavia quei nomi 'pesanti' che da giorni ricorrevano sulle pagine dei giornale. E adesso non rimane che stare a vedere, con la speranza che prevalgano buon senso e ricerca del bene comune. Speriamo.

E per concludere, una notizia letta su Repubblica on-line. Il presidente Putin, uomo di elevata statura morale e alto senso civico, ha bloccato le adozioni di bambini russi da parte di famiglie francesi, dopo che il parlamento d'oltralpe ha varato la legge che consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Bravo Vladimir! Fagliela vedere a questi debosciati di occidentali che intendono stravolgere l'ordine naturale delle cose! Tu sì che hai a cuore la sorte di tanti bambini senza famiglia, che potrebbero correre il rischio di venire a contatto con tali degenerazioni. Meglio che rimangano nei russi orfanotrofi, così simili a tanti hotel a cinque stelle, amati e accuditi come i tuoi stessi figli...

Diete

-Ma esiste il gruppo sanguigno A2? Io ho sempre saputo che c'è un gruppo A ed uno B...-
La signora bionda dell'edicola sotto casa pone la domanda con aria perplessa alla cliente che mi precede, mentre la collega castana esprime silenziosamente il suo stupore con una strana espressione sul volto.
-Mi no l'ho mai sentì..- riprende la prima, sventolando a mo' di ventaglio un paio di fogli stampati -mi toccherà aspettare fino a che non arriva il dottor Bonicontro... Ghe domanderò a lù...-
-C'è qualche problema?- chiedo a questo punto con un po' di curiosità.
-Ma no, si tratta di una dieta... Io sto seguendo quella del gruppo A perché qui il gruppo A2 non c'è...
-Sì, perché stiamo facendo tutte e due la stessa dieta- interviene la 'brunetta' -e mi calo e ela no... Mica tanto, solo quattro chili in un mese-
-Quattro chili! Ma è un ottimo risultato!- interloquisce l'altra cliente.
Concordo, un bel risultato davvero e mi ero già accorta, a dire il vero, di questo calo ponderale..
Ma di quale dieta si tratti, nessuno lo chiede.
Circondate come sono, le due, da decine di settimanali e mensili, non avranno avuto che l'imbarazzo della scelta. Ma una dieta, probabilmente legata al gruppo sanguigno, non l'avevo mai sentita prima.
Del resto non è che ci voglia poi tanta fantasia per perdere qualche chilo di troppo: lo sappiamo tutti che basta eliminare (o ridurre drasticamente) quei 'certi' cibi che ci regalano contemporaneamente gioia al palato e grammi e grammi di adipe in misura direttamente proporzionale. Ahimè. :-(

giovedì 25 aprile 2013

Giorni

25 aprile, splendida giornata di sole, come lo è stata quella di ieri che ci ha visti scarpinare lungo tranquilli sentieri altoatesini in ‘avanscoperta’ dell’escursione del 5 maggio, che mi vedrà nuovamente impegnata come capogita. E, nonostante fossimo in terra (quasi) ‘tetesca’, laddove tutto è lindo, ordinato, con i prati rasati al punto giusto da far pensare a tappeti vellutati e i cespugli di forsizie così lussureggianti e colorati da sembrare finti e i giardini altrettante macchie di colore da rimanere ammirati davanti a ciascuno di essi, ciononostante, dicevo, abbiamo corso il rischio di smarrirci tra sentieri, strade forestali, stradette e stradicciole, grazie ad una segnaletica più italica che teutonica, con cartelli non sempre precisi né abbondanti e, demerito nostro lo ammetto, ad una cartina non proprio precisa, probabilmente risalente ai primi anni post era littoria ;-).
Comunque sia siamo riusciti a tornare alla base, vale a dire alla piazza di Steinegg, o Collepietra (secondo l’italica traduzione) dov’era parcheggiata la nostra auto, ma con ancora il dubbio amletico se, in data 5 maggio, sia meglio ‘tentare’ quello che dovrebbe essere il tracciato originario (e da noi ‘mancato’ per un tratto del rientro) o condurre i valorosi escursionisti lungo quello ‘nuovo’ e casualmente scoperto. Mah, ci penserò…
Quest’oggi, invece, avrei dovuto partecipare alla ‘passeggiata girasoliana’, con le amiche del glorioso gruppo delle giovanili ex fanciulle, di cui l’elianto annuo è il simbolo (-ma dovete avere anche la biancheria con disegnà su el girasole?- mi ha chiesto un giorno l’irriverente consorte, vedendo girare per casa e un quadernetto con il simbolo sulla copertina e una scatolina con il fiore dipinto e una tovaglietta all’americana e una (usatissima) mug, da lui medesimo, poi, inavvertitamente (?) rotta…).
La meta odierna era il lago di Caldaro, di cui avremmo dovuto fare il periplo, con successivo pranzo comunitario, ecc.ecc.
Invece, ed ecco spiegato l’uso del condizionale, le Girasole sono andate senza di me perché, fra poco più di un’ora ci sarà una breve cerimonia presso il cimitero per rendere l’ultimo saluto all’ex collega Maria che, per usare un temine inglese, passed away. E’ passata avanti, Maria, a sessantacinque anni appena appena compiuti e dopo un anno scarso di malattia. Una donna di una vitalità incredibile, che ha sperato, hanno detto le amiche che le sono state vicine, fino all’ultimo di ‘venirne fuori’. Una donna sempre ‘di corsa’, la scuola, la casa, il marito, i figli, la mamma lontana, le attività extra, la palestra, i mille e mille impegni che riusciva a portare avanti. Una collega con cui avevo perso i contatti, una volta uscite dalla scuola. Un’insegnante, anch’ella di lettere, con la quale non mi ero sempre trovata d’accordo –accade, infatti, che spesso le docenti, e di lettere in particolare, si sentano un po’ api regine e ciascuna la depositaria de ‘il metodo’- ma anche questo rientra nell’ordine delle cose.
Ma tutto questo scompare di fronte alla morte, perché è in questi momenti che si capisce cos’è quel che conta e che vale. Peccato che non ci si rifletta quasi mai, quando si potrebbe…

domenica 21 aprile 2013

Domenica 21 aprile

E torniamo a discorsi ‘privati’ (anche se, comunque, il ‘politico’ non è dimenticato, con discussioni accese e partecipate… e tutte tra persone della stessa area, perché, al di là della grillina girasoliana e dell’ex berlusconiano fruttivendolo, oggi di area montiana e con simpatie per Renzi, tanto per essere ecumenico, ci muoviamo in un mondo di ‘centro-sinistri’…).
E torniamo, perciò, al domenicale appuntamento con la montagna, quest’oggi ‘allietato’ da una precipitazione che ci ha accompagnati per gran parte della mattinata, fino al pomeriggio. Ma, si sa, noi siamo un po’ masochisti e un po’ mattocchi e non ci lasciamo certo spaventare da quattro (otto?) gocce, ben previste, tra l’altro, da tutti i servizi meteo della penisola e, con capiente ombrello, copri zaino, mantella e tutto quanto alla voce ‘protezione contro la pioggia’ raggiungiamo il consueto raduno di lungadige Monte Grappa.
E non siamo neppure così pochi come il maltempo avrebbe fatto supporre (Quanti saremo?- ho chiesto già sulla porta di casa al consorte –Cinque? Dieci? Si accettano scommesse…), 27 temerari e colorati escursionisti, che prendono posto sul capiente bus, anche stamane condotto dal prode autista Orazio.
27 escursionisti, compresi Antti, giovanotto finlandese temporaneamente a Trento ed Helen, insegnante inglese in una delle scuole di lingue della città.
Poco più di mezz’ora di viaggio e siamo a Montesover, ameno paesino di mezza montagna ai margini del gruppo del Lagorai, da dove ci mettiamo in cammino dopo la consueta sosta caffè nel moderno bar dell’unico hotel del luogo. In lunga fila serpeggiante risaliamo un erto sentiero in parte selciato, prestando grande attenzione passo dopo passo, per evitare inopportune scivolate.
-It’s very slippery- commenta Helen.
Oh yes! Erto e scivoloso, con una pioggerellina continua ed un tasso di umidità assai elevato. Ma noi risaliamo impavidi, sudando e sbuffando fino a che non incrociamo la strada asfaltata che ci porta alla malga Pat, un rustico edificio da pochi anni ristrutturato e sotto l’ampio porticato ci concediamo una piccola pausa rifocillante. E su uno dei tavoli compaiono quasi per incanto, tolti da capienti zaini, bottiglia di vino bianco e vari recipienti per bere, compreso un elegante calice in vetro lavorato, lucaniche, con coltello e tagliere al seguito, pane e grissini per una merenda di metà mattina. Io, invece, mi accontento di un rapido spuntino a base di frutta, in attesa del pranzo che si terrà in una trattoria di Piscine di Sover, verso la quale ci incamminiamo una volta ristorati e, almeno in parte, saziati. Un’ora abbondante di percorso in discesa, che mi costringe, in qualche tratto, a costante attenzione, dato che tra pietre bagnate, foglie marcescenti e un ombrello aperto, il rischio di finire gambe all’aria è facile assai.
Invece nulla di ciò succede e, percorsi gli ultimi chilometri su più tranquilla strada asfaltata, siamo in vista del paesino, che raggiungiamo addirittura sotto un pallido sole. Il sole!! Chi l’avrebbe mai immaginato, quando siamo partiti stamane? Gioiosi e festanti, prendiamo posto nella sala da pranzo della trattoria, unici ospiti della struttura e in un’atmosfera di calda (e a tratti un po’ rumorosa) convivialità degustiamo il semplice menu preparato appositamente per noi: una scelta di salumi come antipasto e una pasta al pomodoro da tutti apprezzata, come dimostrato dai numerosi bis.
Ed è a questo punto, mentre attendiamo il caffè e una fettina di torta appresso, che, laddove siamo seduti il consorte ed io con Paolo, Silvana e Maria Grazia, si eleva un sentito scambio di opinioni sulla situazione politica, tra scoramento e delusione, recriminazioni e qualche accusa, che viene a concludere discorsi già cominciati in pullman e proseguiti al bar di Montesover. Vabbè, prevedo che questo tema sarà il leit-motiv anche del prossimo incontro con gli ex colleghi…
Poco dopo le 14.00, zaini nuovamente in spalla e ombrelli oramai riposti, ci rimettiamo in cammino, lungo un comodo sentiero a mezza costa nel bosco che in poco più di un’ora ci conduce a Sover, dove il pullman è in nostra attesa. Ma a quest’ora del pomeriggio l’autista Orazio non è da solo: con lui c’è un Orazio in miniatura, uno scricciolo d’uomo con una folta chioma ricciuta e una tuta blu, vale a dire il piccolo Simone di cinque anni, che ha voluto accompagnare il suo papà. Un bambino vivace e socievole, dalla sciolta parlantina che ci intrattiene per gran parte del viaggio di ritorno prima di cadere tra le braccia di Morfeo, cullato dal movimento del mezzo e dal tepore del sole. E non è il solo!! ;-)