mercoledì 2 gennaio 2013

Scanner e nostalgiche scansioni

 
Il consorte si era regalato lo scanner un paio di anni fa, quando ancora era in piena attività lavorativa, con lo scopo, aveva allora asserito, di sistemare vecchie foto e le centinaia e centinaia di diapositive che occupavano (e occupano) diversi spazi di casa nostra. Così, per un certo tempo, lo strumento aveva stazionato nei pressi del computer e ‘brandelli’ della nostra vita passata erano riemersi da un oblio quasi polveroso. E non solo, ma anche vecchi scatti dei rispettivi ‘antenati’, il matrimonio dei miei genitori, i nonni, alcune anziane zie, che di volta in volta si materializzavano sullo schermo del computer.
Poi, come spesso accade, il ‘giocattolo’ cominciò a perdere d’interesse e dopo qualche settimana venne riposto nella sua scatola, da cui fu tolto solo in rare occasioni.
-E lo scanner? E’ diventato un elemento di arredamento?-
-Tranquilla, prima o poi el tiro fòra…-
E così è stato. Ci è voluto un post-natalizio incontro conviviale con il fratello minore, moglie e figli, per farlo riemergere dalla sua custodia e rimetterlo in movimento per ‘ripescare’ le diapositive di una lontana vacanza ad Ostuni, da regalare ai parenti. Da quel giorno c’è stato un tourbillon nostalgico di noi, giovani genitori, di figli bambini, al parco, al mare, in viaggio, di momenti che credevamo di aver dimenticato e che ora guardiamo con tenerezza, un po’ di rimpianto e quello stupore che nasce sempre di fronte al correre del tempo.
Com’è possibile che siano passati tutti questi anni? Sembrava ieri ed invece…
Ed eccoci in due lontani scatti: il primo, del 1990, a famiglia riunita in visita al castello di Oria (Brindisi) e il secondo, ancora più lontano nel tempo, del 1985, con la sottoscritta, allora trentacinquenne, al belvedere del ghiacciaio del Grossglockner. Da notare l’abbigliamento. No, non era la dotazione alta-montagna Montura del tempo, ma ero proprio vestita… da mare, con tanto di zoccoli dr.Scholls. Eravamo giunti fin là in macchina, risalendo (e riscendendo) decine di arditi tornanti, in una veloce deviazione sulla via per Vienna, dove avremmo trascorso alcuni giorni di vacanza a due, alloggiando in un grande campeggio periferico e dormendo in una air-camping prestataci da amici.
Certo, se vedessero oggi, gli amici della Sat, la foto in questione, chissà cosa penserebbero. Sempre che fossero in grado di riconoscermi, of course ;-)
 
 
 

lunedì 31 dicembre 2012

Buon 2013!!

E, un giorno dopo l’altro, siamo giunti anche alla fine di questo bisestile 2012 (‘an bisest, an maldestr’ recita un detto popolare), con un personal-bilancio che possiamo definire positivo. Siamo stati bene in salute, abbiamo goduto di serenità in famiglia, abbiamo trascorso momenti gioiosi con gli amici, abbiamo viaggiato, abbiamo camminato su e giù per sentieri alpestri… insomma sarebbe un delitto lamentarci.
Cosa ci attendiamo, allora, dal 2013 che sta per nascere? Le solite ‘cose’, salute e serenità in primis, un lavoro continuativo per il figlio minore, per la nipote laureata (e, per esteso, per tutti i giovani alla ricerca di un’occupazione stabile), la possibilità di nuove vacanze ‘viaggianti’ e poi e poi..
E lo stesso auguro a ciascuno di voi, con un brindisi pieno di’frizzanti’ bollicine, quindi

BUON 2013!!
 
 

sabato 29 dicembre 2012

Le brave ragazze di una volta...

Mi è tornata alla mente leggendo di quel sacerdote di Lerici che esprime personali idee sugli, ahimè frequenti, omicidi di donne, ad opera di maschi che si sentono padroni della vita altrui.
E’ una banalissima poesiola, di autore (autrice?) ignoto che ‘apriva’ il libro di economia domestica, in dotazione alla scuola media di una volta, quella da me frequentata nei lontanissimi anni tra il 1961 e il 1964.
L’economia domestica era una disciplina riservata solo alle alunne, ovviamente, che si sarebbe poi trasformata, con la riforma della scuola media unificata, in applicazioni tecniche, per lunghi anni rigorosamente divisa tra maschi e femmine, fino a sfociare nell’attuale educazione tecnica, ora unisex.
Due ore settimanali di questa materia, con un’insegnante, donna naturalmente, nel mio caso un’anziana signorina (ma che forse avrà avuto quarant’anni o poco più…), di quelle d’antan, una zitella insomma, per la quale molte di noi (e non mi tiravo certo indietro neppure io) dovevamo essere una vera spina nel fianco. Ne avrei da raccontare, di episodi buffi in cui la povera docente era oggetto di scherzi e battutine… basti ricordare le volte in cui la sollecitavamo a parlare dei suoi gusti gastronomici per sentirla ripetere la parola ‘cuniglio’, che probabilmente era uno dei suoi piatti preferiti. Da fare pena, noi ovviamente, ma a tredici anni, un po’ di stupidèra era concessa anche allora…
Ma torniamo alla poesiola, che la professoressa Irma ci aveva fatto studiare a memoria all’inizio della prima media e ci aveva fatto recitare, una dopo l’altra (31 alunne!!), in piedi accanto al proprio banco e che io ricordo tutt’oggi. Ed ora, ve la ‘regalo’ (non inorridite, per favore!)

Conosco una mamma che ha cinque figliole
e ognuna fa bene le sue faccenduole.
La prima è brunetta, si chiama Teresa
ed ogni mattina va a fare la spesa.
Maria, la seconda, più fragile e bionda,
aiuta mammina a far di cucina.
Nennella,la terza, lavora parecchio
e tiene la casa che pare uno specchio.
C’è poi Maria Rosa, tranquilla, studiosa,
che, quando non studia, lavora di maglia
e sa cento punti, nessuno ne sbaglia!
Madama Cicogna, che ora è in cammino,
farà loro il dono di un bel fratellino.
Annetta, la quinta, non fa che sognarlo
e canta le nenie che dovranno cullarlo.
Assieme alla mamma si affretta a cucire,
per quel fratellino che deve venire,
cuffiette, abitini, le sue camiciole.
Oh, queste sì che son brave figliole!

Tralascio ogni commento a questo testo, degno di un premio Nobel, ma sono convinta che piacerebbe molto al citato sacerdote, fermo, nella sua testa, a quelle cinque brave figliole di oltre cinquant’anni fa…

mercoledì 26 dicembre 2012

Santo Stefano

Siamo sopravissuti. Al pranzo, lungo, appetitoso, ‘speciale’ con la mia famiglia di origine, alla successiva riunione con i parenti del consorte, alle sorprese dello scambio regali, al tempo uggioso, alle risposte ‘augurali’ a sms bene-auguranti, al desiderio impellente di togliere scarpe diventate inspiegabilmente scomode e abiti dalla cintura improvvisamente stretta…
Insomma, anche quest’anno abbiamo superato la prova-Natale e siamo approdati a Santo Stefano ;-) . Una giornata di tutto riposo, dopo la frenesia delle ore precedenti, almeno nelle nostre intenzioni.
Così stamane, dopo una rapida colazione (sì, proprio con una fetta di quel panettone che ieri sera avevo solennemente giurato di non toccare più… ma è così invitante che resistere è davvero ardua impresa), esco di casa accolta da una pioggerella fastidiosa e da una densa foschia che nasconde tutte le montagne circostanti. Niente paura: ombrello-munita mi incammino a passi decisi verso il centro, raggiungo piazza Duomo, percorro le vie del cosiddetto Giro al Sass, risalgo la via Grazioli, mi porto sul lungo Fersina e via di qui, poi giù di là, compio la mia salutare passeggiata. Poco più di un’ora, in una città non ancora ‘attiva’: pochissime persone in giro, quasi tutti con un cane al guinzaglio e scarso traffico, tanto che mi viene alla mente una lontana canzone dell’Equipe 84, Tutta mia la città.
Con questo motivetto canticchiato fra me e me, torno a casa soddisfatta e fiera, giusto in tempo a bere un buon caffè con il consorte che si è appena alzato (dopo la culinar-faticata del 25 e gli ‘anticipi’ del 24, una bella dormita era d’obbligo) e decisa a continuare un più rigoroso regime alimentare.
Ma (e c’è sempre un ma :-( ) non ho fatto i conti con gli impegni ‘sociali’ del pomeriggio: e si può essere scortesi di fronte al panettone che Vittorina ‘apre’ proprio per te e consorte? Almeno una sottile fettina è d’obbligo…
E davanti a quell’elegante piatto di biscottini, così invitanti e di molteplici specie, che Patrizia pone sul tavolino del salotto? Si può resistere? Ahimè no e, assaggia questo e assaggia quello, anche per oggi l’overdose calorica è assicurata.
Per fortuna poi si torna a casa e a quel passato di verdura che ci attende…
E domani, vedremo di essere fermi e saldi nei propositi. Dimenticando i tre panettoni e mezzo, il grande zelten, i due torroni e tutti quei cioccolatini che ci attendono al varco.
Riuscirò a resistere?

lunedì 24 dicembre 2012

Auguri!!

 
BUON NATALE!!

domenica 23 dicembre 2012

E quella volta il cuoco si ammalò....

Come forse i miei dieci lettori sapranno, il grande cerimoniere del pranzo natalizio è il mio diletto consorte, che, consultate le sue gastronomiche Bibbie e navigato su specifici siti web, predispone e quindi cucina una serie di piatti, ogni anno diversi e ogni anno apprezzati da quattordici commensali. Insomma, è oramai una tradizione ritrovarci per un convivio… che non segue la tradizione e per il quale c’è sempre una certa attesa, essendo nota l’abilità in cucina dello chef.
Sempre che l’imprevisto non ci metta lo zampino, come successe quella volta che…
23 dicembre 1998. Le lezioni, a scuola, erano terminate proprio quel giorno ed io stavo assaporando le prime ore di vacanza, tranquilla e contenta di non dovermi preoccupare di tutto quel che concerneva il pranzo natalizio. L’indomani mattina sarei andata dalla parrucchiera, poi mi sarei dedicata alle ultimissime spesucce ‘voluttuarie’ –tanto, alla spesa e al resto avrebbe pensato il consorte- e magari c’era pure il tempo per un caffè con una o l’altra amica…. Ma i miei progetti andarono tutti a carte quarantotto, quando l’amato bene tornò a casa dall’ufficio, stanco, pallido e… febbricitante.
-Son malà- disse –e no so se sarò en grado de far el disnar de Nadal. Te tocherà sostituirme-
-CHI? IO?!!- il mio grido proruppe spontaneo, un misto tra sorpresa e spavento. –EL DISNAR DE NADAL???-
Sì, sostenne il consorte tra un colpo di tosse e l’altro. Sì, sarebbe stato compito mio, compresa la spesa, perché e la cognata Marina e mia sorella sarebbero state al lavoro fino a sera ed io ero la sola ad essere ‘libera’.
-E adesso cerchiamo un menu adatto a te- soggiunse il sofferente.
Già, qualcosa di facile, perché io in cucina non sono proprio una grande esperta. Perciò, via quei ravioli fatti in casa con il ripieno di cappone, via quel roast-beef all’inglese con salsa al vino rosso e men che meno quel filetto in crosta di pane, cancellate le nocette di coda di rospo con pomodori pachino in salsa di lenticchie e scordatevi lo sformato al cioccolato con pera cotta nel vino speziato…
-E se fosse di preparare un biscuit di torrone con salsa al cioccolato caldo?-
-MA SEI MATTO?? Se devo cucinare, ecco il menu: tagliatelle in crosta, che se fa prest… con la pasta sfoglia pronta, poi un vitello tonnato, che se l’ prepara el dì prima e per dolce, el paneton e el pandoro. Stop. Un po’ di insalatina, una verdurina di contorno e basta. E’ anche troppo per me!-
E così fu. Con una vigilia trascorsa… di corsa, con tempi scanditi, ore 7.50 davanti al salone della parrucchiera, per essere tra i primi, ore 9.00 al supermercato, ore 10.00 dal fruttivendolo e poi, nel pomeriggio, sotto lo sguardo preoccupato dell’infermo che si era trascinato fuori dal letto per seguire, consigliare, ammonire, la cottura del vitello tonnato e la preparazione della relativa salsa, e l’antipasto? Non vorrai fare un pranzo di Natale senza antipasto… E allora tira la pasta per un rotolo di verdura (pù fina, la pasta, no così grossa!) e cuoci il ripieno e poi corri di nuovo in centro perché, come spesso accade, mancava ancora qualche ingrediente e dopo cena a casa di mammà, da sola naturalmente e la mattina del 25 un’altra alzataccia e cucina questo e prepara quello…
Quindi, il ‘trasloco’ di pentole, stoviglie, piatti cucinati, piatti da cucinare e tutto quello che era necessario, a casa di mio fratello, dove, alle 13 precise, il rito del pranzo di famiglia poté avere inizio. 13 convitati attorno al grande tavolo, con l’indispensabile ‘aggiunta’ e con la cagnetta Schuma, a ‘fungere’ da quattordicesimo ospite, tanto per sfatare la superstizione. 13 convitati che mangiarono le varie pietanze, senza fare confronti con i menu più originali e curati degli anni precedenti….
Ma ci fu, comunque, una voce impertinente che, al momento di congedarmi, sempre con il mio ambaradam di tegami, stoviglie, ecc. ecc., stavolta ‘imballate’ verso casa, disse ‘e il prossimo anno, sarà meglio fargli fare il vaccino anti-influenzale, al Paolo…’.
Bella riconoscenza!!

giovedì 20 dicembre 2012

L'azalea, ovverosia il rischio del regalo-sorpresa


Era la vigilia di Natale di un anno qualsiasi dell’era pre-euro. Saranno state le 18.30 di una giornata che era stata limpida e fredda e che ora aveva lasciato spazio ad un cielo stellato, senza nessuna speranza, per gli amanti della tradizione, di avere l’indomani un Natale bianco di neve.
Il consorte ed io stavamo tornando verso casa dopo una breve passeggiata per le vie del centro, affollato dei ritardatari dell’ultima ora alla ricerca dell’ultimo regalo da mettere sotto l’albero, quando, giunti all’altezza della chiesa del Santissimo, vedemmo avanzare verso di noi qualcuno che reggeva tra le braccia un enorme vaso di azalea, che gli nascondeva parte del volto.
-Una pianta a due gambe che cammina!- ridacchiammo –Chissà quanto pesa!-
E quando fummo vicini, scoprimmo che il ‘portatore’ era Flavio, un nostro conoscente che abitava lì a due passi.
-Flavio, t’hai comprà la pianta pù granda de tutta la fioreria? E per chi èla? Per la Livia?
Eh sì, l’azalea era proprio per la di lui moglie, Livia, che, ci disse, quell’anno si era messa in mente di volere un regalo. E glielo aveva ripetuto quasi tutti i giorni che voleva un regalo, una ‘sorpresa’ per di più e lui, pover’uomo, non aveva alcuna idea per cui alla fine si era risolto di andare dal fioraio.
-Ho volù la pù granda.. Sperente che la sia contenta, ades…-
Poi ci salutammo, auguri, buon Natale, a tutti voi, alla Livia e alle ragazze, grazie, anche ai vostri figli, ciao, ciao e riprendemmo ciascuno la propria strada.
-Io non sono tanto sicura che la Livia sia contenta di ricevere un’azalea, per quanto maxi, come regalo…- dissi al consorte mentre entravamo nell’atrio del nostro condominio.
-Mah, chissà cosa si aspettava…-confermò lui.

 Non dovetti attendere molto per conoscere l’indice di gradimento ottenuto dall’ornamentale pianta. Sarà stato il 27 o il 28 quando, uscita per la spesa, incontrai Livia che portava a passeggio il cagnolino della figlia minore. Quale migliore occasione per ‘scoprire’ com’era andata?
-NON PAR LAR ME NE!!!- fu l’illuminante risposta –Gliel’avrei data sulla testa, con vaso e tutto, quell’azalea! Io volevo un regalo ‘personale’, qualcosa tutto per me, non una pianta! E pensare che, quando uscivamo insieme, mi fermavo sempre davanti alla vetrina dell’orefice Vecchietti e gli mostravo tutte le cose belle che sono esposte. Una volta, due volte, tre, quattro, cinque volte. Uno dovrebbe capire… Aveva solo da entrare e scegliere un monile o l’altro. E mica pretendevo un brillante! Era una spesa affrontabile senza fare un mutuo! [Flavio, oggi felicemente pensionato, era un professionista con un reddito decisamente buono]

 -Eh, voi, beate donne, con le vostre manie delle sorprese!- commentò il marito quando lo misi al corrente delle ‘novità. –Si corre il rischio di restare delusi! E’ meglio comperarselo da soli, il regalo! O al massimo andare assieme…-

Va bene, caro consorte, ma se voi prestaste un po’ di attenzione anche ai messaggi ‘non verbali’ sarebbe una gran bella cosa!!