mercoledì 23 ottobre 2013

Malesseri

Tutto è accaduto in un amen, stamattina, mentre ero intenta ad una sessione di stira (e poi ammira il risultato…), affrontando con zelo e vigore (forse troppo) quella pila di indumenti vari, biancheria per la casa, ecc.ecc, che da giorni occupava una sedia nella ex camera dei figli. Mi stavo chiedendo come potessimo, il consorte ed io, da soli, essere i ‘responsabili’ di cotanta roba (e non è che fosse passato chissà quanto tempo dalla precedente ‘seduta’), quando…. ahiiii!, sono stata colpita a tradimento da un’improvvisa fitta alla schiena, zona lombare, che non mi ha più abbandonata per tutto il giorno.
Lanciando fra me e me le debite maledizioni e trattenendo a stento qualche lamento, mi sono affidata ad un’aspirina per affrontare gli impegni già prefissati, suscitando nel contempo la perplessità e l’ironia del coniuge.
-Ma ‘ndo vot nar?- ha chiesto, vedendo i miei cauti movimenti nel prepararmi ad uscire di casa.
Oggi, infatti, martedì, è il giorno del virtuoso ritrovo con gli ex colleghi, ormai tornato negli ‘alloggiamenti invernali’ (= all’interno del bar) per un conviviale caffè e , al pomeriggio, c’è il volonteroso volontariato a Mandacarù.
Sì, avrei potuto disdire e l’uno e l’altro impegno e invece sono andata, ho incontrato gli amici, bevuto il mio caffè, conversato amichevolmente, fatto un salto dal fruttivendolo in piazza per un’indispensabile spesa, tornata a casa e cucinato il pranzo, il tutto senza dare ascolto a quel dolore, ora più forte, ora più sopportabile. Quindi, nel pomeriggio, sempre con un consorte che scuoteva perplesso la testa (-te scrivo mi la giustificazion- mi ha ironicamente proposto), ho indossato i panni dell’efficiente (?) cassiera e mi sono presentata alla bottega.
-Non sono al meglio- ho spiegato alle responsabili –e spero di farcela a star qui tutta la sera…-
Va bene, hanno risposto, vedi tu.
Così ho messo bene in vista il cartellino da volontaria, con il nome scritto stampatello, ho inforcato gli occhiali e mi sono sistemata dietro la cassa. Le quattro ore d’ordinanza sono trascorse, a tratti con lentezza, in altri momenti più veloci, a seconda della clientela presente e per fortuna, stringendo un po’ i denti, sono riuscita a mantenere la postazione fino all’ora di chiusura.
Invece, per la serie ‘il brivido dell’imprevisto, è stata un’altra volontaria a farci vivere qualche attimo di apprensione, a causa di un improvviso mancamento, mentre stava sistemando della merce appena arrivata nel retrobottega. Immediatamente le responsabili hanno chiamato il 118 e la tranquilla atmosfera della bottega è stata movimentata dall’arrivo dell’ambulanza, con ben tre addetti, con barella e armamentario al seguito. E la signora, che nel frattempo si era ripresa, è stata comunque accompagnata al Pronto Soccorso, (per scrupolo, ha sostenuto, l’infermiere ‘capo’) distesa sulla barella e ben legata con le apposite cinghie, nonostante qualche timida protesta e l’assicurazione di essere in grado di raggiungere l’ambulanza con le proprie gambe.
-Signora, ascolti me e si stenda. Su, da brava…-
Di fronte alle decise parole dell’operatore sanitario, non le è rimasto che obbedire. Speriamo che non sia stato nulla di grave…
 
 

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