sabato 24 dicembre 2011

Natale 2011

Buon Natale
a tutti voi,
con l'augurio che sia
un giorno
sereno
e
pieno di armonia



mercoledì 21 dicembre 2011

Natale alle porte


Siamo ormai in dirittura di arrivo, con il Natale alle porte e la frenesia degli ultimi giorni a scandire le giornate.
Quindi turni raddoppiati a Mandacarù, con ‘presenze’ domenicali e non, quando l’afflusso di visitatori, acquirenti o solo gente alla ricerca di un’idea, tocca punte da far mancare l’aria, con quelli che toccano la merce, quelli che sono indecisi, quelli che comperano un addobbino del valore di ‘euri’ 1,50 e ti chiedono il pacchetto regalo, spiegandoti che è per la zia novantenne, quelli che entrano in dieci con tre bambini al seguito di età under-5 i quali, dei cinque sensi, prediligono il tatto, magari andando alla scoperta di fragili presepi…
Qui si fanno sempre incontri interessanti con un’umanità varia (et eventualia…), come quel signore piemontese sui quarant’anni che, entrato senza peraltro comperare alcunché, ha chiesto alla responsabile, Samantha, di poter ‘depositare’ le borse con gli acquisti fatti all’adiacente mercatino di Natale, che gli sarebbero state d’intralcio al momento del pranzo. E che di fronte al ‘se proprio non sa dove lasciarle, va bene, le poggi qui, ma guardi che noi non abbiamo il tempo di badarci se ne va seccato, bofonchiando commenti poco gentili…
E, una volta a casa, quando non sono intenta a cercar di capire le modalità di WordPress, eccomi dedita a tradizionale e frenetica attività dolciaria. Tra farina da setacciare, zucchero da pesare, burro da sciogliere, uova da montare è tutto un trafficare (e notare la rima…) e la nostra piccola cucina diventa un (disordinato) laboratorio pasticciero (nel senso che talora è un vero pasticcio, nel significato letterale della parola…). Una teglia che va e l’altra che viene, con i primi esemplari sempre un po’ bruciacchiati e l’esperto di casa che scuote leggermente il capo..
Per fortuna, essendo egli d’animo generoso, quest’anno si è talora discosto dall’altrettanto impegnativo compito di ridurre le foto dell’annata escursionistica appena trascorsa, passando dalle oltre millecinquecento ad un più tollerabile ‘malloppo’ di trecento (più o meno…) da proiettare durante il momento degli auguri in Sat, e ha dato una concreta mano nella produzione dolciaria, ‘contenendo’ i danni che il mio furore sperimentale ha, un paio di volte, causato.
Ovviamente ho ascoltato con atteggiamento (almeno in apparenza) contrito i richiami coniugali contro le mie tendenze innovatrici (‘ma ‘ndo vat a zercar ste ricette? Fa’ i biscoti che te sai far, no sta a lanciarte en novità con ricette che le me par finte!).
Forse ha ragione lui, ma non ne sono tanto sicura…
.
Per quanto riguarda il discorso ‘pranzo di Natale’, croce e delizia per chi si deve accollare questo compito (ieri mattina, al virtuoso ritrovo ‘sereni pensionati’ c’è stato un grande scambiarsi di proposte menu nonché di ricette varie), io sono tranquillissima.
Quello è un compito che spetta al consorte, ormai da anni diventato ‘chef ufficiale’ di famiglia. A lui spetta, in assoluta libertà, l’onore e l’onere di decidere i piatti, di approvvigionarsi, di cucinare, incarico che svolge in tempi e luoghi diversi, cominciando il tardo pomeriggio della vigilia e continuando il mattino del 25 a casa nostra, indi concludendo, dopo un culinario trasloco di pentole, cibi, utensili particolari ecc.ecc, a casa di uno dei miei fratelli, dove, poco dopo mezzogiorno, si ritroverà l’intera parentela, 14 persone, attorno al desco, per una maratona gastronomica.
A me, invece, spetta l’alto compito di ripulire e riordinare la cucina di casa nostra, una volta che l’amato bene è partito verso altri fornelli, un impegno che generalmente mi tiene occupata a lungo, ma vuoi mettere la soddisfazione nel guardarti attorno e vedere tutto lindo ed ogni cosa al proprio posto? Almeno per qualche ora…

domenica 18 dicembre 2011

Sono qui

Mi sono trasferita. Definitivamente. Ho chiuso le splinderiane stanze, dopo un ultimo sguardo nostalgico (perché lì non è che mi trovassi così male..) e con la mia valigina sono approdata qui.
Ho lasciato laggiù tutto quello che possedevo, vale a dire i quasi 500 post e gli oltre ottomila commenti, che forse non recupererò (i testi sono stati salvati dall'husband, da qualche parte sul disco fisso del pc...), ma non importa.
Leggera e libera da zavorre, potrò ricominciare una nuova blog-esistenza.
E, per festeggiare adeguatamente l'evento, vediamo se riesco a regalarmi un mazzo di fiori...

Flores


venerdì 16 dicembre 2011

Pazienza e tolleranza

Le situazioni per sperimentare il proprio grado di pazienza e tolleranza sono svariate e si possono incontrare in ogni momento della vita quotidiana.
E anch'io ho 'testato' e sto 'testando' il mio livello di queste due importanti doti che non sempre sono 'corredo' della mia personalità.
E' bastata una rapida (così almeno credevamo) puntata al vicino ufficio postale per pagare una multa, 'beccata' dal consorte quasi due mesi addietro e che, in questi tempi telematici, non si può pagare via internet.
Più di mezz'ora di fila per raggiungere uno dei tre sportelli dietro ai quali placide impiegate svolgevano i propri compiti con olimpica calma, mentre la fila si ingrossava di pari passo al malumore che serpeggiava tra i presenti.
Pazienza, Mariella, pazienza...

Ma l'altra situazione che sta mettendo a dura prova non solo il mio aplomb (che non è dei più resistenti) ma anche quello del consorte, che a volte potrebbe essere scambiato per il discendente del noto Lord Fountleroy, è il tentativo di traslocare su altra piattaforma, dato che 'sti benemeriti (in tono ironico, s'intende) di Splinder hanno deciso di mandare tutto a carte quarantotto...
E non sto parlando di trasloco con tutte le masserizie (i 497 post e gli 8247 commenti), ma di traslocare me medesima, nuda e cruda da qualche altra parte. Sarò anche negata per la moderna tecnologia, ma questa faccenda sta diventando sempre più complicata, tanto che mi sta 'montando' un gran desiderio di mollare il tutto e tanti saluti...
La situazione è comunque la seguente: ho un account su Blogspot (cautelosa.blogspot.com) e ben due su Wordpress a nome di Cautelosa e Cautelosadue (la vendetta?). che, al contrario di quanto sostenuto nella 'pubblicità', altro che pochi secondi, ti registri e sei pronta a 'bloggare'...
Dove finirò, quindi, non lo so neppure io. Magari nel c***o...
Pazienza, Mariella, pazienza...

sabato 10 dicembre 2011

Vacanza in Patagonia-16° giorno


Domenica 20 novembre
Invece il pullmino arriva. Puntualissimo e pronto a raccogliere, hotel dopo hotel, turisti di varia nazionalità per poi ‘trasbordarli’ ad un capiente pullman che si dirige a velocità sostenuta a Bajo Los Sombras, (lago Argentino) da dove, a bordo di una veloce imbarcazione, raggiungeremo il Perito Moreno, il terzo dei ghiacciai in ordine di grandezza di questa sezione delle Ande, ma sicuramente il più conosciuto, ammirato e ‘visitato’, dichiarato dall’Unesco ‘patrimonio dell’umanità’.
E il Perito Moreno ci accoglie nella sua veste migliore, in una domenica soleggiata e serena, senza vento e con una temperatura gradevole, mostrando già a chilometri di distanza l’ampio fronte dagli alti ‘pennacchi’ frastagliati e aguzzi. Dal ponte della barca, man mano ci avviciniamo, osserviamo l’enorme massa azzurrognola, con la speranza (vana) di veder crollare nelle acque del lago qualche punta percorsa da grosse crepe e il sollevarsi della conseguente liquida nube azzurrognola.
Giunti al luogo dello sbarco, troviamo ad attenderci dei giovani ranger che ci accompagneranno nell’escursione sulla superficie ghiacciata, non senza averci prima spiegato tutto quello che c’è da sapere sul ghiacciaio e sulle sue peculiarità, sottolineando come sia uno dei pochi in espansione nell’intero continente. E’ poi il momento di agganciare i ramponi agli scarponi (o alle scarpe di varia tipologia calzate dalle decine di turisti, alcune delle quali del tutto inadatte…) e cominciamo la camminata sul ghiacciaio.
In rigorosa fila indiana dietro il giovane Flavio (anch’egli nipote di emigrati, piemontesi), con il collaboratore Carlos, risaliamo pendii, scendiamo lungo stretti passaggi, passiamo accanto a crepacci e a inghiottitoi nei quali si osserva un’acqua azzurrissima, ammiriamo spaccature e ‘aperture’, per un’ora di straordinaria esperienza… glaciale, concludendo con un brindisi finale offerto dall’organizzazione a base di whisky con ghiaccio del Perito Moreno. Per fortuna la bevanda è accompagnata da un dolce tipico, che controbatte gli effetti alcoolici di quella pur minima dose.
Quindi, scattate le ultime foto di rito, tolti i ramponi e salutati le giovani guide, raggiungiamo il vicino bosco e la zona pic-nic, dove possiamo dedicarci ai piaceri…. della tavola (con quanto portato nello zaino…), in attesa della motobarca che ci riporterà a Las Sombras, ma l’escursione non è ancora finita, perché, con il pullman del mattino, raggiungiamo il grande belvedere sul Perito Moreno dal quale dipartono lunghe passerelle in metallo e legno con ampi balconi per splendide vedute sull’immensa lingua glaciale, la cui superficie risplende nel sole del tiepido pomeriggio.
All’ora stabilita, con puntualità simil-teutonica, l’automezzo riparte verso El Calafate, regalandoci le ultime vedute di questo spettacolare ghiacciaio e nel giro di un’ora o poco più tutti i turisti sono ‘recapitati’ ai rispettivi hotel. Una veloce ‘risistemazione’ prima di affrontare le allettanti sirene rappresentate dai negozi della cittadina e prima dell’ultima fatica della giornata, vale a dire la cena e, soprattutto, la ricerca del locale ‘giusto’ in cui gustare tipiche specialità.
E come sempre accade, anche stasera dedichiamo alla tavola il tempo adeguato, visti i ritmi…. slow dei ristoranti e relativi camerieri.
Una vita vissuta con calma.

venerdì 9 dicembre 2011

Tentativi

Forse ho capito come si fa a scrivere un post su questa piattaforma.
Sono un po' tarda, ma se mi applico, prima o poi ci riuscirò.
Per intanto sono (solo) al secondo, ops, terzo tentativo...

Tentativi

Forse ho capito come scrivere su questa piattaforma...
Sono un po' tarda, ma se mi applico, prima o poi ci arrivo. Eh sì!