domenica 28 ottobre 2012

Di previsioni esatte e di (poco) altro


-Tutte le sere guardo alla televisione il bernaca per vedere se nevica…- così scriveva, quasi quarant’anni fa, un mio alunno di seconda media. Il ‘bernaca’, ovviamente, altri non era se non il celebre colonnello Edmondo Bernacca, che per anni ‘predisse’ dai teleschermi che tempo avremmo avuto.
Previsioni, le sue, che non ricordo si avverassero sempre, a differenza di quelle di oggigiorno, le quali, grazie a satelliti, computer e tutti i marchingegni della moderna tecnologia, sono senz’altro più affidabili e ‘veritiere’…
Nel bene e nel male, ahimè e quando ti dicono che sarà un fine settimana all’insegna di maltempo, freddo e quant’altro ci può stare, almeno nella tua zona, hai un bel dire che, forse, se a Trento piove, sulla Paganella, magari ci può essere una zona ‘franca’, con perfino un raggetto di sole… Così gli ‘alti vertici’ della Sat, Società Alpinisti Tridentini, ha avuto il suo daffare nel convincere qualche ‘aficiodanos’ della necessità di annullare l’escursione prevista per oggi, sulla Paganella per l’appunto.
-Perché cancellare la gita? Se pòl caminar anca con l’ombrela.. Potremmo cambiare itinerario, allora…-
Ma i responsabili sono stati inflessibili (e non dimentichi del profluvio di critiche piovute addosso, assieme ad una ‘reale’ precipitazione, per aver portato, lo scorso settembre, un manipolo di temerari [e sì, c’eravamo anche noi, naturalmente..] lungo umidi e nebbiosi sentieri austriaci con visibilità di metri due o poco più). Domenica, a casa!!
Ben fatto! Perché la nefaste previsioni non potevano rivelarsi più esatte: ieri, pioggia battente con un sibilante vento seral-notturno e stamane, freddo, pioggia e… neve fin ‘alle basse’… Guardando infatti dalla finestra del soggiorno, posso ammirare le pendici del Bondone, coperte da una spolverata bianca fin all’altezza di Sardagna, a circa duecento metri dal fondovalle e non è da escludere che da qui a stasera qualche fiocco giunga fino in città.
-Si sfregheranno le mani per la contentezza, gli sci alpinisti- ha commentato il consorte, il viso accostato alla vetrata –I tirerà fòra en presa gli sci…- ha aggiunto. Lui, invece, per non sbagliarsi, ha rinunciato anche all’acquisto dei consueti quotidiani per non affrontare le intemperie, come del resto l’ha imitato la moglie…
 
Ore 20. La neve non è scesa fin qui, ma sta piovendo e il termometro segna 6 gradi: i moderni ‘bernaca’ non hanno sbagliato di un millimetro.
E noi, come abbiamo trascorso la giornata? Una mattinata casalinga, un pranzo (casalingo) con gli amici Patrizia e Ugo, ‘messo insieme’ all’ultimo minuto, la visita all’affollatissima mostra ‘Fa’ la cosa giusta’ (il maltempo ha contribuito ad un vero boom di ingressi…), con un faticoso giro tra i vari stand espositori e, per concludere il pomeriggio, un momento conviviale a casa di mammà, festeggiante l’86° genetliaco, dove tutti i buoni propositi del giorno sono andati a carte quarantotto di fronte a tre torte ‘commemorative’ dell’avvenimento.
Infine, rientrati nella propria abitazione, il trovare un ambiente riscaldato e accogliente ti fa capire quanto poco basti, a volte, per apprezzare quello che si ha… Eh sì, il piacere delle piccole cose!

domenica 10 giugno 2012

E' la pioggia che va...

Qui si va di montagna, come ben si sa e anche quest’oggi non siamo mancati al consueto appuntamento con zaino e scarponi, cambiando, tuttavia, ‘parrocchia’, invogliati da un itinerario nella zona di Merano, proposto dal gruppo escursionistico del tridentino Circolo Unicredit, che, abbiamo pensato, un giorno o l’altro si potrebbe ‘rifare’ con gli amici della Sat.
-Ma c’è anche la concorrenza!- ha subito detto un’attempata partecipante, vedendoci seduti, il consorte ed io, sul grande pullman, completo in ogni ordine di posti. Già, la concorrenza!!
Peccato, però, che la variabilità meteorologica abbia messo lo zampino, sotto le vesti di una pioggia battente che ci ha accolti, allorché siamo arrivati a Tirolo, la graziosa cittadina, dominata da un imponente maniero, a due passi da Merano, da dove sarebbero cominciate le odierne fatiche.
Che fare? si è chiesto il capogita Marcello, l’infaticabile organizzatore e deus-ex-machina del Circolo. Che fare? ha domandato ai suoi valenti ed esperti collaboratori e, dopo un rapido consulto, la decisione è stata presa: annullate e l’escursione principale sulle pendici dei monti sovrastanti il centro meranese e la più moderata ‘variante’ da svolgersi a quote meno elevate, è stato lì per lì ‘inventato’ un terzo itinerario.
Così il pullman ci ha condotti a San Leonardo in Passiria e qui, con i nostri colorati ombrelli, le ampie mantelle impermeabili, i necessari copri-zaini ci siamo incamminati lungo la comoda pista ciclabile che si snoda seguendo il sinuoso corso del torrente Passirio, quest’oggi con acque tumultuose e ‘rombanti’. A ranghi compatti e in un’atmosfera allegra, nonostante la precipitazione, abbiamo percorso circa undici chilometri di strada pianeggiante, fino al paesino di Saltusio, dove ci siamo ‘sparpagliati’ alla ricerca di un luogo adeguato (e possibilmente riparato) in cui desinare.
Un bel gruppo in un agritur a poca distanza dal centro abitato e molti altri in paese, dove si stava svolgendo la festa del locale Corpo dei vigili del fuoco, con vasto punto di ristoro coperto, chiosco delle bevande (birra in primis, ovviamente), cucina funzionante a pieno ritmo e, last but not least, complessino in abiti tirolesi che rallegrava l’atmosfera con tipiche melodie altoatesine.
Quale miglior occasione, ci siamo detti, un bel bagno di folklore locale e, preso posto ad un rustico tavolo, abbiamo scelto tra le cinque-sei proposte del menu, rigorosamente scritto nell’idioma di Goethe, chi del pollo alla griglia, chi un ‘classico’ wurstel, chi una ‘wiener-schnitzel’, con relativi accompagnamenti di patatine fritte, per un economico e veloce pranzo in stile sud-tirolese…
Poi, una volta terminata la pausa mangereccia, al momento di risalire sul pullman, come nella più beffarda delle situazioni, ecco dissolversi le nubi e tornare il sereno, con un sole tiepido e splendente, senz’altro burlone, come a dire ‘eheheh, ve l’ho fatta!’. Sì, un bel tiro mancino ci ha giocato oggi, il tempo!
Così abbiamo approfittato del miglioramento meteorologico per una passeggiata conclusiva lungo le affollate vie di Tirolo (qui va per la maggiore il turista di lingua germanica), fino al grande castello, ammirando il vasto panorama sull’ordinata conca meranese e poi su e su fino alle cime dei monti, alcune delle quali ancora innevate e per quest’oggi è stato davvero tutto.
E ce ne siamo tornati in quel di Trento con un po’ di rammarico per non aver potuto seguire il programma prefissato (ma lo faremo senz’altro, il consorte ed io, in una delle prossime settimane, in forma ‘privata’), ma senza crucciarci più di tanto, perché è stata comunque una giornata piacevole e ‘intensa’.
E senz’altro più fortunati i compagni della Sat, quest’oggi da noi lasciati al loro destino, su impervi sentieri sui monti a sud di Trento (e con ampi dislivelli in discesa…), che non hanno ‘beccato’ neppure una goccia d’acqua… Che botta di c**o, hanno avuto!!

mercoledì 30 maggio 2012

Escursione botanica sul monte Cengialto

Il Cengialto è un modesto rilievo alle porte di Rovereto, sulla sinistra orografica della valle dell’Adige, a due passi dall’Ossario di Castel Dante e dall’area dei Lavini di Marco, dove nella roccia sono rimaste le orme di enormi dinosauri. Un luogo caratterizzato da una fitta vegetazione di latifoglie e da un endemismo conosciuto fin dall’Ottocento, l’Iris Cengialti, uno splendido giaggiolo che cresce negli spazi erbosi in prossimità della modesta sommità.
E questa località, oggi, è stata la meta della tradizionale escursione botanica di fine maggio.
Guidati da tre esperti conoscitori di piante e fiori, Gino, Rosa e Paolo C., coadiuvati dalla giovane geologa Anna, partiamo da Trento alle 7.30 precise, 42 ‘discepoli’, chi più, chi meno interessato ad ampliare le proprie, botaniche, conoscenze.
Veloce trasferimento a Rovereto, poi, risalita la strada fino al parcheggio di Castel Dante, siamo pronti a metterci in cammino, ahimè senza la consueta ‘sosta-caffè’. Pazienza, pensano in molti, già pregustando una giusta ricompensa, golosa (e calorica) durante il viaggio di ritorno, come garantito dai capigita (‘ne fermeren ala gelateria de Volano…’).
In gruppo pressoché compatto, con periodiche soste per ascoltare le spiegazioni degli esperti botanici, osservando le caratteristiche delle oltre cento specie segnalate nel lungo elenco di cui ogni escursionista è stato fornito.
Ovviamente, si notano fin dalla partenza diverse ‘specie’ di discepoli: ci sono le attente e solerti, con (o senza) penna a portata di mano per gli appunti, fra cui, degne di menzione, Carla C. e Riccarda (che se ne tornerà a casa con un ‘bottino’ di esemplari per un personale erbario), gli attenti E fotografi, uno dei quali con cavalletto quasi professionale (e non sto parlando del consorte…), gli attenti ‘periodici’ e, last but not least, gli/le ‘svagati/e’, fra i quali, ahimè, si deve annoverare la scrivente…
Sì, lo confesso, non sono nel gruppo dei diligenti, anche se, trovandomi per un breve tratto a camminare a fianco del botanico Gino, gli ho chiesto il nome di alcune erbe e pianticelle, dimenticandolo tuttavia nei dieci metri successivi (escluso l’Iris cengialti, ovviamente, dato che è il più facile e da riconoscere e da ricordare…).
Ben prima di mezzogiorno siamo sui piccoli spazi erbosi in prossimità della croce sommitale, intenti a consumare il ‘fiero pasto’ che ciascuno ha portato con sé e, quando dai paesini della destra orografica della Vallagarina che vediamo lontani, sulle pendici dei monti di fronte a noi, sentiamo giungere i rintocchi del mezzodì, siamo già pronti, zaini in spalla, a riprendere la strada.
Ci manca, infatti, ancora un lungo tragitto prima di giungere alla meta finale, attraverso il bosco prima e seguendo una larga strada forestale poi, passando accanto ad un monumento naturale come il ‘fungo di Albaredo’, una grande roccia con ‘cappello’, quindi ad una fonte di acqua freschissima, giungendo infine alle rocce della località Lavini, laddove si possono ammirare delle ‘orme’ nella roccia, che illustri studiosi hanno identificato come orme di remoti dinosauri.
E questa è l’ultima tappa del giorno: ora non ci rimane che attendere il pullmino che ci riporterà al parcheggio di Castel Dante, risparmiandoci quei cinque chilometri di asfalto che ci separano dal luogo stabilito.
Infine siamo pronti alla partenza, ciascuno soddisfatto dell’escursione appena conclusa, a partire dalle diligenti allieve che ‘ripassano’ i nomi delle piante e dei fiori appresi e con l’aspettativa generale della sosta in gelateria, come da programma. Ma essa rimane un pio desiderio, dato che il locale…. è tristemente chiuso e allora non ci rimane che puntare direttamente al consueto punto di arrivo tridentino, accontentandoci di un caffè di casalinga produzione e dell’eventuale gelato presente nel freezer di casa….
E, nonostante il contenuto dislivello affrontato e la semplicità dell’escursione, io ritorno a casa assai stanca e, ad un’ora davvero ‘presta’, sono già sotto le coltri. Solo il ‘giovanotto’ di casa è in grado di fare le ore piccole….

venerdì 11 maggio 2012

Cronachette all'ultimo minuto

Lo so, avrei dovuto ascoltare le sollecitazioni del mio ‘saggio’ consorte, quando mi chiedeva con un pizzico di ironia ‘quando te pensi de copiar le cronachete per el dotor Francesco? El dì prima de partir per Minori? Copiele per tèmp…’
Sì, gli rispondevo, lo so. No sta preocuparte, me ciapo per tèmp.
E invece, aveva ragione lui.
Aspetta un giorno, rimanda a domani, lo farò stasera, è capitato quello che lui temeva. Sono tre giorni che non faccio che copiare e incollare, rileggere e correggere. Domani sera, infatti, partiremo in treno per Minori, in amichevole compagnia di satini (52 persone) e il fascicolo per il dottor Francesco deve essere assolutamente pronto, ben rilegato, incartato e infiocchettato, ordinatamente risposto in valigia.
Così, siamo in due a darsi da fare: la sottoscritta e il coniuge, che sta dando l’ultima ‘sistemazione’ grafica, con tanto di indice, copertina con foto, pronto per portare il tutto, domattina, in copisteria per una rilegatura…. in piena zona Cesarini.
Ma, si chiederà qualcuno, cosa sono le cronachette e chi è questo dottor Francesco per cui si stanno prodigando i coniugi W.?
Giuste domande a cui darò adeguate risposte, che richiedono almeno due passi indietro…. nel passato.
Dovete sapere che, dal maggio 1998 al novembre 2006, ho sempre scritto, domenica dopo domenica, la cronaca di ogni escursione a cui ho partecipato, dapprima su bei quaderni dalla copertina rigida (l’ultimo è stato un glorioso Moleskine), con grafia minuta e ordinata, poi, dal gennaio 2002, usando il più moderno e comodo pc. Ed è stato allora che i miei scritti, per tre anni consecutivi sono stati raccolti e pubblicati in libriccini, le ‘Cronachette dalla montagna’, che hanno riscosso un certo successo all’interno della sezione (posso dire di aver avuto anch’io i miei…. 25 lettori ).
Poi, a partire dal 2007, la vena ‘creativa’ si è esaurita e delle cronachette si è persa traccia, mentre ho ripreso i resoconti con l’apertura del blog, pur non in modo continuativo.
E anche il dottor Francesco, funzionario statale di alto grado per lunghi anni residente a Trento, grande appassionato di montagna e partecipante a moltissime escursioni della sezione, è stato un mio fedele lettore, come mi confessò due anni fa durante la ‘trasferta’ alle Cinque Terre.
-Signora Mariella, lei mi ha dato una grande delusione, smettendo di scrivere le Cronachette- mi aveva detto.
-Dottor Francesco, le prometto che riprenderò a scriverle…- gli avevo risposto, (quasi) commossa da una tale ‘ammirazione’.
Promessa che poi, ahimè, non sono riuscita a mantenere…
Così, sapendo che il titolato (ex) servitore dello stato, oggi ritornato nella sua regione di origine, appunto la Campania, sarà con noi sulla costiera amalfitana, ho pensato di fare cosa gradita raccogliendo in un fascicolo le cronache, scritte per il blog, dal 2008 al 2011, le quali, ridendo e scherzando, hanno occupato la bellezza di quasi cento facciate.
Penso che dovrebbero bastare…

domenica 15 aprile 2012

Attività primaverili

Bene, finita la vacanza spagnola (negli ultimi tre giorni di permanenza c’è stata una puntata a Toledo, oltre alle ‘consuete’ chilometriche camminate lungo le strade madrilene), sistemata pressoché definitivamente la nuova cucina (manca solo il ‘giusto’ modello di forno da sostituire a quello consegnato e non corrispondente all’ordine), messa in cantiere la santa Pasqua, con sostanzioso pranzo a casa di mammà, con uovo di cioccolata e colomba classica a seguire, ‘consumata’, il giorno seguente, la tradizione della gita fuoriporta targata Sat, quest’anno sulle pendici del monte Altissimo, calpestando neve ghiacciata in una giornata freddissima, ho trovato una nuova attività per occupare i momenti di tempo libero (e tutti gli altri a seguire): il riordino e la risistemazione di armadi, cassetti e cassettini.
Sembra impossibile che in una casa di contenute dimensioni (e non certo un Buckingham Palace) si riesca a concentrare una quantità
immane di oggetti di svariate forme, dimensioni, funzioni, di molti dei quali si ignora spesso l’esistenza. E allora, guarda, scarta, dividi, sistema e risistema, via questi ‘residuati bellici’, i portachiavi in una scatola, orologi funzionanti e altrettanti ‘reperti’ in un’altra, le pile (e quante sono!) in un sacchetto, pronte per l’apposito contenitore, un cassetto dopo l’altro, un’anta degli armadi via l’altra e poi il ripostiglio…
Così accade che io abbia ritrovato le mie scarpette da ginnastica ritmica, che sembravano sparite nel nulla da un paio di anni (ed io ero sicura che si trovavano da qualche parte, qui in casa), mentre il consorte ha scoperto, in un contenitore nello sgabuzzino, una ‘pistola per silicone’ a lungo cercata e appena ricomprata.
Adesso c’è un certo ordine, in armadi e su scaffali, ma con il pericolo (concreto) di non ricordare più dove si trovano i vari oggetti… Peccato non aver fatto una mappa!

Nel frattempo proseguono le nostre domeniche montuose, godendo dello ‘splendido’ tempo di questa strana primavera: quest’oggi in escursioni separate, il consorte impegnato in una sci alpinistica, drasticamente ridimensionata per nebbia e precipitazione nevosa persistente e la sottoscritta, sull’altopiano del Renon, in una ‘pedestre’ accompagnata da piovaschi e temporanee ‘remissioni’, lungo comode strade sterrate e facili sentieri. Peccato non aver potuto apprezzare gli spettacolari panorami che il percorso offre in giornate azzurre e serene, ma con la certezza di aver perlomeno rallegrato la grigia giornata con i colori vivaci dei nostri copri zaini, ombrelli e mantelle…

mercoledì 4 aprile 2012

Vacanza e lavori (una volta a casa)

Un giorno e mezzo, ci aveva rassicurati Pinuccia M., la nostra ‘mobiliera’ di fiducia, un giorno e mezzo per il montaggio e la cucina sarà a posto. Ma, come spesso succede, tra l’ipotesi e la realtà ci può essere qualche differenza ed è così che, dopo due giornate piene di lavoro di esperti operai, l’opera non è ancora completata e ci vorrà anche la mattinata di domani (‘en par de orete’, ha detto il montatore, al momento di andarsene, poco fa), più gli interventi di idraulico (già comparso due volte sulla scena) ed elettricista e FINALMENTE il grosso della fatica sarà terminato.
Naturalmente seguito immediatamente dalla pulizia e dalla ri-sistemazione nei nuovi spazi di tutto quanto giace nella decina e più di scatoloni ammassati in un angolo del soggiorno. Forse, per Pasqua, sarà tutto a posto.
E dire che avevo una mezza idea di preparare (mi correggo, far preparare allo chef di casa) il pranzo ‘pasqualizio’, invitando i figli, oramai residenti in altro loco (ma con ampi ‘depositi’ ancora nel paterno ostello, per dirla alla Leopardi), ma poi è prevalsa la saggia idea di accettare l’invito di mammà e di indossare il gradito abito di ‘ospite’….
E intanto, sistemata in un angolino libero, accanto ai pezzi della cucina ancora da sistemare, posso riprendere a raccontare a voi, appassionati lettori, una (succinta) cronaca dei giorni madrileni, ormai entrati a far parte dei ricordi…

Giovedì 29 marzo è il giorno dello sciopero generale, l’huelga general.
Saralo avert, el Prado? ci chiediamo, uscendo dall’hostal nella fresca arietta del mattino (e sono le nove passate, che non pensiate a super-mattiniere alzate…). Mah, se sarà chiuso, faremo qualcos’altro, magari un bella visita al Parque del Retiro, concludiamo.
Ma dello sciopero non ci sono grandi ‘avvisaglie’, a parte le vie non pulite (qui la notte si effettua una pulizia delle strade del centro da lasciare ammirati), anche se alla Puerta del Sol, squadre di spazzini ramazzano la piazza (ma cosa neterai a far, se stasera i farà qua el comizio conclusivo, ragiona il consorte) e a parte le decine e decine di volantini ‘cerrado per huega general’, incollati, probabilmente da attivisti, sulle vetrine dei negozi, compresi quelli che a sera troveremo aperti.
E aperta è la cioccolateria San Ginès, un locale segnalato da tutte le guide, che effettua un'apertura continuata, 24 ore al giorno, meta quotidiana di turisti e di madrileni, dove anche noi ci lasciamo tentare da una colazione a base di cioccolata e churros, bastoncini zuccherati di pastella fritta, che si gustano intingendoli nella caldissima e densa bevanda. Una cosa goduriosa da provare, almeno una volta.
Ma aperto è anche il Prado, dove entriamo con il solito contorno di scolaresche più o meno interessate e ci accingiamo ad un’attenta visita dei tanti capolavori esposti. Un museo eccezionale, con opere altrettanto eccezionali, che elencare sarebbe un problema, oltre che assai riduttivo.
Fra tutte, ricordo le tele di Goya e il quadro Las Meniñas di Velasquez, nonché l’Annunciazione del Beato Angelico, mentre affascinante, pur con un fondo di inquietudine, il Trittico delle delizie di Hieronymus Bosch.
Quando usciamo, nel pomeriggio assolato, dopo un frugale pasto consumato in un bar, compiamo una passeggiata nel Parque del Retiro, al termine della quale la sottoscritta, mentre il consorte fotografa ripetutamente uno strano ‘giocoliere’ di bolle di sapone, si dedica ad una siesta su panchina, avendo come cuscino uno zaino un po’ scomodino.
Poi i passi ci riconducono verso il centro, percorrendo ‘nuove’ strade che ci fanno scoprire scorci sempre nuovi di questa bella città e uno di questi dovrebbe essere la Plaza de Santa Ana, che troviamo invasa da una moltitudine di gente.
I sarà quei de la huelga, ipotizza l’husband, già pronto ad immortalare decine e decine di manifestanti con cartelli et similia; invece sono una miriade di tifosi tedeschi della squadra di calcio dell’Hannover, che, scoprirò poi consultando Internet, sono costì per una partita contro l’Atletico Madrid e, in attesa dell’ora di recarsi allo stadio, si stanno dedicando ad abbondanti libagioni di birra (speriamo almeno di produzione locale), come testimoniano le centinaia e centinaia di metallici ‘cadaveri’ che giacciono nella piazza.
Il corteo dello sciopero, colorato, chiassoso, con cartelli, canti e slogan gridati a viva voce, lo incontreremo un paio d’ore più tardi, quando, dopo una doverosa sosta-caffè a due passi dalla Plaza Major, come sempre invasa da frotte di turisti, ci stiamo dirigendo verso il Paseo de Recoletos e di lì a plaza Chueca, nell’omonimo quartiere.
Come son fortunà, dichiara l’amato bene, abbandonandomi sul largo marciapiede de Calle de Alcalà, per cercare il punto ideale da cui fotografare al meglio la manifestazione. E, per mia fortuna, si limita ad un reportage ‘contenuto’ (suppergiù un cinquanta-sessanta scatti) prima di riprendere la nostra camminata nel tardo pomeriggio madrileno.
Vivremo poi, all’ora dell’uscita per la cena, l’abbraccio con la folla dei partecipanti allo sciopero, radunatisi alla Puerta del Sol e zone limitrofe: un mare di gente pacifica che pian piano sciamerà verso una miriade di destinazioni, senza disordini e senza scontri. O, almeno, questa è la nostra impressione.
Noi, invece, dopo una cena senza infamia e senza alcuna lode nel ristorante La catedral, peraltro consigliato dalla guida, compiamo un’ultima camminata prima di ritirarci per un doveroso riposo, quasi avessimo avuto una giornata sedentaria e dovessimo fare un po’ di moto…

lunedì 2 aprile 2012

A Madrid

E qui le giornate trascorrono veloci, tra camminate, visite, qualche sosta (breve o più lunga) e… è subito sera. Così il tempo per scrivere è ridotto ai minimi termini, anche se ce ne sarebbero, di cose da mettere sulla carta, quindi vediamo di proseguire con la nostra cronaca.

Il martedì si conclude con una estemporanea cena all’interno del mercato di San Miguel, una grande struttura in ferro e vetro, dove si vendono vere prelibatezze che invitano a continui peccati di gola e, se nel pomeriggio avevamo resistito a qualsiasi tentazione, alla sera la forza di volontà si fa di pastafrolla ed è naturale avvicinarsi al banco dei ‘pintxos’, le tipiche e appetitose tartine, davanti alle quali è durissimo rimanere indifferenti e, et voilà, il pasto è servito. Come rinunciare, poi, ad un maxi gelato (nelle dimensioni e nel prezzo) buono, buonissimo? No, non si può, quindi prima si pecca e poi si espia, con l’ultima camminata della giornata, tra le luci, i rumori e la gente che affolla le vie del centro, prima di ritirarci per il riposo del giusto.

Mercoledì 28 ci alziamo di buon’ora, poco dopo le 7, quando non è ancora pieno giorno e dopo la colazione, a bordo della metropolitana raggiungiamo la stazione di Moncloa, dove saliamo a bordo di un pullman per recarci a San Lorenzo de l’Escorial, la cittadina ad una cinquantina di km da Madrid dove si erge il monumentale complesso, reggia e monastero, fatto costruire da Filippo II.
Nell’aria frizzante del mattino (‘godiamo’ di una notevole escursione termica diurna, circa 20°…) percorriamo le vie del piccolo centro e ci accingiamo ad un’attenta visita con tanto di audio-guida appresso. La prima sorpresa c’è alla cassa, quando scopriamo l’inattendibilità di guida (e vari siti Internet), che davano per gratuito l’ingresso, per i cittadini Ue il mercoledì. Sì, è gratis, conferma l’impiegata alla cassa, ma dalle 15 alle 17.
Così sborsiamo i dieci euro a testa ed entriamo, percorrendo, sala dopo sala l’esteso ambiente, in compagnia di gruppi turistici e di scolaresche ‘multinazionali’, per non parlare di un terzo ‘amico’: il freddo! C’è infatti un gelidino, all’interno del palazzo, che costringe i custodi (che lavoro noioso, il loro!) a starsene imbacuccati con pesanti giacconi, sciarpe e guanti, neppure si fosse in Alaska e che induce i visitatori a non indugiare più del lecito nei vari ambienti.
Ed è con vero sollievo che usciamo al sole, rimanendo come lucertole, fermi, lungo il basso muro di cinta, cercando di riscaldarci. Peccato che a momenti soffi un certo venticello frizzante, che ci sollecita a raggiungere a passo veloci la stazione ferroviaria, distante poco più di un chilometro, dove saliamo sul treno che ci riporta a Madrid, attraversando la campagna circostante, prima di giungere in vista degli alti grattacieli della periferia.
Quando scendiamo alla stazione di Atocha sono già le 14.30 e siamo pronti a pranzare, in perfetto allineamento con le abitudini iberiche. Così ci fermiamo al sole nella piazza Sanchez Bustillo, di fronte all’ingresso del Centro de Arte Reina Sofia, seduti ai tavolini esterni di un affollato locale, in attesa di essere serviti da un affannato cameriere che ha il suo bel daffare ad accontentare i numerosi clienti. Pazienti attendiamo il nostro turno, crogiolandoci al sole, finalmente caldo (fin troppo!), mentre osserviamo degli studenti italiani che, attendendo il loro turno per entrare nel museo, si dedicano con passione al calcio (e te pareva!) con il risultato di far finire più volte la palla tra i piedi dei passanti o tra le gambe dei tavolini dei vari bar-ristoranti.
E finalmente, dopo le 16, sfamati e riposati, varchiamo anche noi la porta del grande museo, che ospita le più importanti opere dell’arte spagnola del ‘900, con, in primis, il celeberrimo Guernica, di Pablo Picasso.
Giriamo per le vaste sale, osservando e ammirando, sempre circondati da gruppi di adolescenti di vario idioma, che dimostrano, qualora ce ne fosse il bisogno, come brevi (o più lunghi) attacchi di ‘stupidèra’ adolescenziale colpiscano universalmente (e ne fanno fede le corse, gli urletti acuti e un’estemporanea ‘danza’ di alcune giovanissime francesi sulle terrazze esterne del Reina Sofia, nonché il ‘giocare’ in un su e giù-dentro e fuori dagli ascensori di vetro di altri, a prima vista, tredici-quattordicenni, probabilmente in un momento di ‘libertà’).
Ed io, da ex insegnante, dopo aver esalato un respiro di sollievo all’idea di essere ormai al di fuori da simili dinamiche, ringraziando nel contempo la buona sorte che in tanti anni di ‘accompagnamenti’ tutto sia andato per il meglio, mi domando quali saranno i momenti significativi che questi giovani ricorderanno una volta tornati a casa: gli aspetti culturali? i ‘tempi liberi’ con tutto quel contorno di esperienze, singole e soprattutto di gruppo, che sono il fondamento di ogni gita o viaggio di istruzione che dir si voglia?
Ne parlo a lungo con il consorte, mentre ce ne torniamo verso calle de l’Arenal e l’Hostal Oriente, per un giusto riposo ‘pedestre’ prima dell’ardua scelta di dove cenare, riportando alla mente passate esperienze e accesi scambi di idee con alcuni colleghi, ma questo è un discorso che porterebbe lontano…
Ritornando alla nostra serata, aggiungo che, dopo una pausa rilassante all’hostal e una doverosa sosta al ristorante ‘La vaca argentina’, i nostri passi ci conducono alla scoperta della rutilante, colorata e vivace vita tardo-serale di Madrid nel dedalo di strade attorno alla plaza Major: un mondo affascinante che noi ci limitiamo a guardare dall’esterno, ammirati da tanta vitalità e voglia di vivere (nonché di mangiare e bere, eheheh!)

P.S. Visti i tempi biblici con cui ho scritto il presente post, i prossimi saranno ‘postati’ da casa, dato che fra qualche ora l’avion ci riporterà in patria. Eh sì, la settimana è proprio finita!