mercoledì 4 aprile 2012

Vacanza e lavori (una volta a casa)

Un giorno e mezzo, ci aveva rassicurati Pinuccia M., la nostra ‘mobiliera’ di fiducia, un giorno e mezzo per il montaggio e la cucina sarà a posto. Ma, come spesso succede, tra l’ipotesi e la realtà ci può essere qualche differenza ed è così che, dopo due giornate piene di lavoro di esperti operai, l’opera non è ancora completata e ci vorrà anche la mattinata di domani (‘en par de orete’, ha detto il montatore, al momento di andarsene, poco fa), più gli interventi di idraulico (già comparso due volte sulla scena) ed elettricista e FINALMENTE il grosso della fatica sarà terminato.
Naturalmente seguito immediatamente dalla pulizia e dalla ri-sistemazione nei nuovi spazi di tutto quanto giace nella decina e più di scatoloni ammassati in un angolo del soggiorno. Forse, per Pasqua, sarà tutto a posto.
E dire che avevo una mezza idea di preparare (mi correggo, far preparare allo chef di casa) il pranzo ‘pasqualizio’, invitando i figli, oramai residenti in altro loco (ma con ampi ‘depositi’ ancora nel paterno ostello, per dirla alla Leopardi), ma poi è prevalsa la saggia idea di accettare l’invito di mammà e di indossare il gradito abito di ‘ospite’….
E intanto, sistemata in un angolino libero, accanto ai pezzi della cucina ancora da sistemare, posso riprendere a raccontare a voi, appassionati lettori, una (succinta) cronaca dei giorni madrileni, ormai entrati a far parte dei ricordi…

Giovedì 29 marzo è il giorno dello sciopero generale, l’huelga general.
Saralo avert, el Prado? ci chiediamo, uscendo dall’hostal nella fresca arietta del mattino (e sono le nove passate, che non pensiate a super-mattiniere alzate…). Mah, se sarà chiuso, faremo qualcos’altro, magari un bella visita al Parque del Retiro, concludiamo.
Ma dello sciopero non ci sono grandi ‘avvisaglie’, a parte le vie non pulite (qui la notte si effettua una pulizia delle strade del centro da lasciare ammirati), anche se alla Puerta del Sol, squadre di spazzini ramazzano la piazza (ma cosa neterai a far, se stasera i farà qua el comizio conclusivo, ragiona il consorte) e a parte le decine e decine di volantini ‘cerrado per huega general’, incollati, probabilmente da attivisti, sulle vetrine dei negozi, compresi quelli che a sera troveremo aperti.
E aperta è la cioccolateria San Ginès, un locale segnalato da tutte le guide, che effettua un'apertura continuata, 24 ore al giorno, meta quotidiana di turisti e di madrileni, dove anche noi ci lasciamo tentare da una colazione a base di cioccolata e churros, bastoncini zuccherati di pastella fritta, che si gustano intingendoli nella caldissima e densa bevanda. Una cosa goduriosa da provare, almeno una volta.
Ma aperto è anche il Prado, dove entriamo con il solito contorno di scolaresche più o meno interessate e ci accingiamo ad un’attenta visita dei tanti capolavori esposti. Un museo eccezionale, con opere altrettanto eccezionali, che elencare sarebbe un problema, oltre che assai riduttivo.
Fra tutte, ricordo le tele di Goya e il quadro Las Meniñas di Velasquez, nonché l’Annunciazione del Beato Angelico, mentre affascinante, pur con un fondo di inquietudine, il Trittico delle delizie di Hieronymus Bosch.
Quando usciamo, nel pomeriggio assolato, dopo un frugale pasto consumato in un bar, compiamo una passeggiata nel Parque del Retiro, al termine della quale la sottoscritta, mentre il consorte fotografa ripetutamente uno strano ‘giocoliere’ di bolle di sapone, si dedica ad una siesta su panchina, avendo come cuscino uno zaino un po’ scomodino.
Poi i passi ci riconducono verso il centro, percorrendo ‘nuove’ strade che ci fanno scoprire scorci sempre nuovi di questa bella città e uno di questi dovrebbe essere la Plaza de Santa Ana, che troviamo invasa da una moltitudine di gente.
I sarà quei de la huelga, ipotizza l’husband, già pronto ad immortalare decine e decine di manifestanti con cartelli et similia; invece sono una miriade di tifosi tedeschi della squadra di calcio dell’Hannover, che, scoprirò poi consultando Internet, sono costì per una partita contro l’Atletico Madrid e, in attesa dell’ora di recarsi allo stadio, si stanno dedicando ad abbondanti libagioni di birra (speriamo almeno di produzione locale), come testimoniano le centinaia e centinaia di metallici ‘cadaveri’ che giacciono nella piazza.
Il corteo dello sciopero, colorato, chiassoso, con cartelli, canti e slogan gridati a viva voce, lo incontreremo un paio d’ore più tardi, quando, dopo una doverosa sosta-caffè a due passi dalla Plaza Major, come sempre invasa da frotte di turisti, ci stiamo dirigendo verso il Paseo de Recoletos e di lì a plaza Chueca, nell’omonimo quartiere.
Come son fortunà, dichiara l’amato bene, abbandonandomi sul largo marciapiede de Calle de Alcalà, per cercare il punto ideale da cui fotografare al meglio la manifestazione. E, per mia fortuna, si limita ad un reportage ‘contenuto’ (suppergiù un cinquanta-sessanta scatti) prima di riprendere la nostra camminata nel tardo pomeriggio madrileno.
Vivremo poi, all’ora dell’uscita per la cena, l’abbraccio con la folla dei partecipanti allo sciopero, radunatisi alla Puerta del Sol e zone limitrofe: un mare di gente pacifica che pian piano sciamerà verso una miriade di destinazioni, senza disordini e senza scontri. O, almeno, questa è la nostra impressione.
Noi, invece, dopo una cena senza infamia e senza alcuna lode nel ristorante La catedral, peraltro consigliato dalla guida, compiamo un’ultima camminata prima di ritirarci per un doveroso riposo, quasi avessimo avuto una giornata sedentaria e dovessimo fare un po’ di moto…

lunedì 2 aprile 2012

A Madrid

E qui le giornate trascorrono veloci, tra camminate, visite, qualche sosta (breve o più lunga) e… è subito sera. Così il tempo per scrivere è ridotto ai minimi termini, anche se ce ne sarebbero, di cose da mettere sulla carta, quindi vediamo di proseguire con la nostra cronaca.

Il martedì si conclude con una estemporanea cena all’interno del mercato di San Miguel, una grande struttura in ferro e vetro, dove si vendono vere prelibatezze che invitano a continui peccati di gola e, se nel pomeriggio avevamo resistito a qualsiasi tentazione, alla sera la forza di volontà si fa di pastafrolla ed è naturale avvicinarsi al banco dei ‘pintxos’, le tipiche e appetitose tartine, davanti alle quali è durissimo rimanere indifferenti e, et voilà, il pasto è servito. Come rinunciare, poi, ad un maxi gelato (nelle dimensioni e nel prezzo) buono, buonissimo? No, non si può, quindi prima si pecca e poi si espia, con l’ultima camminata della giornata, tra le luci, i rumori e la gente che affolla le vie del centro, prima di ritirarci per il riposo del giusto.

Mercoledì 28 ci alziamo di buon’ora, poco dopo le 7, quando non è ancora pieno giorno e dopo la colazione, a bordo della metropolitana raggiungiamo la stazione di Moncloa, dove saliamo a bordo di un pullman per recarci a San Lorenzo de l’Escorial, la cittadina ad una cinquantina di km da Madrid dove si erge il monumentale complesso, reggia e monastero, fatto costruire da Filippo II.
Nell’aria frizzante del mattino (‘godiamo’ di una notevole escursione termica diurna, circa 20°…) percorriamo le vie del piccolo centro e ci accingiamo ad un’attenta visita con tanto di audio-guida appresso. La prima sorpresa c’è alla cassa, quando scopriamo l’inattendibilità di guida (e vari siti Internet), che davano per gratuito l’ingresso, per i cittadini Ue il mercoledì. Sì, è gratis, conferma l’impiegata alla cassa, ma dalle 15 alle 17.
Così sborsiamo i dieci euro a testa ed entriamo, percorrendo, sala dopo sala l’esteso ambiente, in compagnia di gruppi turistici e di scolaresche ‘multinazionali’, per non parlare di un terzo ‘amico’: il freddo! C’è infatti un gelidino, all’interno del palazzo, che costringe i custodi (che lavoro noioso, il loro!) a starsene imbacuccati con pesanti giacconi, sciarpe e guanti, neppure si fosse in Alaska e che induce i visitatori a non indugiare più del lecito nei vari ambienti.
Ed è con vero sollievo che usciamo al sole, rimanendo come lucertole, fermi, lungo il basso muro di cinta, cercando di riscaldarci. Peccato che a momenti soffi un certo venticello frizzante, che ci sollecita a raggiungere a passo veloci la stazione ferroviaria, distante poco più di un chilometro, dove saliamo sul treno che ci riporta a Madrid, attraversando la campagna circostante, prima di giungere in vista degli alti grattacieli della periferia.
Quando scendiamo alla stazione di Atocha sono già le 14.30 e siamo pronti a pranzare, in perfetto allineamento con le abitudini iberiche. Così ci fermiamo al sole nella piazza Sanchez Bustillo, di fronte all’ingresso del Centro de Arte Reina Sofia, seduti ai tavolini esterni di un affollato locale, in attesa di essere serviti da un affannato cameriere che ha il suo bel daffare ad accontentare i numerosi clienti. Pazienti attendiamo il nostro turno, crogiolandoci al sole, finalmente caldo (fin troppo!), mentre osserviamo degli studenti italiani che, attendendo il loro turno per entrare nel museo, si dedicano con passione al calcio (e te pareva!) con il risultato di far finire più volte la palla tra i piedi dei passanti o tra le gambe dei tavolini dei vari bar-ristoranti.
E finalmente, dopo le 16, sfamati e riposati, varchiamo anche noi la porta del grande museo, che ospita le più importanti opere dell’arte spagnola del ‘900, con, in primis, il celeberrimo Guernica, di Pablo Picasso.
Giriamo per le vaste sale, osservando e ammirando, sempre circondati da gruppi di adolescenti di vario idioma, che dimostrano, qualora ce ne fosse il bisogno, come brevi (o più lunghi) attacchi di ‘stupidèra’ adolescenziale colpiscano universalmente (e ne fanno fede le corse, gli urletti acuti e un’estemporanea ‘danza’ di alcune giovanissime francesi sulle terrazze esterne del Reina Sofia, nonché il ‘giocare’ in un su e giù-dentro e fuori dagli ascensori di vetro di altri, a prima vista, tredici-quattordicenni, probabilmente in un momento di ‘libertà’).
Ed io, da ex insegnante, dopo aver esalato un respiro di sollievo all’idea di essere ormai al di fuori da simili dinamiche, ringraziando nel contempo la buona sorte che in tanti anni di ‘accompagnamenti’ tutto sia andato per il meglio, mi domando quali saranno i momenti significativi che questi giovani ricorderanno una volta tornati a casa: gli aspetti culturali? i ‘tempi liberi’ con tutto quel contorno di esperienze, singole e soprattutto di gruppo, che sono il fondamento di ogni gita o viaggio di istruzione che dir si voglia?
Ne parlo a lungo con il consorte, mentre ce ne torniamo verso calle de l’Arenal e l’Hostal Oriente, per un giusto riposo ‘pedestre’ prima dell’ardua scelta di dove cenare, riportando alla mente passate esperienze e accesi scambi di idee con alcuni colleghi, ma questo è un discorso che porterebbe lontano…
Ritornando alla nostra serata, aggiungo che, dopo una pausa rilassante all’hostal e una doverosa sosta al ristorante ‘La vaca argentina’, i nostri passi ci conducono alla scoperta della rutilante, colorata e vivace vita tardo-serale di Madrid nel dedalo di strade attorno alla plaza Major: un mondo affascinante che noi ci limitiamo a guardare dall’esterno, ammirati da tanta vitalità e voglia di vivere (nonché di mangiare e bere, eheheh!)

P.S. Visti i tempi biblici con cui ho scritto il presente post, i prossimi saranno ‘postati’ da casa, dato che fra qualche ora l’avion ci riporterà in patria. Eh sì, la settimana è proprio finita!

martedì 27 marzo 2012

Salutino madrileno

Ola! Siamo qui, nella capitale spagnola, che ci ‘ospita’ da ieri sera, quando siamo atterrati (con oltre mezz’ora di ritardo) da un volo Ryanair, partito da Verona e approfitto di un momento di relax per mandarvi un breve saluto.
E’ stata, quella odierna, una giornata intensa di camminate, che, unite alla visita del Museo Thyssen-Bornemisza, ci hanno ‘leggermente’ affaticati, invitandoci ad una breve pausa nella camera dell’Hostal Oriente, prima di uscire alla ricerca di un locale in cui cenare (con l’imbarazzo della scelta che l’immensa offerta sicuramente ci porrà…)
Per fortuna il nostro domicilio si trova in pieno centro, a due passi dall’affollata Puerta del Sol e, come ci aveva garantito la collega Ernestina (grazie, Erne, del consiglio!) è confortevole e pulito, oltre che di costo contenuto.
Il nostro primo giorno ‘completo’ è cominciato dopo le nove: colazione nella pasticceria di fronte all’Hostal (qui non c’è servizio di breakfast o desajunos, per dirlo alla spagnola), quindi, a piedi, in cammino verso l’ampio Paseo del Prado, il viale lungo il quale si trovano i tre grandi musei madrileni, il Thyssen-Bornemisza, il Prado e il Reina Sofia.
La nostra scelta è caduta sul primo dei tre, appunto il primo che abbiamo incontrato: una velocissima fila al botteghino, quindi la visita ad una splendida mostra di Marc Chagall, a cui ha fatto seguito la diligente percorrenza, sala dopo sala, della completa storia della pittura, dal periodo medioevale ai giorni nostri. Un’esposizione veramente impressionante per la completezza dei vari momenti dell’arte pittorica, in special modo quelli più recenti.
E, curiosamente, qui ci siamo incrociati con una scolaresca dell’istituto per geometri ‘Andrea Pozzo’ di… Trento, a Madrid in viaggio di istruzione.
Al termine della visita e dopo un frugale pasto, seduti al sole all’esterno di un locale della zona, abbiamo camminato per km, seguendo un itinerario proposto dalla guida Mondadori, in nostro possesso, su e giù per le strade madrilene dei quartieri Lavapiés e Letras, con un ‘salto’ alla Plaza Major e all’Oficina del Turismo, prima di una necessaria pausa ante cenam…
Domani abbiamo intenzione di visitare il complesso de l’Escorial, ad un’ora di pullman da Madrid. Vi racconterò…

giovedì 22 marzo 2012

Lavori in corso e vacanze in vista

Le giornate convulse si susseguono, con la casa (nostra), anche se siamo rimasti in due, sempre simile a cantiere (adesso è di turno la pittura della cucina) e con il consorte che sta già ipotizzando lavori futuri (‘e se levigassimo i pavimenti? E se cambiassimo le porte?’) causandomi ogni volta dei sussulti psicofisici.
Naturalmente gli ‘emigranti’ hanno lasciato una molteplicità di cose, che stanno prendendo la via di casa (loro) con la dovuta calma, dopo attento spoglio (quello che resta, l’ho già detto, sarà eliminato senza pietà); nella nuova dimora c’è un intenso lavoro dei Ikea-mobili-montaggio, acquistati in una recentissima spedizione con furgone al seguito.
E, in attesa della nuova cucina (sarà montata il 3 aprile) abbiamo cominciato, il consorte ed io, le ‘trasferte’ alimentari in case ospitali: da mammà, con a seguire un intenso ripasso di latino con la nipote quattordicenne in vista dell’imminente compito in classe e, martedì, dall’amica Edda, che mi ha poi messo a disposizione utensili e forno per la preparazione di una ‘batteria’ di muffins, con fragole e cioccolato bianco (come da ricetta tratta da ‘Giallo zafferano’), da portare alla cena ‘equinoziale’ con le sempre attive Girasole.
Le quali signore, presenti al gran completo al convivio, forse perché sazie degli antipasti o forse con stomachino da lucherino, per di più sempre con la fissa della linea e con il timore di mangiare troppo, non hanno gradito più di tanto, assaggiandone un dieci-dodici grammi…
Bene, mie care- mi sono detta -la prossima volta non starò tanto a scervellarmi le meningi, ma porterò una bottiglia di una qualche bevanda, magari un’aranciata e me la caverò in quattro e quattr’otto…

Intanto si avvicina il giorno della partenza per la vacanzina pre-pasqualizia in terra di Spagna, stavolta con meta Madrid: una settimana in loco, con pernottamento all’Hostal Oriente, consigliatomi dalla collega Ernestina che là aveva soggiornato la scorsa primavera, con una puntata a Toledo e un’altra all’Escorial, il grande complesso fatto costruire dal re Filippo II nella seconda metà del 1500. Nella capitale spagnola eravamo già stati nel lontano agosto 1989, in una ‘toccata e fuga’ di due giorni (e tre notti), sulla via di ritorno di un lungo viaggio itinerante -34 giorni- tra Spagna e Portogallo, ma di questa visita conservo pochissimi ricordi (nonostante avessi scritto una cronaca, sia pur essenziale, giorno per giorno, dell’intera vacanza). Sarà pertanto una ri-scoperta, speriamo ricca di soddisfazioni…

E sempre a proposito di vacanze, sabato scorso sono venuti a Trento Margherita e Antonio, con i quali abbiamo pianificato le tappe del prossimo viaggio, tra settembre e ottobre, negli Stati Uniti, stavolta sulla costa atlantica, da New York a Boston e oltre, nelle regioni del New England.
Terminata la fase 1, itinerario e acquisto biglietti aereo (voleremo da Venezia, via Dublino), stiamo passando alla fase 2, vale a dire prenotazione hotel o B&B (è del tutto sconsigliato viaggiare ‘alla ventura’ nel periodo di inizio autunno, la stagione del ‘foliage’, quindi… vai di Internet ricerche e di e-mails spedite…), compreso l’acquisto dei biglietti per un musical sulla via di Broadway, che finalmente riuscirò a vedere… (nei nostri viaggi a Londra e in quello a N.Y. del 2008, sono sempre stata trattenuta da quella tipica frase coniugale di chi non è interessato ‘beh, se proprio vuoi, prendiamoli, questi biglietti…’). Vedrò di rifarmi!

venerdì 16 marzo 2012

Di novità casalinghe e di affidabilità

‘Questa casa non è un albergo’, cantava Max Pezzali (mi pare) molti anni fa, ‘Questa casa non è un albergo’, ripetono tanti genitori ai figli cresciuti che vanno e vengono, incrociandosi di tanto in tanto con i familiari.
Questa casa (la nostra), invece, è un magazzino, in cui regnano sovrani scatoloni, accatastati in un angolo del soggiorno, contenenti tutto quanto stava nella nostra cucina, peraltro di non eccelse dimensioni.
-Tuta quela roba lì, gh’aven?- si domanda un po’ perplesso il consorte, osservando il cumulo.
-E tut quel che è restà su la taola e doven ancora enscatolar?- ribatto.
Già, dobbiamo ancora sistemare forse due o più metri quadrati di oggetti vari che ora giacciono sul tavolo, il quale prenderà la strada dei vari armadietti, scaffali, cassetti che componevano l’arredamento della nostra cucina, verso l’appartamento preso in affitto dai diletti figlioli, che è in via di ultimazione…
E voi? Si chiederà qualcuno.
La risposta è semplice: abbiamo approfittato del filiale trasloco per rinnovare questo importante luogo della casa, per la gioia del consorte che ha avuto una parte preponderante nella scelta dei nuovi mobili, i quali ci verranno consegnati agli inizi di aprile, non appena torneremo dalla nostra vacanzina pre-pasqualizia a Madrid.
E in questa settimana di intervallo, con una cucina vuota e un fornelletto da campeggio, che ci servirà per un veloce caffè o una rapida tisana serale, per i pasti ci arrangeremo.
Con tutti i ristoranti, le pizzerie, le tavole calde del circondario, non avremo che l’imbarazzo della scelta…

Nel concludere, voglio ringraziare le carissime blog-amiche Margherita e Agrimonia, che mi hanno premiata con un titolo di merito, dichiarando il mio blog, ‘Affidabile’.
Grazie di cuore, care ragazze, per la fiducia accordatami.
Io cerco di esserlo, ‘affidabile’, anche se a volte non è semplice ‘rispettare’ le regole che sono alla base dell’assegnazione del premio, tra cui l’aggiornamento regolare e l’offerta di contenuti e informazioni utili e originali.
Faccio e farò del mio meglio, lo prometto.
E, invitata a mia volta ad estendere il premio ad altri cinque blog ‘Affidabili’, io lo regalo a tutti gli amici che leggono i miei post e lasciano i loro commenti. Sono o no generosa?

domenica 11 marzo 2012

Un'alternativa domenica

Che cosa si fa, se il Meeting del Lagorai, l’annuale manifestazione scialpinistica delle sezioni Sat che si tiene la prima domenica di marzo, per assoluta mancanza di neve viene spostato nello stesso luogo in cui siamo stati solo due settimane fa? Semplice, si cambia programma, lasciando i quindici volonterosi iscritti, ‘capitanati’ dal mio amato consorte e si sceglie una meta del tutto agli antipodi, anzi, per non sbagliarsi, nella vicina provincia di Bolzano. E senza ascoltare gli inviti e le esortazioni del presidente Paolo F. ad ingrossare le fila degli sparuti satini, uno in più che cosa può cambiare?
Tra l’altro, la mia compagna di ‘viaggio’ quest’oggi è la di lui moglie, Silvana (e se non è stato capace di convincere lei, non penserà di riuscire con me…), con la quale, all’alba delle nove mattutine, lascio una ancor sonnacchiosa città verso i laghi di Monticolo, tradizionale meta di tranquilli camminatori, famiglie e bimbi compresi.
Percorriamo la destra Adige, a quest’ora percorsa da decine di amatori della bicicletta che, bardati nemmeno partecipassero al giro d’Italia, pedalano a gruppo compatto, coniugando una ‘sana’ attività fisica con una ‘sana’ dose di gas di scarico delle automobili, quindi, dopo una breve sosta nella bella piazza di Termeno per un buon caffè, siamo nel grande parcheggio nei pressi dei due bacini lacustri, già affollati di decine e decine di automobili.
E anche noi percorriamo uno dei tanti sentieri che conducono al Lago Piccolo e lo costeggiamo, dirigendoci verso il vicino Lago Grande. Di tanto in tanto dobbiamo lasciar passare audaci cicloamatori che scampanellando chiedono strada, superando baldanzosi radici e altre asperità del terreno; numerosi sono anche i cani, con padroni al seguito, che corrono, saltano, giocano, per una volta liberi tra alberi e piccole spiagge sassose. Per non parlare dell’incontro con un folto gruppo di attempati escursionisti, di cui riconosciamo immediatamente l’idioma trentino: sono gli ‘Amici della montagna’, un’associazione che ha sede in un sobborgo della città e non vi dico la sorpresa nel riconoscere ‘passati’ compagni di gite montane (‘ma gh’è anca la Sat? Ah, sol voi... E i altri? Sul Lagorai?’).
E non è finita, perché, circa un quarto d’ora più tardi, ci imbattiamo in altri conoscenti che si stanno accingendo ad un pic-nic al tiepido sole di mezzogiorno. Quando si dice la coincidenza! Del resto, i laghi di Monticolo sono l’ideale per una passeggiata di inizio stagione, una camminata facile, adatta a tutti…
Intanto è già passato mezzogiorno e anche potremmo anche noi dedicarci ai piaceri della tavola.
Andiamo a Caldaro, propongo. Conosco un locale caratteristico…
Silvana accetta di buon grado e, a passi veloci, ci dirigiamo verso il parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto, ma, com’è, come non è, ci capita di prendere il sentiero… sbagliato e ci tocca di vagare per una buona ora su e giù per i boschi di Monticolo, prima di trovare la retta via e giungere infine alla meta.
Finalmente!! Così ci spostiamo in macchina al vicino paese di Caldaro, uno dei centri più caratteristici della zona, con uno splendido centro storico dalla tipica e ben conservata architettura, dove, ahimé, scopriamo con vivo rammarico che la domenica è il giorno di chiusura del ristorante tipico, come si legge sul pesante portone in legno, tristemente chiuso ‘Sonntag Ruhentag’.
E non è finita, perché nel vicino ristorante-pizzeria siamo gentilmente messe alla porta, dato che la cucina sta per chiudere (sono le 13,50) e nel successivo locale, la ‘Casa del vino’, che si affaccia sulla piazza principale, dobbiamo accontentarci di un toast e del pane locale con le salsine della casa, essendo anche qui la cucina fuori servizio, data l’ora…
Va bene, se questo è quanto, facciamo di necessità virtù, diciamo. Ma il piatto servito si rivela una felice sorpresa: il toast, che poi sono due, sono fatti con pane nero e ben farcito, accompagnati da un’insalatina mista; gustose sono anche le salse che accompagnano il pane e buono il caffè finale.
Insomma, alla fine ci alziamo sazie e soddisfatte, pronte a fare i classici quattro passi del dopo pasto per le vie della cittadina, prima di rimetterci in strada alla volta di casa.
Poi, una volta a Trento, prima di ritornare alla routine casalinga, in attesa del ritorno dei rispettivi consorti, ci rimane tutto il tempo per una visita alla mostra dei lavori pro-missioni, eseguiti da operose e abili signore della parrocchia del quartiere, dalla quale esposizione usciamo con qualche acquisto… benefico.
E questo è tutto: una domenica ‘alternativa’, piacevole e serena; fra sette giorni, invece, saremo pronte e scattanti alla prima uscita ‘pedestre’ della stagione, duecento metri di dislivello in salita, cento in discesa. Una bazzecola…

giovedì 1 marzo 2012

Improvvisi ringiovanimenti

Il volto sorridente di una bella signora bionda, fresca di parrucchiere, che campeggia sullo schermo della tv, attira la mia attenzione.
-Paolo, ma quela lì, l’era ‘na me compagna de scòla, ale Magistrali…-
Immediatamente alzo l’audio e ascolto. Sì, è davvero la mia ex compagna di classe Lucilla, quattro anni trascorsi quasi gomito a gomito, che sta per essere intervistata da un giornalista di Rai3 per il locale telegiornale, essendo stata eletta a ricoprire un’importante carica politica a livello provinciale.
-Non avrà più tempo per fare la nonna…- commento, ben ricordando che, l’ultima volta in cui ci siamo casualmente incontrate, forse l’anno scorso, lungo la corsia di un supermercato, mi aveva raccontato dei due nipotini e dei suoi impegni con gli stessi.
E Lucilla parla, rassicurante e pacata com’è suo stile e com’era, quand’era addetta ai rapporti con gli utenti di un importante ente nazionale (dopo il diploma la sua strada si era assai discostata dall’insegnamento…).
-Come la parla bèn- asserisco, giusto un attimo prima di sentire la ‘chiusura’ del giornalista… ‘Lucilla L, 59 anni…’
59 anni? Lucilla? Oh mioddio, ma è ringiovanita!!
-Perché, no podèla aver 59 anni?- chiede l’husband.
-Perché ne ha uno più di me!!- gli rispondo con una puntina tutta femminile di acrimoniosa invidia –e se lei ne ha 59, io ne ho ancora 58…-
A farla breve, da dove sia sbucato questo (moderato, s’intende) ringiovanimento è un mistero, dato che anche i quotidiani locali riportano lo stesso numero, 59.
-E te vedrai che la gh’averà 59 anni fin alla fin del mandato…- concluderà una mia amica e coetanea, anch’ella buona conoscente di Lucilla e anch’ella colpita al par mio. –Probabilmente, è quel numero 60 a fare un certo effetto- aggiungerà.
Già, staremo a vedere.
A Lucilla, comunque, sarebbe potuta andare anche meglio, sulla scia di quella nobildonna romana, grande frequentatrice di salotti mondani e televisivi, che da anni si è stabilizzata su un ‘under 55’ permanente. E dire che costei, alla fine degli anni ’50, aveva raggiunto una certa popolarità come valletta de ‘Il Musichiere’, all’età, se la matematica non è un’opinione, di tre-quattro anni. Decisamente una bambina prodigio.