martedì 24 settembre 2013

Namibia 1

Sabato 21 settembre
Siamo partiti. Ore 8.10 con il regionale per Verona, che arriva nella città scaligera con quei sette minuti di ritardo, capaci di creare un po’ di patema per l’imminente coincidenza verso Milano. Ma ce la facciamo a salire a bordo di un’affollatissima Freccia (di un qualche colore), dove, per sistemare al giusto posto i legittimi ‘possessori’ assistiamo ad una specie di domino… dei sedili, tanto che nel giro di pochi minuti cambiamo ‘compagno di sedia’ almeno tre volte. Ed è questo treno che accumulerà un discreto ritardo che provocherà forti e sentite reazioni in chi non giungerà in tempo per la coincidenza. Non è il nostro caso, perché noi siamo in largo anticipo e mezzogiorno è da poco scoccato quando entriamo nell’aeroporto di Linate. Qui pranziamo con calma, girelliamo, guardiamo i vari shop prima e dopo il check-in e, puntuali, alle 15.55 ci leviamo in volo verso Londra, a bordo di un Boeing della British Airway, a bordo del quale riceviamo perfino… la merenda!!
Atterriamo a Londra alle 16.55 ora locale, in perfetto orario, nonostante le fosche previsioni di dover ‘parcheggiare’ in aria per un tre quarti d’ora buoni, per un’overdose di traffico e con il concreto rischio di riuscire a salire, noi, a bordo del volo per Johannesburg, senza i nostri bagagli…
E adesso, sono le 18.30, ora di Greenwich e siamo al gate B48 di Heathrow in attesa della nuova partenza che avverrà fra circa quaranta minuti.
 
Ore 7.00 del 22 settembre.
Siamo a Johannesburg, dopo un lungo e affollato volo durato circa 11 ore, durante le quali abbiamo cenato, dormicchiato, fatto colazione e seguito in diretta, sul piccolo monitor del sedile, gli spostamenti dell’aereo, con cartine, tempi ecc.ecc.
Abbiamo adesso cinque ore da far passare prima di imbarcarci per l’ultima tratta, così approfittiamo per cambiare un po’ di ‘eurini’ in rand, moneta accettata anche in Namibia, alla pari con quella locale, per una merenda di metà mattina e per scoprire i primi negozi di etnici souvenirs; poi, poco dopo mezzogiorno siamo a bordo dell’ultimo aereo. Due ore, circa, di volo, che trascorro un po’ tra le braccia (scomode) di Morfeo, un po’ leggiucchiando e… pranzando (non abbiamo mai ricevuto tanto cibo come in questo viaggio…) e infine eccoci a terra, nel (piccolo) aeroporto internazionale di Windhoek, praticamente in mezzo… al nulla. Mi ricorda tanto il patagonico aeroporto di El Calafate, anch’esso solitario in mezzo alla pampa. Questa, invece, è un’assolata distesa giallastra di arbusti e bassi alberi contorti, attraverso la quale raggiungiamo la capitale, distante più di 30 km, a bordo del pullmino venuto appositamente ad accoglierci.
L’autista del mezzo ci conduce all’agenzia di autonoleggio, dove prendiamo possesso del mezzo che Paolo ed Ugo, valenti ‘piloti’ guideranno attraverso il paese e dove incontriamo Nadia, l’italiana tour-operator attraverso la quale abbiamo organizzato il nostro viaggio.
Con lei raggiungiamo la deliziosa ‘Casa Piccolo’, la pensione e B&B dove trascorreremo la prima notte in terra africana e con lei definiamo gli ultimissimi particolari dell’itinerario e delle varie ‘attività’ che ci attenderanno nei giorni futuri.
E la giornata si conclude con una cena in una grande birreria di Windhoek, dove i quattro quinti del gruppo hanno un’esperienza ravvicinata con un maxi-spiedino di carni miste (e inconsuete) che li soddisfa pienamente, mentre la sottoscritta opta per una più classica bisteccona (peraltro ottima), seguita da un delizioso Don Pedro, una specie di sorbetto con un po’ di alcool, che incontra l’unanime gradimento.
Poi, per tutti, giunge il momento del giusto riposo sui comodi letti di ‘Casa Piccolo’ (e ci voleva proprio!!).

venerdì 20 settembre 2013

Si parte!

L’ora è quasi giunta. Le valigie sono pressoché pronte -mancano solo gli ultimissimi tocchi- il passaporto è stato ‘bollato’, il biglietto del treno già acquistato, gli abiti per il viaggio preparati su di una sedia. Insomma dobbiamo solo far passare la nottata e domattina, poco prima delle otto saremo in strada per raggiungere questa nuova, lontana meta.
Riuscirò a dormire un sonno tranquillo, senza continui risvegli per controllare l’ora, nel timore di trovarmi improvvisamente nel fuso orario di Singapore o di altro remoto punto sull’atlante? Mah, conoscendomi, nutro qualche serio dubbio.
Vorrà dire che, in caso di veglie forzate, farò un riepilogo di quanto ho messo in valigia e chissà che non scopra qualche dimenticanza… Non ne sarei troppo stupita ;-)
E allora, cari amici, auguratemi un virtuale ‘buon viaggio’, nell’attesa delle prossime news.
Sempre che non venga ‘concupita’ da qualche leone dalla folta criniera ;-) , anche se, come ha sostenuto l’altra mattina un faceto ex-collega al consueto ritrovo dei diversamente-lavoratori della scuola, dovrebbe essere il felino ad avere timore… Spiritoso!!

venerdì 13 settembre 2013

Di cene e di altro...

E, tanto per non perdere le buone abitudini, la settimana è cominciata con un ‘triduo’ conviviale che ha fatto registrare un’ulteriore botta calorica (come se ce ne fosse stato bisogno!!): lunedì sera a casa di Silvana e Paolo per condividere i ‘funghi del pin’ dell’abbondante raccolta domenicale e, ahimè, non solo quelli, essendo la tavola imbandita di un’ampia varietà di cibi invitanti, con a concludere un trionfo di gelato Grom da leccarsi i baffi ( ;-) ).
Martedì abbiamo avuto al nostro desco il figlio maggiore con ‘morosa’ (e vuoi non preparare qualche piatto un po’ più ricercato del solito?), mentre ieri sera, mercoledì, è stata la volta degli amici con i quali affronteremo la ‘namibica’ avventura. Dovevamo, infatti, decidere gli ultimi ‘ritocchi’ prima della partenza e perché allora non abbinare l’incontro organizzativo ad una ‘leggera cena in compagnia’?
-Sarà una cena leggera- aveva garantito il consorte, cuoco provetto e pieno di iniziativa. Una cena leggera, ma ‘ampia ed esauriente’ aveva dimenticato di precisare.
Infatti, il giovinetto ha trafficato tra i fornelli l’intero pomeriggio, in un bailamme di pentole, piatti di portata, ingredienti, utensili vari, mentre io me ne sono stata ben alla larga, limitandomi ad offrire generosamente il mio aiuto (e sapendo benissimo che non sarebbe stato accettato) e ad apparecchiare la tavola. E le fatiche culinarie, anche stavolta, hanno riscosso la piena approvazione dei commensali (compresa la finale crostata con prugne, che è stata poi equamente divisa tra i presenti, i quali se ne sono andati con il loro ‘involto’ di carta argentata…).
Poi, sazi e paghi, siamo passati alla disamina degli ultimi dettagli del viaggio, con il consorte che, smessi i panni del cuoco e calatosi nella parte di… ‘tour-operator de noantri’, ha coordinato i lavori. Tra le varie decisioni prese, quella di raggiungere Milano e l’aeroporto di Linate con i mezzi pubblici, treno e autobus, essendo l’orario di partenza del volo previsto per le 15.55. Saranno due giorni intensi, quei 21 e 22 settembre (e lo saranno anche gli altri a seguire…), che ci vedranno in ‘pista’ dalle 8.10 del mattino di sabato, fino al pomeriggio della domenica, quando giungeremo nella capitale namibiana, Windhoek.
 
E stamattina, giovedì, tanto per non rimanere a poltrire sul divano di casa, il consorte ed io siamo ritornati a Bressanone, precisamente a Novacella e al vicino paesino di Varna, dove condurrò gli -speriamo numerosi- iscritti all’ultima delle escursioni del mercoledì, quelle rivolte a camminatori più tranquilli e moderati.
Così abbiamo fatto un’ulteriore ricognizione del percorso, dopo quella, un po’ deludente, del 24 agosto scorso e, tra un gira di qui, guarda di là, seguiamo questa traccia, abbiamo ‘messo assieme’ un bell’itinerario, che si concluderà con la visita guidata all’abbazia di Novacella (e all’annessa, fornita cantina ;-) ).
La nostra giornata altoatesina ci ha poi visti compiere un giro turistico per la bella città di Bressanone, con sosta per un veloce pranzo in un locale sotto uno dei caratteristici portici e la vana (e infruttuosa) ricerca del locale negozio equo-solidale, stretto ‘parente’ del ‘mio’ Mandacarù. Mi informerò meglio sull’ubicazione, la prossima volta…
 


martedì 10 settembre 2013

La magnalonga, ovvero cronaca di una domenica tra camminata e... spuntini

E il bello è che molti pensano che il camminare in montagna, spesso per ore e magari sudando come fontanelle, sia un ottimo metodo per consumare calorie e perdere un po’ di peso eccedente… E invece..
Invece capita che la ‘sana’ escursione domenicale diventi un’occasione ideale per dar ascolto ai più calorici richiami dello stomaco e della gola, in un alternarsi di auto-giustificazioni (nel mentre) e di coccodrillesche metaforiche ‘lacrime’ (a posteriori), come accaduto proprio l’altro ieri, domenica 8 settembre.
Eccovi pertanto una montano-alimentar-resoconto.
Domenica 8 settembre, escursione in val Casies (Alto Adige)
Partiamo quando le ombre della notte non si sono ancora dileguate del tutto, alle 6 del mattino, in numeroso e scattante gruppo. Naturalmente ho fatto una più che discreta colazione, sia pur all’alba delle 5 a.m., perché il pasto del mattino è un momento ‘sacro’ e non c’è ora che tenga. Rinuncio, invece, al caffè dell’autogrill nei pressi di Bressanone, rituale punto di sosta dei viaggi in zona (la pausa-caffè è un momento irrinunciabile nelle gite!!), preferendo berne una tazzina a Santa Maddalena, già con gli scarponi ai piedi, un attimo prima di incamminarmi.
Sono le 8.30 circa e il ‘plotone’ dei satini si mette in marcia, dapprima a ranghi compatti, sgranandosi poi via via in tanti segmenti, con i piè veloci che distanziano tutti gli altri. Il percorso non è affatto difficile, certo, ci sono all’incirca settecento metri di dislivello per giungere alla forcella di Casies, ma la pendenza si sviluppa gradualmente e si riesce perfino a conversare con chi ti sta a fianco; l’unico inconveniente è l’elevato tasso di umidità che fa sudare copiosamente.
E siamo ancora distanti dalla citata forcella che io comincio ad avvertire un certo languore, che si potrebbe quasi chiamare ‘fame’, per cui mi fermo quell’attimo necessario a togliere dallo zaino un residuo di frutta secca (‘anca quela te hai portà!’- si scandalizzerà poi l’amato bene) e il pacchetto di crackers riso-su-riso che sbocconcello passo dopo passo, tra un rivolo di sudore e l’altro.
Rifocillata e rinvigorita, sono così pronta ad affrontare di buon passo le ultime asperità ed eccomi alla forcella, dove tira un’arietta talmente fresca che, oltre ad asciugare qualsiasi stilla di sudore, ti invita a rivestirti di tutto punto, quasi quasi con guanti e berretto in aggiunta. E qui, sono circa le 11, come peraltro stanno facendo tutti i compagni d’avventura, proseguo nella mia azione…alimentare. La barretta di cereali (che non è certo il massimo, ma di necessità si fa virtù…), quindi tutta la frutta che ho con me, una banana, un’orrida pesca che non sa di nulla e due-tre racimoli di uva bianca, per fortuna di ottima qualità. Adesso non mi resta che un modesto (come dimensioni) panino imbottito, salume più insalata, che consumerò una volta raggiunta la malga Weissbach, luogo deputato per la sosta pranzo per gli escursionisti del percorso breve.
Già, perché qui le strade si separano: il gruppo degli arditi, dei piè veloci, di coloro che senza-una-cima-mai, riparte verso una vetta dall’impronunciabile nome tedesco, mentre i sedici ‘tranquilli’, quelli che sono paghi anche di panorami a quote più basse, continuano lungo un sentiero che taglia, con qualche up and down, il fianco della montagna fino alla suddetta malga Weissbach. Un’altra ora di strada, a passo costante, con attenzione e prudenza, ché qui non è il caso di prodursi in scivoloni dai probabili esiti disastrosi (o quasi).
Ed ora siamo alla meta e ciascuno si sistema come meglio crede, chi ai tavolini esterni della struttura, chi sull’erba dei prati circostanti, chi nella piccola stube, timoroso dell’aria fresca che non ci ha abbandonato un solo attimo. Così, una volta consumato il residuo panino, con Silvana e Clara entro nel più tiepido ambiente e che succede a questo punto?
-E se ci ‘facessimo’ una Lienzertorte?- suggerisce Silvana.
-Già, perché no?-
Già, la volontà sarebbe anche forte, ma è il corpo ad essere debole e, et voilà, dalla linda cucinetta, ecco materializzarsi tre belle fette di torta, tra l’altro anche gustosa che ‘va giù’ che è una bellezza.
-Si vive una volta sola- commentiamo, sazie e ritemprate da un buon caffè conclusivo –abbiamo poi un altro paio d’ore di strada… riusciremo a smaltirla…-
Così accade (per le due ore circa di strada, ovviamente) che percorriamo con tutta tranquillità, sguardo proteso alla ricerca di funghi, i cosiddetti ‘funghi del pin’, di cui Silvana e il marito Paolo sono grandi estimatori. E ce ne sono tanti, giù e giù, fino a fondovalle dov’è parcheggiato il nostro pullman, dei quali facciamo ampia raccolta per i due amici, che arrivano alla meta con un buon bottino.
Non sono ancora le 16, la partenza verso casa è prevista per le 17.30 e a noi, della gita ‘breve’ non rimane che attendere con pazienza. Ma il tempo sta volgendo decisamente al brutto, fa freschetto, mentre nubi minacciose stanno sopraggiungendo, foriere di precipitazioni inopportune e allora non ci resta che trovare posto ai tavolini del tipico bar a due passi dal parcheggio, così capita che mi ritrovi ad ‘aiutare’ Maria a consumare un gelato inaspettatamente più grande del previsto. Anche il gelato!!
E non penserete che finisca qui!! Ahimè no, perché, quando FINALMENTE anche quelli della ‘lunga’ sono tutti alla base, compreso il consorte che accompagno ad avere la giusta ricompensa… alimentare post-fatica, ri-cado in tentazione, ché, a furia di aspettare…. ho di nuovo fame. Ed è una cremosa fetta di torta Selva nera che finisce in quattro e quattr’otto nel mio stomaco. Speciale. Ottima. Supercalorica.
E tutto perché gli amanti delle vette hanno impiegato più tempo del previsto, come sottolineo scherzosamente (ma non troppo) all’amico Roberto. -Consideratevi responsabili del mio aumento ponderale!- gli ricordo. Già, perché se fossero scesi in minor tempo, avrei avuto meno occasioni per ‘peccare di gola’. Del resto, in un mondo in cui nessuno è mai colpevole di nulla, potrò attribuire anch’io la responsabilità di essere caduta in tentazione a qualcun altro? ;-)
Per concludere, sappiate che, una volta giunti alla magione, ore 20.30 circa, ho pure cenato. Moderatamente, s’intende, fagiolini lessati e un po’ di mozzarella. Un pasto leggero, ma sempre ‘pasto’..
 
 

sabato 7 settembre 2013

Blog-compleanno

 
 
Mi stavo scordando anche quest'anno del blog-compleanno, che ha compiuto il suo primo lustro di vita, senz'altro una ricorrenza significativa.
Ed era un sabato, quel 6 settembre del 2008, quando entrai a far parte dell'allora mondo di Splinder, con il primo post, che intitolai 'Eccomi' (decisamente un titolo fantasioso.. ;-)).
Un mondo nuovo, pieno di sorprese e di soddisfazioni, che mi coinvolse completamente. E ogni volta entravo nella mia 'blog-casa', curiosa e ansiosa di trovare commenti, desiderosa di visitare nuovi 'ambienti' e di conoscere altri blogger. Qualcuno l'ho poi incontrato e frequentato di persona, con altri si è instaurato un rapporto decisamente amichevole che è come se ci conoscessimo personalmente, altri, infine, si sono 'persi'... per il mondo.
E l'altro giorno, mentre stavo rileggendo i primi post, in una botta di 'nostalgia' del tempo che fu, ho ritrovato, tra i tanti, un arguto commento di Misultin. Misultin del lago di Como (o zone limitrofe) che un bel giorno è sparita nel nulla. Chissà come starà, cosa farà, quanto saranno cresciute le sue bambine.
Ecco, mi piacerebbe proprio saperlo...
E intanto, per ricordare degnamente questo compleanno, una torta è d'obbligo, questa, poi, è addirittura ipocalorica :-).
Perciò, buon compleanno, caro blog. Sei stato (e sei) un'importante finestra sul mondo e conto di continuare a prendermi cura di te. Chissà che non arriviamo a più elevati traguardi!!

venerdì 6 settembre 2013

Soldati in prima linea

Erano lì, ieri mattina, all’angolo della centralissima via Oss Mazzurana con via Oriola, schierati, in ordine, efficienti, attenti, sotto un bianco gazebo e attorno al tavolino per la raccolta firme, tra uno sventolio di bandiere dai patriottici colori. Sì, erano i soldati di Silvio, quelli in prima linea contro il complotto pluto-massonico-giudaico e giacobino (già che ci siamo…) dell’italica magistratura e invitavano i passanti a firmare per il referendum ‘per una giustizia giusta’.
Un giovanotto di bell’aspetto, una signora di mezza età alta, bionda e piacente e una consigliera provinciale, eletta nelle file della Lega Nord. Pochi, ma buoni, come si suol dire.
Ed io mi sono fermata un po’ in disparte ad osservarli per qualche istante, curiosa di vedere se mi avrebbero invitata al banchetto per apporre la mia firma.
-NO GRAZIE- avrei risposto con tono sdegnato, oppure -MA NEPPURE PER SOGNO!-
Invece si vede che già dall’aspetto esteriore traspaiono le mie idee politiche, perché, pur in assenza di qualsiasi firmatario, non sono stata degnata di uno sguardo.
Probabilmente ho il look da comunista!!!
Battute a parte, posso dire che
nono ne posso più delle vicende giudiziarie del grande perseguitato e dei suoi continui ‘avvertimenti’?
E godersi serenamente il viver che ancor gli daran le stelle, in una delle tante sontuose dimore, accudito e coccolato dalla giovane e disinteressata fidanzata???
Non sarebbe una buona idea?
Per lui e per molti di noi…

mercoledì 4 settembre 2013

Settembre

Settembre, si ricomincia e ci si prepara. A passi lenti, con calma, grazie anche a queste giornate splendide splendenti, con sole smagliante e temperature ancora assai calde (gli unici tre giorni di tempo bruttarello ce li siamo ‘beccati’ noi nella vacanzina montana.. ).
Così ieri mattina ho ripreso la cartelletta con quaderni e materiale per la lezione di inglese e mi sono nuovamente inerpicata lungo strade collinari verso la casa della teacher, dove ho ritrovato la compagna di ‘banco’, Cristina, con cui da circa un anno condivido le fatiche ‘conversative’ nell’idioma di Shakespeare. Quasi un’ora e mezzo di intensi scambi su vacanze, viaggi, progetti per il futuro, prima di ridiscendere ‘down town’ e passare di corsa dal fruttivendolo per un minimo di approvvigionamento di frutta e verdura.
Nel pomeriggio, invece, le consuete quattro ore dietro la cassa di Mandacarù, in una giornata un po’ fiacca e con il tempo che passava con esasperante lentezza. Succede, di tanto in tanto e, se non c’è un granché da fare, il rischio di annoiarsi è grande; figurarsi quando il momento clou consiste nel ‘salvataggio’ del coperchio di una teiera in ceramica che una bambina di due anni o poco più afferra con decisione, sfuggendo al controllo (scarso) della mamma intenta a telefonare. E guardarli, i figli, quando si entra in un negozio con oggetti fragili in vista e alla portata anche di ‘manine’? Se ripenso a quando erano piccoli i miei, mi pare di essere stata assai più attenta e vigile… (E per fortuna, poi, un biondissimo e vivace Tommaso si limita a giocherellare con degli oggettini in metallo, mentre la mamma sceglie e acquista una sciarpina e un braccialetto da regalare…)
Quando, finalmente, sono state le 19, mi sono incontrata con le colleghe, ancora in servizio, Gisa e Carla per una serata tra amiche, programmata fin dallo scorso giugno e poi rimandata per improrogabili impegni di colei che avrebbe dovuto essere la quarta del gruppo, Elvira. Ne aveva uno il 20 agosto, per cui l’appuntamento era stato rinviato. ‘Ci vediamo il 3 settembre. Tieniti libera’- le avevo scritto via sms.
Ma l’altro giorno ne era sorto un altro, improrogabile anch’esso. E allora ci siamo trovate anche senza di lei, per una pizza in un locale all’aperto in una strada tranquilla, in una serata tiepida, concludendo con un caffè nei pressi di piazza Duomo. Ed è stato un bel ritrovarsi, con discorsi a tutto campo, le loro attività appena ricominciate, qualche accenno a figli e famiglia, i ricordi comuni, i progetti per il futuro e, last but not least, l’incontro casuale con diversi ex alunni, anch’essi in ‘libera uscita’ nella bella serata tardo-estiva.
Ci risentiamo dopo la metà di ottobre, abbiamo concluso al momento di salutarci, al ritorno del mio viaggio…
Già, perché il 21 di questo mese, con il consorte e gli amici Silvana, Ugo e Renato, partirò alla volta della Namibia, per una vacanza di quindici giorni (viaggi compresi). Sarà un lungo trasferimento aereo, da Milano-Linate a Londra, poi Johannesburg e infine Windhoek, la capitale namibiana. E sarà anche questo, come i precedenti in Patagonia e Stati Uniti, un viaggio ‘intenso’, con lunghi trasferimenti all’interno del paese e tanti, interessanti ‘aspetti’ da scoprire.
Per intanto ci stiamo preparando (oddio, non siamo proprio in dirittura d’arrivo, anzi, poco dopo la linea di partenza.. ;-) ), comunque il programma di viaggio è definito in ogni particolare, gli hotel (et similia) sono stati prenotati, l’auto su cui viaggiare in loco, pure… Ora dobbiamo decidere l’abbigliamento, eventuali medicinali e altri prodotti da portare con noi… e speriamo che tutto vada per il meglio. Oh sì, sì!!